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approfondimento

Cormorani, pescatori alati delle lagune

I pescatori li chiamano ombre nere
volo radente sull acqua (l unione sarda piras)
Volo radente sull’acqua (L'Unione Sarda - Piras)

Amici e nemici, alleati e antagonisti. Storia contradditoria, quella del cormorano, il formidabile pescatore alato che in tante regioni del mondo, Cina, Corea e Giappone in testa, viene utilizzato e sfruttato per catturare nei fiumi, nei laghi e in mare una gran quantità di pesci da mettere immediatamente a disposizione del suo padrone. Appunto l'uomo.

Capita invece che in altre parti del pianeta questo uccello è visto piuttosto male, tanto da suscitare desideri omicidi da chi - come nel caso dei pescatori di laguna - vorrebbe vederlo volar via e mai più planare nelle acque pescose degli stagni.

Un sentimento oggi diffusissimo per esempio in Francia. Ancora di più in Sardegna, nella aree umide e nelle peschiere dell'Oristanese, dove il cormorano venuto dal nord trascorre l'inverno a cibarsi di cefali, spigole, anguille, sogliole. Impadronendosi - dicono da quelle parti - di una ricchezza che non gli appartiene e che invece depredano senza risparmio.

Come fossero uomini, insomma, e non volatili che svolgono soltanto il loro mestiere naturale di predatori: ovvero, uccidere per sfamarsi.

La capovolta (L'Unione Sarda - Piras)
La capovolta (L'Unione Sarda - Piras)

Torniamo all'alleanza tra specie. Ha radici antichissime, la pesca con il cormorano. Almeno nel Sol Levante. La raccontano e la descrivono vecchi e preziosi libri del 636 dopo Cristo.

In Giappone questo tipo di prelievo è una tradizione che non accenna a morire. Mille e trecento anni di esperienza che con tempo si è raffinata, perfezionata.

In Asia sono due le specie di cormorano che vengono utilizzate dai pescatori professionisti: il Phalacrocorax capillatus in Giappone, il Phalacrocorax carbo in Cina.

Un anello metallico o una sottile corda vengono sistemati sul collo dell'animale per impedirgli di ingoiare i pesci appena catturati. In effetti le prede più piccole raggiungono tranquillamente lo stomaco, le più grosse si fermano in gola e vengono facilmente recuperate dai padroni dello stormo.

Ci vogliono alcuni anni - normalmente tre - per addestrare i cormorani. Lavoro e pazienza.

E pazienza ne hanno anche i pescatori degli stagni sardi, le zone umide sottoposte da anni a un prelievo costante e massiccio di specie pregiate da parte di una quantità enorme di volatili. Anche per questo per l'Oristanese è stato adottato un piano programmato di abbattimento a scopo deterrente per contenere i prelievi da parte di questi uccelli migratori e dunque i danni alle cooperative di pesca. Una disposizione che cozza con il parere degli ambientalisti, da anni in campo contro l'uso delle doppiette.

Negli Stagni di Cabras, Is Benas, Mistras, Marceddì, Santa Giusta e S'Ena Arrubia sono stati censiti, nel 2019, 5.750 esemplari di Phalacrocorax carbo. Erano stati ben 15.650 gli esemplari presenti nell'Oristanese nel dicembre del 2014, a fronte di una popolazione svernante, in tutta la Sardegna, di 15, 20mila esemplari.

Riposo dopo la pesca (L'Unione Sarda - Piras)
Riposo dopo la pesca (L'Unione Sarda - Piras)

A mettere la lente sopra i cormorani era stato il Dipartimento di biologia dell'Università di Cagliari che andò a contare quanti pesci finivano negli stomaci di questi volatili acquatici. Ebbene, il banchetto giornaliero del cormorano si aggira sui si aggira sui 470 grammi di pesce. Con punte leggermente superiori ma anche inferiori per via delle variabili che condizionano sensibilmente l'alimentazione quotidiana. Di sicuro (e per il 42,16 per cento) sono i muggini la dieta principale, seguita dal 6,06 di ghiozzi e il 5,25 di anguille. Il resto è composto da specie di minor valore commerciale per i pescatori. Numeri che non combaciano affatto con le stime fatte dai pescatori. Per loro, oltre 150mila chili finirebbero ogni anno nel becco dei volatili. I danni economici? Oltre due milioni e mezzo, e solo nella stagione di pesca del 2014, l'anno del grande affollamento.

Oltre i numeri, al di là delle verità ancora non definitivamente scritte, resta il fascino di una tecnica di pesca che questi uccelli mettono in campo per aver ragione delle prede. Dice la leggenda che il cielo diventi addirittura nero, a tratti, per la presenza di incredibili stormi di Phalacrocorax carbo. Leggenda, appunto. Anche se vederli all'opera, quando a migliaia volano sugli stagni, è come guardare verso il cielo che improvvisamente si annuvola.

Volano, planano e creano ombra sull'acqua, spingendo i branchi di muggini nel basso fondo dove è più facile, meno oneroso in termini di dispendio di energie, catturarli. Ombre nere, li chiamano i pescatori. Ombre voraci.

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