CULTURA

La pubblicazione

Il Barracellato lussurgese tra storia e riforme nel libro di Francesco Porcu

Una ricerca certosina negli archivi per narrare l'evoluzione della polizia rurale dalle origini agli anni recenti
barracelli in azione (archivio l unione sarda)
Barracelli in azione (archivio L'Unione Sarda)

La storia dei Barracelli è storia di un'intera Isola: il caso di Santu Lussurgiu è un paradigma.

Parte da lontano la storia della compagnia lussurgese: dagli albori negli anni '60 del Settecento attraversa i secoli tra luci e ombre fino ad arrivare ai giorni nostri. A tracciarne le vicende nel libro "Il Barracellato lussurgese tra storia locale e riforme regionali" (edizioni Del Faro) è Francesco Porcu, per tutti il maestro Porcu, insegnante elementare, appassionato di storia sarda e uno dei fautori del Centro di Cultura Popolare negli anni '60 e '70 del Novecento che contribuì al rilancio sociale e culturale del centro montiferrino.

Tramite una ricerca certosina negli archivi, con il sostegno dell'accademico Francesco Carboni, il maestro narra l'evoluzione della polizia rurale fino agli anni recenti.

La compagnia nacque con lo scopo di vigilare sul nascente Monte Granatico, e custodire le vidazzoni e vigne, con tutto il bestiame e attrezzi dell'agricoltura. Non sempre però riusciva a far affermare la giustizia e a portare pace nelle campagne: oltre all'abigeato dilagante, anche il settore assicurativo difettava perché i fondi disponibili per la nascente compagnia non erano sufficienti a soddisfare tutte le richieste di risarcimento dei furti subiti dagli allevatori.

La copertina del libro
La copertina del libro

Pochi e male sostenuti i Barracelli avevano tante difficoltà nel garantire la vigilanza del territorio e non mancavano le ritorsioni ai danni dei comandanti. Talvolta però alcuni atteggiamenti di negligenza e connivenza con i malviventi erano quasi inevitabili.

Tra lo scorcio del Settecento e primi dell'Ottocento, la Compagnia guidata dal giovane e volitivo Antonio Martino Massidda parteggiò per la rivoluzione angioyana. Nel 1822 invece si ha il primo testo scritto integrale del capitolato, la convenzione, tra Comune e Barracelli. Le vicende storiche corrono e con l'editto delle Chiudende del 1823 i Barracelli non riescono ad impedire le usurpazioni delle terre da parte dei maggiorenti, talvolta favorendo questi ultimi. Dalla metà dell'Ottocento la crisi con lunghi periodi di assenza dei servizi della Compagnia fino al secolo scorso.

Nel biennio 1945-46 gli ultimi sussulti di attività prima della cessazione fino al 2010, anno in cui è stata fatta rinascere dal sindaco Emilio Chessa con il contributo fattivo dell'assessore Francesco Serra e del consigliere Michele Ardu. Si è affermata una nuova stagione di legalità nel mondo agro-pastorale lussurgese e, nonostante qualche malefatta ineludibile, la parte sana e leale del paese ha vinto, riconsolidando la comunità attorno a un futuro di giustizia sociale.

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