ECONOMIA

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Quintali di merce a deperire e decine di ordini in fumo: la triste Pasqua dei pasticcieri sardi

In un mese 15 milioni di danni: "Colpa di un buco normativo"

Non basta il virus, ci si mettono anche la burocrazia e "regole incomprensibili" a mettere in ginocchio gli artigiani sardi, e di tutta Italia, del settore della pasticceria.

L'allarme, a pochi giorni dalle Festività di Pasqua, arriva da Confartigianato Imprese Sardegna, che in un mese registra 15 milioni di euro di danni.

La colpa è di un "buco" normativo, un’interpretazione governativa del Dpcm dell’11 marzo 2020, in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19, che obbliga le imprese artigiane alla chiusura mentre consente ai negozi e alla grande distribuzione di continuare a commercializzare prodotti dolciari.

“Siamo i primi a rispettare le regole per difendere la salute dei cittadini – afferma Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – ma non accettiamo un’interpretazione della norma che si traduce in una palese e assurda penalizzazione delle nostre produzioni a vantaggio di altre tipologie di prodotti di pasticceria. Così si colpiscono le nostre aziende e si nega libertà di scelta ai consumatori”.

Oltre 774 le imprese di pasticceria e gelateria coinvolte nella crisi in Sardegna, con 1.819 addetti.

La conseguenza, denuncia Confartigianato Sardegna, è un pesante danno economico e competitivo del sistema delle micro e piccole regionali: "L’incrocio dei dati strutturali di fatturato per addetto del settore, dell’occupazione del settore e della distribuzione delle vendite mensili - si legge nel focus - consente di stimare in 13 milioni di euro la perdita di fatturato nel mese di aprile, concentrato nelle mancate vendite dei dolci legati alla ricorrenza di Pasqua. Ai mancati ricavi si aggiunge la perdita, valutabile in altri 3 milioni di euro, determinata dal deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown in previsione della produzione per il periodo pasquale e dal parziale utilizzo legato all’imprevista chiusura resa necessaria per limitare i contagi da Covid-19. Con la somma dei due effetti si scarica sulle 774 imprese della pasticceria sarda un danno economico di oltre 15 milioni di euro. Per il mese di marzo, i danni conclamati sono di circa 11 milioni di euro".

“A nostro avviso – lamentano i maestri del dolce - è un controsenso che si siano lasciati, giustamente, operativi i negozi di commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacchi, compresi esercizi specializzati come macellerie, panifici, drogherie, gastronomie e si siano chiuse le pasticcerie con laboratorio. Per queste ultime, la soluzione potrebbe essere quella di non consentire il servizio di consumo al banco e autorizzare almeno la vendita per asporto. E’ del tutto evidente come il commercio di prodotti delle attività, giustamente lasciate aperte, sia sovrapponibile a quelle delle pasticcerie artigianali. Per questo, da oltre due settimane, chiediamo di poter tornare a lavorare e ad aprire i negozi almeno per questi ultimi giorni prima di Pasqua”.

L'Associazione Artigiana ha scritto al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, per sollecitare un intervento tempestivo "per evitare che dall’emergenza sanitaria si passi a un’emergenza sociale che non ci possiamo permettere – commenta il Segretario di Confartigianato Sardegna, Daniele Serra –. Dobbiamo essere messi nelle condizioni, in maniera semplice e diretta, di poter garantire il posto di lavoro ai nostri collaboratori e ripartire più forti e motivati di prima, una volta che l’emergenza sanitaria sarà conclusa”.

Intanto per evitare altri sprechi, ricordano i pasticcieri, "in questo periodo nel quale troppe persone stanno soffrendo la fame, tanti di noi hanno deciso di donare i prodotti inutilizzati a enti di assistenza e comunità”.

(Unioneonline/D)

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