CRONACA SARDEGNA - OGLIASTRA

APPROFONDIMENTO

Peste suina in Ogliastra: il punto della situazione

Oltre 1.300 i maiali abbattuti in meno di tre anni
maiali allo stato brado sulla talana villagrande
Maiali allo stato brado sulla Talana-Villagrande

Jose Manuel Sanchez Vizcaino, docente all'Università di Madrid, luminare della lotta alla peste suina, plurimedagliato dopo le battaglie vinte in Cile, Spagna, Olanda chiamava l'Ogliastra la "zona zero". L'area in cui nasce il problema. Quella in cui la peste suina si è annidata a tal punto da diventare endemica: «Se non riusciremo a debellarla qui, non la debelleremo mai», disse in una visita a Lanusei. Dal 2015 tanto si è fatto per sconfiggere il morbo. La peste suina in Ogliastra è latitante dal marzo 2017 quando fece la sua comparsa in un allevamento di Talana. Un piccolo record. Ma in realtà non è mai andata via. Ciclicamente, negli ultimi trent'anni ha avuto effetti devastanti.

A Lanusei nel 2012 bastarono 5 capi infetti per provocare l'abbattimento di 5000 capi. Una proporzione da vertigine. In Italia il primo focolaio di peste suina si registrò a Fiumicino nel 1967. In pochissimo tempo si diffuse in tutta la Penisola. L'abbattimento degli animali cancellò il virus dalle mappe della Penisola. Questo in Sardegna non accadde. La malattia si è trovata perfettamente a suo agio tra pascolo brado e cattive politiche. Nel 2014, 84 animali morti in 40 focolai (sette in Ogliastra) sono in grado di bloccare le aziende di mezza Sardegna. Merito dei cerchi magici delle zone di protezione speciale, dieci chilometri di cordone sanitario intorno a ogni azienda colpita. La psa ha cambiato la geografia degli allevamenti. Nel novembre 1997 la battaglia pareva vinta. Passata la tempesta in Ogliastra si contavano 3029 allevamenti di suini, nel 2017 erano 828. In meno di vent'anni il comparto è passato da 30 a 16 mila capi. Oggi sono molti meno. Allora molte piccole aziende sparirono, altre divennero clandestine. Suini invisibili ai rigidi protocolli sanitari per debellare l'endemica Psa.

Basta un numero per capire quanto sia rilevante il problema in Ogliastra: 1364 maiali clandestini abbattuti in 400 giorni, dal dicembre 2017 al gennaio 2019. Complessivamente il numero dei capi abbattuti ai piedi del Gennargentu rappresenta oltre il 40 per cento del totale in Sardegna. Oggi il numero dei capi abbattuti non viene più diffuso. L'attività condotta in Ogliastra dai tecnici dell'Unità di progetto nell'ambito del processo di eradicazione della peste suina africana si è concentrata soprattutto nel quadrilatero fra Talana, Villagrande, Baunei e Urzulei. In alcuni casi i maiali al pascolo brado illegale, di proprietà ignota, non registrati all'anagrafe animale e mai sottoposti ai controlli sanitari, sono stati intercettati anche nei territori di Lotzorai e Girasole.

Nel settembre scorso, dopo quasi due anni di lotta alla malattia dai vertici dell'Istituto zooprofilattico sono arrivate notizie più che positive. Il direttore Alberto Laddomada sottolineava, tracciando un bilancio delle attività di depopolamento, un radicale miglioramento dell'attività epidemiologica, evidenziando il collegamento diretto con il diradamento dei maiali bradi. Solo la scorsa settimana il commissario europeo alla Salute e sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis, in visita in Sardegna ha sottolineato come le operazioni di abbattimento debbano continuare. Conditio sine qua non perché vengano eliminate le barriere all'esportazione dei prodotti sardi.

Da quando sono cominciati gli abbattimenti, grazie anche all'imponente servizio di sicurezza predisposto dalla Questura, non si sono mai registrati rilevanti problemi di ordine pubblico. Quanto accaduto a Baunei, con lo sparo in aria di un'anziano allevatore, è la spia di un sentimento diffuso, di un problema culturale difficile da abbattere. La lotta alla peste deve ricominciare da qui. La peste degli altri Fino al 2007 la peste dimorava in Sardegna e nell'Africa sub sahariana.

E oggi? In Cina, primo produttore al mondo, a causa della peste suina la produzione si è ridotta quasi del 50 per cento, con perdite (dati ufficiali), di 134 miliardi di dollari rispetto al 2018. La peste è fuori controllo. Il prezzo della carne in Cina è aumentato del 101 per cento. La Fao l'ha definita la peggiore epidemia animale contemporanea sul piano mondiale.

Nell'Ue situazione critica in Romania e Bulgaria. Abbattuti centinaia di migliaia di capi. La peste è presente in Polonia, in Slovacchia, in Serbia, nel selvatico in Belgio. Germania e Francia vivono nel terrore, mentre la Danimarca ha costruito settanta chilometri di recinzione metallica lungo il confine tedesco per la paura dei cinghiali vettori del virus in arrivo dalla Polonia. La morale di questa storia infinita è che se la Sardegna riuscisse a vincere questa battaglia nei mercati si aprirebbero praterie infinite per i produttori sardi.

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