CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

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Per "Grazianeddu" latitanza vecchio stile: in fuga da 76 giorni

Nessuna traccia di Mesina dal 2 luglio scorso e dopo la sentenza definitiva di condanna a 30 anni
graziano mesina nella sua ultima apparizione pubblica (archivio l unione sarda gual )
Graziano Mesina nella sua ultima apparizione pubblica (archivio L'Unione Sarda - Gualà)

Durerà pochi giorni . Oppure. È vecchio, non è più quello di trent'anni fa e non andrà lontano . Frasi ricorrenti nei primi giorni di fuga di Graziano Mesina, 78 anni da Orgosolo, che proprio da Orgosolo lo scorso 2 luglio ha fatto perdere le sue tracce dopo la sentenza definitiva di condanna a 30 anni pronunciata dalla Cassazione. Invece, sono settantasei giorni che di Grazianeddu non c'è traccia. Latitante, sparito nel nulla. Braccato da carabinieri e polizia di mezza Italia. Per gli investigatori però non sarebbe andato molto lontano, lo cercano nella sua Orgosolo e nel suo Supramonte, nascosto e aiutato da nuove e vecchie compiacenze, ma sempre nel suo mondo, di omertà e connivenze. Per tanti invece Mesina ha pianificato con calma la sua fuga e potrebbe essere molto lontano. Aiutato da qualcuno che ha conosciuto nella sua vita, fuori, ma soprattutto dentro al carcere. Da subito è spuntata una pista estera: Corsica, poi si parlò anche della Tunisia. Una possibilità, quella della fuga all'estero, tenuta in considerazione dagli investigatori ma che non viene considerata tra le più verosimili. Ora però c'è chi sussurra una nuova ipotesi: Mesina potrebbe essere arrivato nei paesi dell'Est. Voci che si rincorrono e parlano addirittura della Russia. Chi lo ha aiutato? È la domanda a cui si cerca di dare una risposta.

La condanna

Mesina - dichiarato ufficialmente in fuga con decreto del 24 luglio della Corte di Appello di Cagliari - ha sempre sostenuto di non aver mai avuto a che fare con la droga e di essere stato condannato «da innocente». È stato arrestato il 10 giugno 2013 e, per decorrenza termini, scarcerato nel giugno 2019. Aveva ricevuto la grazia nel 2004 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi e dopo decise di accompagnare i turisti a visitare il Supramonte. Grazianeddu è ricercato dal 2 luglio, dopo essersi dileguato dalla casa della sorella. Quel giorno, poco prima che arrivasse la sentenza di condanna da Roma, non si presentò a firmare nella caserma dei carabinieri di Orgosolo, così come aveva fatto per un anno intero. Quando alle 22.30 i militari sono andati a cercarlo per notificargli il decreto di esecuzione e riportarlo in carcere, era sparito nel nulla. Poco dopo venne emesso un mandato di cattura internazionale nell'area Schengen.

Il mistero del corpo

C'è chi parla di fuga in Corsica. Ma alcune settimane fa, ai primi di agosto era arrivata una pista che parlava della presenza di un possibile corpo nei laghetti artificiali del Supramonte. Specchi d'acqua che i carabinieri hanno scandagliato a lungo con i sommozzatori. Ma di Grazianeddu nessuna traccia. Nessun indizio nemmeno dal telefonino, che per scelta la Primula rossa del Supramonte non ha mai avuto. Così gli investigatori cercano di trovare e mettere insieme gli indizi raccolti in queste settimane di febbrili ricerche estese in tutta la Sardegna e che hanno visto centinaia di militari mobilitati soprattutto ad Orgosolo. Il paese è stato battuto da cima a fondo nelle case abbandonate e negli ovili. Ma è nel passato di Mesina che si scava. Un enorme lavoro di intelligence, per cercare collegamenti e connivenze. Si guarda a 360 gradi, si passano al setaccio contatti degli ultimi giorni ma anche più lontano. Si guarda ai rapporti con la malavita di Sant'Elia e a tutte le conoscenze fatte durante le sue innumerevoli permanenze in carcere, anche con criminali dell'est Europa. Conoscenze che avrebbero potuto favorire una fuga fino in Russia, perché Mesina, tornato in libertà dal giugno del 2019, ha avuto un anno intero per pianificare la sua fuga.

Fabio Ledda

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