CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

approfondimento

Ex Enichem, l'amianto aveva licenza di uccidere

Continua la battaglia condotta dalle vedove degli operai morti di tumore e dai lavoratori malati
una foto storica dello stabilimento enichem fibre negli anni di massima produzione (l unione sarda)
Una foto storica dello stabilimento Enichem fibre negli anni di massima produzione (L'Unione Sarda)

Esposti all'amianto. Malati di tumore. Morti. Morti perché esposti all'amianto? Il sì - tutti sapevano, nessuno certificava - era arrivato nel novembre scorso, paradossalmente con una sentenza di non luogo a procedere. La prescrizione aveva cancellato il reato ma permesso che venissero fuori tutte le carte processuali in grado di sancire una tragica realtà.

All'ex Enichem di Ottana i lavoratori respiravano sostanze tossiche che li hanno portati a contrarre neoplasie se non alla tomba. "La discovery degli atti ha consentito di mettere le mani su documenti che scottano, sugli esiti delle bonifiche condotte nell'area industriale, sulle prove che attestano una correlazione tra l'esposizione all'amianto e le patologie spesso letali contratte dai lavoratori". Beatrice Goddi, battagliera avvocato di Orgosolo, è stata incaricata dalla Cgil di tutelare vedove di operai di Ottana deceduti e lavoratori che si sono ammalati gravemente "proprio a causa dell'esposizione all'amianto".

L'ingresso della fabbrica Enichem fibre di Ottana (foto L'Unione Sarda)
L'ingresso della fabbrica Enichem fibre di Ottana (foto L'Unione Sarda)

Oggi, in tempi di Covid-19, i pazienti affetti da carcinoma e immunodepressi sono esposti al virus tanto quanto lo erano all'amianto in una delle epoche più nere della storia industriale della Sardegna centrale. Però, vista l'emergenza sanitaria in atto, rischiano di passare in secondo piano. Dimenticati. È proprio questo che la battaglia legale intrapresa della Cgil vuole evitare. Anche adesso, che il riconoscimento della malattia professionale da parte dell'Inail può essere garantito per via extragiudiziale, attraverso corsie amministrative. La notizia arrivò a dicembre del 2018 attraverso un tavolo convocato a Nuoro dall'allora prefetto Carolina Bellantoni. Ma nonostante ciò, per avere giustizia, è necessario percorrere ancora la strada che passa attraverso la magistratura civile.

Le morti sospette sono quasi duecento - dati forniti proprio due anni fa a Nuoro dall'Aiea, associazione italiana esposti amianto, e dalla sua presidente Sabina Contu - oltre mille le domande di riconoscimento della malattia professionale. E i ricorsi continuano ad arrivare sulla scrivania del giudice del lavoro, in Tribunale a Nuoro.

Beatrice Goddi, avvocato (foto L'Unione Sarda - Calvi)
Beatrice Goddi, avvocato (foto L'Unione Sarda - Calvi)

L'avvocato Goddi ne ha presentato a raffica. Quello che riguarda un elettricista che si è ammalato a Ottana può essere ad un tempo emblematico e agghiacciante. "Sin dal 1973 il ricorrente, si legge nel ricorso - nell'espletamento della mansione di elettricista, si occupava della manutenzione dei motori elettrici degli impianti, del riavvolgimento dei fili e della riverniciata e venivano utilizzate delle coperte di amianto per proteggerei motori durante le operazioni di saldatura e i guanti di amianto; Occasionalmente il ricorrente si occupava anche di saldature; si occupava della manutenzione dei motori elettrici dell'impianto di condizionamento posto dotto i lavoratori e gli uffici: le tubazioni erano rivestite di amianto e occorreva scontentare, rimuovere le guarnizioni composte a base di amianto". Per ben dieci anni l'operaio era impiegato nella manutenzione di ascensori, "le cui pareti interne erano spruzzate di amianto" e dei sensori di fumo, "funzionanti attraverso l'emissione di radiazioni da parte di una sorgente sigillata di americio 241 (isotopo riconosciuto dagli scienziati come altamente radioattivo, ndc). Dunque l'operaio sarebbe risultato esposto direttamente ad amianto nella manipolazione di cuscini e pannelli praticamente ogni giorno visto che era addetto "alla sostituzione dei ferodi degli impianti di frenatura dei motori elettrici; il lavoratore indossava, nell'esercizio delle mansioni, guanti in amianto per proteggersi durante gli interventi sulle parti calde degli impianti. Che il lavoro si svolgeva per il 90% all'interno degli impianti industriali privi di pazi divisori, insieme agli altri operai che svolgevano il loro lavoro, anche di coibentazione e scoibentazione di materiali e condotte contenenti amianto, di colore blu e bianco, al fine di garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti e macchinari".

Le ciminiere nella zona industriale di Ottana (foto L'Unione Sarda)
Le ciminiere nella zona industriale di Ottana (foto L'Unione Sarda)

Analizzando la triste vicenda professionale dell'operaio si è appreso che all'Enichem il rischio era annidato in ogni angolo. Beatrice Goddi è minuziosa nella ricostruzione: "I sistemi di isolamento termico e ignifugo, per canali, strutture metalliche portanti, erano strutturati con manufatti in amianto. Per la conservazione del calore e/o per la sicurezza ignifuga a causa della molteplicità dei lavori di manutenzione quotidiane, venivano utilizzate, come protezione, le coperte in amianto onde evitare diffusione incontrollate di scintille (mole, smerigliatici, saldatrici, etc) e fiamma (cannello ossiacetilenico). L'ambiente di lavoro era sempre saturo di fibre di amianto per il deterioramento fisiologico dei manufatti, manipolazione operativa, aggravato dallo stress termico e dalla ventilazione provocata dal sistema di condizionamento, dall'utilizzo dell'aria compressa per la pulizia delle apparecchiature e dalla presenza dei piani di calpestio in grigliato". Dalla descrizione dei luoghi di lavoro si capisce in che condizioni fossero costretti a muoversi gli operai.

"L'indicata tipologia di lavori si svolgeva in ambienti chiusi, in cui le temperature venivano mantenute intorno ai 300° centigradi, la manipolazione dei manufatti in amianto generava inevitabilmente la formazione di polveri che si disperdevano nell'ambiente, e venivano inalate dal personale presente nell'area di lavoro. I reparti dove si lavorava con il ricorrente erano privi di impianti di pressurizzazione e aerazione. Tutte le parti soggette a gradiente termico freddo e/o caldo delle tubazioni erano rivestite con materiale in amianto. I lavoratori svolgevano l'attività sprovvisti di dispositivi di sicurezza per le polveri. Il datore di lavoro violava tutti gli obblighi di informazione sulla rischio amianto e sul rischio lavorativo". Il j'accuse è impietoso. E non può essere circoscritto a una mera rivendicazione di parte. Agli atti del processo che si è chiuso con la prescrizione in Tribunale a Nuoro c'è la perizia di Bruno Murer, direttore dell'istituto di Anatomia patologica dell'Ussl di Venezia. Lo specialista, in una consulenza di oltre cento pagine, ha stabilito che i due operai per i quali si reclamava giustizia nel dibattimento morirono per l'esposizione all'amianto. Che a Ottana aveva licenza di uccidere.

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