CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

cagliari

La nave dei detenuti muore in porto

Salvatore "Dodo" Pergola, l'aveva acquistata all'asta per farla rinascere. Ma ora rischia la demolizione
la nave cantiello oggi a su siccu (foto andrea piras)
La nave Cantiello oggi a Su Siccu (Foto Andrea Piras)

Il traghetto per l'Asinara-Cayenna rischia di inabissarsi per sempre. E con lei, il sogno del museo di bordo che una volta allestito a dovere potrebbe custodire e raccontare gli anni del terrorismo, i tempi più bui della Mafia e della Camorra. È su quella barca d'acciaio di 43 metri, la Gennaro Cantiello, ormeggiata al molo Sant'Elmo-Calata dei Trinitari di Su Siccu a Cagliari sin dal 2004, trasformata per un lungo periodo in ristorante galleggiante dopo aver smesso di navigare, che salirono per la breve traversata tra Porto Torres e l'isola-carcere, giudici importanti e ed esponenti di spicco della criminalità organizzata, pezzi da novanta come Curcio, Franceschini, Boe. E poi Bagarella, Raffaele Cutolo, 'o Professore.

Il proprietario Il comandante Salvatore "Dodo" Pergola, cagliaritano di 59 anni della Marina, discendente di una famiglia originaria di Napoli, l'aveva acquistata all'asta per farla rinascere. Era il 2004. Peccati di Gola, l'aveva ribattezzata senza però cambiarle il nome originario, ma solo per mettere l'accento sul ristorante-pizzeria allestito in coperta. Sotto le celle. Sempre lì, come in passato. Con le panchine in ferro e doghe di legno fissate al pavimento dove i detenuti incidevano i loro nomi e soprannomi. Bertuzzo, Eligio, Palitta e Muraglia. Nel ventre della Cantiello sono rimasti tanti attrezzi della "prigione-galleggiante". «Molti li hanno rubati, come la campana. Il timone l'ho portato via, a casa, per evitare che portassero via anche quello».

Racconta, si dispera e piange, Dodo Pergola. E le lacrime scivolano dai suoi occhi che hanno smesso di vedere per colpa di una retinopatia senza scampo. «Sono depresso, ammalato. Se potessi tornerei lì, ammanettato ad una catena come i detenuti ma da uomo libero, a presidiare la nave. La mia nave dove non posso più nemmeno salire. Me l'hanno impedito l'Autorità portuale e la Capitaneria, non posso più nemmeno finire di sistemarla. Hanno spento il miei sogni. Ho degli acquirenti che vorrebbero farne di nuovo un ristorante ma la concessione demaniale è stata revocata e senza quella nessuno si sogna di acquistarla. Sono veramente malato, il mio fisico non mi permette più di battagliare. Ma non mi arrendo. Ora sono in ospedale, spero di uscire presto per continuare la mia battaglia».

Si piegò sul fianco, tra la fine del 2016 e il 2017, per via di una falla che si aprì nello scafo. La salvarono i sommozzatori del Vigili del fuoco e la breccia venne chiusa. Ancora non è stato aperto il capitolo della sua rinascita.

La storia della Gennaro Cantiello (il nome le venne messo in ricordo dell'agente della polizia penitenziaria morto durante una rivolta nel carcere di Alessandria nel 1974) è travagliata. Almeno negli anni successivi alla sua dismissione. Nel settembre del 2004, oltre agli ospiti del ristorante affacciato sul mare di Su Siccu, salirono a bordo anche i carabinieri del Nas e gli uomini della Capitaneria. Controlli amministrativi, tutto finì bene. Non altrettanto accadde nel maggio del 2011, quando i Nas tornarono a far visita alla Cantiello riscontrando condizioni non eccellenti per un ristorante.

In contemporanea, in questi lunghi anni, tante altri problemi. Richieste, investimenti, tanti soldi spesi e pochi guadagni. Fino al ritiro della concessione demaniale.

La storia della nave-prigione è ora appena ad un filo. «Non permetterò che venga demolita», sbotta tra i singhiozzi il comandante. «Non consentirò che uccidano i miei sogni».

Andrea Piras

© Riproduzione riservata

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