CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

allerta covid

Lazio, 97 casi di rientro dall'Isola. Zingaretti: "Fondamentali i test all'imbarco"

A Roma altri 12 contagiati collegati al cluster di Porto Rotondo
tamponi all aeroporto di fiumicino (ansa)
Tamponi all'aeroporto di Fiumicino (Ansa)

Nuovo picco di casi di coronavirus nel Lazio, e quelli giornalieri di rientro dalla Sardegna sono quasi cento. Nella Regione si registrano 215 casi, il 45% di rientro dalla Sardegna, ben 97.

E dopo i ripetuti appelli dell'assessore D'Amato, anche il governatore e segretario Pd Nicola Zingaretti rinnova la richiesta all'Isola: "È fondamentale fare i tamponi rapidi agli imbarchi in Sardegna".

"Dai nostri dati - spiega - i positivi asintomatici agli sbarchi sono moltissimi, ma coloro che vengono eventualmente contagiati in viaggio non si intercettano allo sbarco, in quanto il contagio si manifesta solo alcuni giorni dopo".

"C'è un dato scientifico da tenere in considerazione - continua Zingaretti -. Fare viaggiare i traghetti con questa promiscuità è un errore perché moltiplica i contagi di persone che poi tornano alle loro case in tutta Italia. Ecco perché è fondamentale testare agli imbarchi ed eventualmente far scattare la quarantena a terra o iniziare l'isolamento già dalle navi".

L'ASSESSORE D'AMATO - Oggi intanto la Asl Roma 4 ha individuato altri 12 positivi collegati al cluster di Porto Rotondo: "Ci aspettiamo un notevole incremento di casi legato ai rientri soprattutto dalla Sardegna", ribadisce l'assessore alla Salute Alessio D'Amato. "Per questo chiediamo di fare i test rapidi antigenici agli imbarchi dall'Isola, i positivi asintomatici non devono essere imbarcati per ridurre la propagazione del virus".

"Noi siamo disponibili ad aiutare", sottolinea l'assessore, rimarcando che i test agli imbarchi "sono molto più efficaci e soprattutto evitano il propagarsi del contagio all'interno delle navi e dei traghetti, che sarebbe complicato rintracciare successivamente".

Le parole dell'assessore laziale sono state pronunciate nel corso di un sopralluogo al nuovo drive in per i controlli anti Covid allestito al Porto di Civitavecchia. "Alla luce delle difficoltà abbiamo deciso di attivare questa ulteriore postazione" ha aggiunto. Postazione a cui possono recarsi per effettuare il test "i passeggeri di rientro da Grecia, Spagna, Croazia, Malta e Sardegna", fa sapere l'unità di crisi della Regione Lazio.

La Regione ha cominciato a testare agli aeroporti tutte le persone di rientro dall'Isola, un'operazione di screening che solo ieri ha consentito di individuare 48 casi di positività al coronavirus.

Il Lazio ha scritto alle aziende sanitarie locali per autorizzare i tamponi per tutte le persone che rientrano dall'Isola. Una decisione che ha rinfocolato le polemiche, proprio mentre Solinas convocava una conferenza stampa per dire che la nostra "non è un'Isola di untori" e che non sono necessari i test all'imbarco.

IL CASO - "Chiara discriminazione verso la nostra terra, perché Boccia aveva tacciato di incostituzionalità la volontà della Regione di procedere a controlli preventivi su chi volesse arrivare in Sardegna?", attacca il deputato di Fratelli d'Italia Salvatore Deidda chiedendo le dimissioni del ministro per gli Affari regionali.

"Richiesta ridicola - replica il parlamentare Pd Andrea Frailis, rimarcando le differenze tra il passaporto sanitario e i test all'arrivo -, non c'è alcuno scontro tra l'Isola e la Regione Lazio. Boccia e tutti noi del Pd dicemmo allora che era incostituzionale il patentino che Solinas voleva imporre a chi arrivava in Sardegna. E non abbiamo cambiato idea. Siamo invece d'accordo sui test agli arrivi, sia in Sardegna che nel Lazio, perché servono a garantire la sicurezza di turisti e residenti, non per vietare l'arrivo a qualcuno".

Dura anche la replica della deputata dem Romina Mura: "Il centrodestra in Sardegna sta dando i numeri. Deidda chiede le dimissioni di Boccia scatenando una surreale polemica sui test che vengono fatti a chi rientra dalla Sardegna nel Lazio, misura doverosa per garantire la sicurezza. Sarebbe opportuno che anche l'Isola si attivasse per testare tutti coloro che arrivano da fuori, che è cosa ben diversa dal patentino incostituzionale che voleva imporre Solinas. Lo stesso governatore che ha aperto le discoteche nonostante il no del governo e dopo è stato costretto precipitosamente a chiuderle".

"NESSUN LOCKDOWN" - Test sì, ma non ci sarà alcuna chiusura della Sardegna, né è mai stata all'ordine del giorno. Lo assicurano gli isolani al governo. Giulio Calvisi, sottosegretario alla Difesa,tranquillizza: "Ho parlato con il ministro Boccia, non sono previste chiusure o diversificazioni delle misure sul territorio nazionale, tantomeno in Sardegna". E lo conferma la sottosegretaria al Mise Alessandra Todde, dicendo che sarebbe "assurdo penalizzare l'Isola, il suo turismo e le sue attività produttive per il comportamento sconsiderato di pochi".

(Unioneonline/L)

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