CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

la testimonianza

L'infermiere sardo in trincea a Milano: "Dieci ore a contatto col dolore. Mi dà forza il pensiero della mia Terra fiera"

Alessandro Franzina vive in Lombardia e ogni giorno lavora in un reparto Covid-19
il bronzetto sulla libreria di alessandro
Il bronzetto sulla libreria di Alessandro

Alessandro Franzina è infermiere sardo in servizio a Milano in un reparto per l'assistenza ai malati di Coronavirus. Ecco la sua testimonianza dalla "prima linea" dell'emergenza.

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"Sono circa le 8,30, rientro a casa stremato dopo un'estenuante notte lavorativa. Faccio l'infermiere a Milano, in un reparto covid-19. Dieci ore di lavoro a stretto contatto con persone sofferenti, spaventate, spaesate, persone completamente sole perchè, per ovvi motivi, nel reparto in cui lavoro è completamente vietata la presenza di parenti.

Nei volti dei degenti, tutti positivi al coronavirus, c'è paura, smarrimento, sono soli e improvvisamente malati di una malattia che non conoscono, l'unico appiglio che hanno, l'unico conforto, siamo noi. Noi, che perlomeno apparentemente, di umano abbiamo solo lo sguardo. Sì perchè il resto del nostro corpo è totalmente ricoperto di plastica. Essere l'unico appiglio per tante persone sole, impaurite, scoraggiate, comporta un notevole peso emotivo.

Poi c'è tutta quella plastica che ci ricopre la pelle: dieci ore filate con tuta, cuffia, mascherina, visiera, guanti e calzari sono piuttosto antipatiche perchè ogni poro del tuo corpo anela un poco d'aria, un po' di ossigeno. Ti sudano le mani, i piedi, le unghie, persino i capelli. A fine turno hai la fronte e il naso, schiacciati dalla pressione della mascherina, talmente arrossati che sembrano quelli di chi è appena rientrato da una settimana bianca. Rientri a casa in uno stato psicofisico devastato, ti senti sfibrato, svuotato. L'unico desiderio è fare una bella doccia per poi buttarti sul letto per riposare.

Sono circa le 8,30,dicevo, e rientro a casa esausto, penso alla doccia e al letto che mi aspettano ma appena chiudo la porta di casa faccio una cosa senza neanche pensarci: mi dirigo verso la libreria senza neanche togliermi il giubbotto e mi avvicino al mio Capotribù, il mio bronzetto nuragico.

Lui così fiero, altero, orgoglioso, forte. Lui così sardo. Sì, perchè per me la Sardegna non è il mare della Costa Smeralda, non sono gli yatch dei turisti milionari, non sono leveline in bella mostra nelle nostre meravigliose spiagge. Per me la Sardegna è la mia Terra, una Terra arcaica e misteriosa, magica e selvatica.

Mi avvicino al mio capotribù, io con gli occhi lucidi per la stanchezza sia fisica che emotiva e lui, con un silenzio, un orgoglio, una fierezza tutte sarde, mi regala un pizzico di conforto".

Alessandro Franzina

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