CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

approfondimento

Strage dell'amianto, anche un nuorese tra i morti

Chiesta l'archiviazione per l'indagine sulla Fiat
discariche di eternit in sardegna (foto archivio l unione sarda)
Discariche di Eternit in Sardegna (Foto archivio L'Unione Sarda)

ATorino l'hanno ribattezzata la strage dell'amianto, 18 presunte morti e decine di lavoratori della fabbrica Fiat ammalati per colpa delle fibre killer presenti negli stabilimenti.

Tra quei morti per amianto c'è anche F. G., fonnese emigrato per dieci anni in Piemonte che dal 1963 al 1973 aveva lavorato come operaio nel reparto carrozzeria dello stabilimento Mirafiori Fiat di Torino. L'ex emigrato poi era ritornato a Nuoro, dove ha lavorato in tutt'altro campo, fino a quando non si è ammalato. Ai carabinieri di Nuoro, nel 2014, aveva sporto denuncia contro la Fiat per la sua malattia. Ma tutte le altre morti della strage dell'amianto ora rischiano di rimanere senza un responsabile: il sostituto procuratore della Repubblica di Torino, Alessandro Aghemo, ha infatti chiesto l'archiviazione del procedimento "Fiat", relativo a numerosi casi di decessi e lesioni per patologie asbesto-correlate di ex lavoratori dello stabilimento Mirafiori di Torino che vede indagati per omicidio colposo due ex amministratori delegati della società negli anni 1977 e 1978, Carlo De Benedetti e Cesare Romiti.

Lastre di Eternit abbandonate (Foto archivio L'Unione Sarda)
Lastre di Eternit abbandonate (Foto archivio L'Unione Sarda)

Chiesta l'archiviazione anche per un altro indagato, l'ex ad Gianluigi Gabetti, perché la sua morte a maggio ha portato l'estinzione dei delitti a lui ascrivibili.

Nella richiesta di archiviazione il pm torinese spiega che, per i decessi avvenuti prima del 2013 sia ormai maturata la prescrizione, mentre per quelli successivi, gli indagati, Romiti e De Benedetti, non possano essere ritenuti penalmente responsabili in quanto hanno ricoperto la carica di amministratori delegati per meno di 2 anni, che coincide con il tempo minimo di esposizione del lavoratore all'amianto per attivare irreversibilmente il processo di mutazione cellulare che evolverà in mesotelioma. Nessun rimprovero, quindi, in termini di mancata iniziativa in tema di sicurezza sul lavoro, potrà essere attribuito agli indagati. "Riteniamo che non si possa ipotizzare la prescrizione per i decessi prima del 2013 - e in più i famigliari dell'opponente hanno chiesto che sia verificata l'ipotesi del disastro ex art. 434 del codice penale con riferimento al fenomeno epidemico di malattie asbesto correlate tra coloro che hanno lavorato presso la FIat" dichiara l'avvocato romano Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale Amianto e difensore dei famigliari di F. G., lavoratore deceduto mesotelioma, che proporrà opposizione al provvedimento. "F. G. - racconta il legale - ha lavorato presso lo stabilimento Fiat Mirafiori di Torino per 10 anni con la qualifica di operaio e la mansione di metalmeccanico metallurgico, svolta nel reparto di carrozzeria. Nel 2009 si è ammalato di mesotelioma e, dopo anni di atroci sofferenze, è morto il primo gennaio del 2016. Nel corso delle indagini ben due consulenze tecniche medico legali chieste dalla Procura - sottolinea il legale - hanno appurato che all'interno dello stabilimento fosse presente amianto e che i lavoratori non sono mai stati informati della pericolosità di tale materiale, né sono mai stati dotati di strumenti di protezione individuale (maschere, guanti, ecc...) e di prevenzione tecnica (aspirazione localizzata delle polveri, confinamento dei luoghi), qualificando come "certa" la sussistenza del nesso di causalità tra la diagnosi di mesotelioma di F. G. e la sua attività lavorativa"

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