CRONACA - ITALIA

Lecce

Arbitro ucciso a coltellate con la fidanzata: si stringe il cerchio sull'assassino

Investigatori al lavoro a partire dalla frase pronunciata dalla donna prima di essere uccisa, che inchioderebbe un certo "Andrea"
l arbitro daniele de santis (foto da facebook)
L'arbitro Daniele De Santis (foto da Facebook)

L'assassino si è accanito con ferocia sui corpi di Eleonora Manta e del suo compagno Daniele De Santis.

È questa, al momento, l'unica certezza nota, confermata dall'autopsia e riferita dal legale di famiglia, sul duplice omicidio del giovane arbitro di serie C e della sua fidanzata, uccisi lunedì sera a Lecce nel palazzo in cui erano appena andati a vivere insieme.

I corpi sono stati trovati sulle scale del palazzo, in una pozza di sangue.

Ancora giallo sull'omicida, che viene cercato da due giorni ma attorno a cui sembra stringersi sempre più il cerchio delle indagini.

Già ascoltati numerosi testimoni, si sono poi susseguite perquisizioni e anche acquisizioni di materiale.

Una delle tracce seguite è quella di quel nome, "Andrea", gridato da Eleonora prima di venire uccisa. Lo hanno raccontato i testimoni che hanno detto agli investigatori di averla sentita gridare "Andrea no, Andrea" prima che i fendenti uccidessero entrambi e di avere visto poi fuggire un uomo con un coltello in mano, con il cappuccio di una felpa nera calato sulla testa, guanti neri e uno zainetto giallo sulle spalle.

Le indagini proseguono nel massimo riserbo e gli investigatori non confermano quella che sembrerebbe la pista più accreditata, del movente passionale. Trentatrè anni lui, 30 lei, si erano trasferiti da pochissimo, forse proprio quel giorno, nella casa di via Montello in un appartamento appena ristrutturato in cui avevano deciso di vivere insieme.

La dinamica dell'omicidio lascia pensare che conoscessero l'assassino. E pare che gli abbiano aperto la porta di casa mentre erano a cena. L'uomo si sarebbe scagliato prima contro Eleonora, colpendola più volte e rivolgendo poi la sua furia contro Daniele che ha inutilmente cercato di difendere la sua compagna. Il giovane arbitro avrebbe poi cercato di fuggire imboccando le scale del palazzo , ma qui l'assassino lo avrebbe raggiunto continuando a colpirlo con ferocia fino a lasciarlo esanime sulla rampa al primo piano del palazzo.

Si cercano tracce dell'assassino anche nelle immagini delle telecamere che si trovano lungo il percorso che potrebbe avere seguito per la fuga. E si cerca anche nel cellulare della ragazza per capire se questo "Andrea" fosse già in contatto con lei, e se si conoscessero da tempo.

(Unioneonline/v.l.)

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