CRONACA SARDEGNA - GALLURA

il blitz

In manette per un maxi-traffico di rifiuti, sequestrate case a San Teodoro e Arzachena

Terza misura cautelare per l'imprenditore Maurizio Assanelli
(archivio l unione sarda)
(archivio L'Unione Sarda)

Non sono bastati due arresti, uno in un'inchiesta su un traffico di rifiuti nata a seguito del maxi rogo di via Chisserini a Milano del 2018 e l'altro in un'indagine dello stesso genere scaturita dall'incendio di capannoni a Corteolona (Pavia).

Oggi per Maurizio Assanelli, titolare di una ditta di autotrasporti, è arrivata la terza misura cautelare (domiciliari) in pochi anni col blitz della Gdf di Legnano, coordinato dalla Dda milanese, che ha portato ad altri 13 arresti per un maxi traffico di rottami ferrosi.

Nell'ambito del blitz sono stati sequestrati anche immobili a San Teodoro e Arzachena.

"La m***a è diventata miniera (...), è diventata oro", diceva Assanelli intercettato nel luglio 2018, come emerso dalle carte sul maxi traffico di rifiuti, che viaggiavano da Sud a Nord.

Due giorni fa gli erano stati revocati gli arresti e oggi su ordinanza del gip Giusi Barbara è tornato ai domiciliari, terza misura in meno di due anni.

Nell'inchiesta del pm Bruna Albertini, nella quale è emerso anche un grosso giro di fatture

false, i soldi venivano fatti rientrare dall'Est Europa con gli 'spalloni'. Al centro dell'inchiesta la Sidafer srl di Vimodrone (Milano).

L'inchiesta è partita proprio da una verifica fiscale sulla Sidafer che è risultata "evasore totale" da quasi 10 anni. Erano i responsabili di questa società a gestire un centro di raccolta di rifiuti, in particolare rottami di ferro, e attraverso un vorticoso giro di altre società, in gran parte 'cartiere', è stato creato un traffico illecito e allo stesso tempo una maxi frode fiscale.

Da un lato, i rifiuti venivano movimentati e venduti ma non tracciati e, dall'altro, le operazioni tra società si basavano sull'emissione di false fatture. E così il 'nero' creato arrivava, poi, con bonifici su conti in Croazia, Ungheria, Slovenia e Bosnia e rientrava in Italia in contanti tramite 'spalloni', che riportavano il denaro in macchina, ma anche con viaggi in aereo (ci fu anche un controllo a Malpensa). Da qui pure l'accusa di autoriciclaggio.

"Io un formulettario te lo devo fare ... anche di poca roba", diceva un indagato intercettato in relazione alla falsificazione dei documenti sui rifiuti. E un altro parlava del riciclaggio: "Qualcuno sta lavando i soldi (...), li sta lavando quello che non li ha denunciati in Italia".

(Unioneonline/F)

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