CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

cagliari

Addio al comandante Geppe: il partigiano Antonio Garau

Sulla sua vita anche un film prodotto dall'Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell'Autonomia
una recente immagine di antonio garau sotto l uomo a destra (foto archivio issasco)
Una recente immagine di Antonio Garau, sotto è l'uomo a destra (foto archivio Issasco)

È morto il partigiano sardo Antonio Garau, nome di battaglia il comandante Geppe. Ha partecipato alla Resistenza nel Modenese come comandante della Brigata "Aldo Casalgrandi". Era nato a Cagliari nel 1923.

In questi anni è stato instancabile testimone dei valori che aveva difeso strenuamente durante la guerra di liberazione. La sua vita esemplare è stata raccontata nel film "Geppe e gli altri. Storia di vita di un comandante partigiano sardo" prodotto dall'Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell'Autonomia. Molto utile, per capire le sue scelte, anche il saggio di Walter Falgio inserito nel volume "La Sardegna e la guerra di liberazione" pubblicato da Franco Angeli per volontà dell'Istituto sardo per la storia dell'antifascismo e della società contemporanea (Issasco). Lo stesso Issasco di recente ha ribadito la richiesta che al comandante "Geppe" venisse attribuita la medaglia d'oro al valor militare. Istanza formulata per vie ufficiali nella missiva indirizzata al ministro della Difesa Lorenzo Guerini e al sottosegretario Giulio Calvisi.

"Pur catturato e torturato - hanno spiegato i ricercatori dell'Istituto - non rivelò alcun dettaglio sull'organizzazione della lotta partigiana e, una volta fuggito dal carcere di Verona, riuscì a portare a termine la sua attività di combattente sino alla liberazione di Spilamberto e di altri comuni del modenese avvenuta il 23 aprile del 1945".

Antonio Garau a futura memoria lascia questi pensieri: "Ho visto in faccia la morte e sono stato aiutato dalla fortuna nello scamparla. Durante la Resistenza ho ucciso per non essere ucciso. Ho conosciuto l'agiatezza, ma anche la povertà, ho conosciuto uomini onesti, ma anche disonesti. Ho subito le torture e le sevizie nelle prigioni naziste, ma anche l'avvilimento nelle galere della cosiddetta Italia democratica, dalle quali sono uscito a testa alta per non aver commesso il fatto che mi veniva addebitato con lettera anonima. Posso dire di aver conosciuto l'intera società umana con i suoi pregi e i suoi difetti".

È stato per tanti anni segretario generale del Consiglio regionale della Sardegna. La sua vita, piena di slanci libertari, si è interrotta. Ma resta molto vivo il suo ricordo.

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