CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'analisi

"Campagna elettorale segnata dalla questione morale": di Luca Telese

Una campagna elettorale in cui di Europa e di Euro si è parlato quasi per niente
luca telese (ansa)
Luca Telese (Ansa)

Il paradosso è questo: alla fine, comunque vada, è stata una campagna segnata dalla questione morale. Malgrado le aspettative, di Europa e di Euro si è parlato molto poco, anzi quasi per niente.

Visto il disastro della Brexit non so sia stato un bene o un male, di sicuro è un dato di fatto. Non prendete tuttavia l'ultimo atto di questa saga, la guerriglia senza quartiere tra gialli e verdi sul reato di abuso di ufficio, solo come una polemica di fine campagna elettorale. Usate questo dibattito, piuttosto, come un manuale di istruzioni.

Un "bignamino" per capire che tutta la campagna ha ripreso a girare intorno ad un cardine antichissimo della politica italiana. Infatti, in queste ore tutti i sondaggisti ci dicono che il duello sulla corruzione, sui reati, sulle pene e sulle misure di garanzia è stato quello che più di tutti ha catalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica.

Non c'è dubbio che il punto di svolta che ha fatto diventare dominante questo dibattito sia stato il caso Siri. Subito dopo lo scontro durissimo sull'accusa di corruzione mossa contro il sottosegretario leghista si è riattivato un fiume di opinione carsico mai estinto, forse il più forte a livello emozionale dentro una parte ancora importantissima dell'elettorato: sia in quello di sinistra, che in quello di destra. Non è un caso che oltre allo scambio di consensi rilevato dai sondaggi tra i gialli e i verdi, il dibattito sulla legalità abbia visto recuperare ruolo anche Fratelli d'Italia. Il discorso di Enrico Berlinguer sulla questione morale è del 1981, la campagna di Almirante del "noi abbiamo le mani pulite" di pochi anni dopo. Stupisce che nella Terza Repubblica nulla sia cambiato da questo punto di vista. Tant'è vero che anche il Pd di Nicola Zingaretti era posizionato bene su questo incrocio decisivo, se il segretario non fosse stato spiazzato dalla scelta della governatrice Catiuscia Marini di "votare contro se stessa", ovvero di opporsi - incredibilmente - alla dimissioni che lo stesso Zingaretti le aveva suggerito dopo la catastrofe della sanità umbra (dove si truccavano persino i concorsi per i disabili). Anche Forza Italia è stata lambita da qualche schizzo delle inchieste lombarde. Finanche il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato inseguito dall'epilogo dell'inchiesta sulla piastra Expo. E persino Il M5s, come è noto, si è ritrovato con un presidente del consiglio comunale ai domiciliari per l'inchiesta sullo stadio.

Detto questo la replica di Matteo Salvini è stata sorprendente: quando Luigi Di Maio ha ricominciato a battere sullo slogan della Nuova Tangentopoli, il leader della Lega ha messo in campo una contromossa. Se era vero che il M5s gli contendeva i suoi elettori più intransigenti sul tema della legalità, allora l'unico modo per ribattere l'attacco era partire in contropiede inseguendo i mitici ceti produttivi del Nord. Aver messo al centro dell'ultima settimana il tema dell'abuso d'ufficio, per Salvini, non solo ha significato parlare di un problema reale molto sentito da tutti gli amministratori di destra e di sinistra ma ha lanciato questo messaggio sottointeso agli imprenditori settentrionali: "Qui non si tratta di politici corrotti, ma di efficienza amministrativa del paese". La Lega, dunque, nel racconto di Salvini, non era più l'ultimo baluardo della partitocrazia, come dice Di Maio, ma il primo presidio dei modernizzatori.

Di Maio ha inseguito gli elettori post-comunisti, Salvini gli elettori post-berlusconiani. Non era scontato e ora sembra l'uovo di Colombo. Ma ancora una volta, i due vicepremier hanno provato a coprire a 360 gradi il campo politico dividendosi il ruolo di maggioranza e di opposizione. In queste ore di tregua elettorale me li immagino come i protagonisti della "Stangata" che ridono dietro l'angolo dopo aver spennato il pollo. Potrei giurare che, se ora non si scambiano nemmeno un sms, dopo il voto, se dovessero aumentare i consensi del 4 marzo, si scambieranno pacche e complimenti. Perché se nella maggioranza ci sono sia il governo che l'opposizione, che spazio resta all'opposizione?

Luca Telese

(Giornalista e autore televisivo)

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