CRONACA SARDEGNA - SASSARI E PROVINCIA

la testimonianza

L'operaio sardo: "Io, vivo per miracolo dopo una rapina ad Haiti"

Nei giorni del delitto di Piero Testoni a Santo Domingo, la testimonianza di un sardo che viveva in un Paese vicino
antonello caravagna (foto l unione sarda tellini)
Antonello Caravagna (foto L'Unione Sarda - Tellini)

"Un giorno mi recai al centro della capitale Port au Prince ed entrai in una banca a prelevare contante: mille euro in tutto. Un grave errore".

Comincia così il racconto di Antonello Caravagna, 60 anni, elettricista di Porto Torres, che ha lavorato due anni a Port au Prince, capitale di Haiti, uno dei Paesi più poveri e - per questo - più pericolosi al mondo. Antonello tempo fa è stato rapinato e quasi ucciso, si ritiene vivo per miracolo.

Nei giorni dell'efferato omicidio a Boca Chica di Piero Testoni, riportiamo la sua testimonianza da un Paese - Haiti - che è molto vicino a Santo Domingo.

Caravagna lavorava come capo cantiere elettricista: "Gestivo la manutenzione elettrica di quattro stabilimenti. Istruivo anche personale haitiano, in genere abbastanza disponibile".

Poi arriva al giorno del fatidico prelievo. "All'uscita dalla banca - spiega Antonello - con la coda dell'occhio ho visto l'impiegato che mi aveva servito effettuare subito una telefonata. Non ci ho fatto caso, ma era un dettaglio importante. Quando mi sono seduto in macchina, appena ho messo in moto, ho sentito un sibilo sordo e un grande calore alla fronte. Mi sono voltato e ho visto solo una sagoma nera e un braccio dentro l'abitacolo, con la mano che impugnava una pistola. Quella persona, giovane, non diceva nulla, poi ha sparato un altro colpo che ha raggiunto il mio braccio. Un dolore lancinante".

A questo punto il racconto di Caravagna si fa ancora più drammatico, da film: "In francese ho detto tremante: 'I soldi sono nel cassetto, non mi ammazzare'. Lui con l'altra mano lo ha aperto e ha preso tutto, anche il telefonino. Poi ha continuato a tenere premuta la pistola sulla mia testa. Pensavo mi avrebbe ucciso, ho chiuso gli occhi".

Il racconto prosegue: "Li ho riaperti dopo qualche attimo e ho visto il dito del bandito tremante sul grilletto. Il malvivente si è voltato e di scatto ha raggiunto il suo complice ad un passo dalla macchina. Quando i due sono partiti in sella ad una moto uno si è messo a sparare in aria, gridando in segno di vittoria. Io sono vivo per miracolo, ero un bagno di sangue: un colpo mi ha sfiorato la fronte, l'altro il braccio, che da allora non uso più perfettamente".

"Ho sempre pensato - conclude l'operaio turritano - che l'impiegato di banca mi avesse venduto e da amici ho saputo che i rapinatori potevano essere addirittura dei poliziotti. La verità non la saprò mai, di sicuro la polizia non ha mosso un dito per indagare sulla vicenda. Il dramma è che dopo il fatto sono stato licenziato dal datore di lavoro americano, che non voleva rogne col governo. Ora lavoro a Manila ho compiuto 60 anni. Ad Haiti ho una brava ragazza: si chiama Mishu. Questa esperienza mi segnerà per tutta la vita".

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