CULTURA

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La storia della Terra come non l'abbiamo mai ascoltata

Da Biagio Bagini il primo romanzo sull'evoluzione che unisce divulgazione e divertimento
biagio bagini (foto concessa)
Biagio Bagini (foto concessa)

La vita sulla Terra ha una storia lunga dietro le spalle. In origine si sono formate le prime cellule, poi, grazie all'evoluzione, il nostro Pianeta si è popolato di pesci, anfibi, rettili e mammiferi. Il tutto è avvenuto in centinaia di milioni di anni, in seguito a continue trasformazioni, incontri e scontri tra specie diverse, progressivi adattamenti. In questo processo evolutivo si è poi inserito l’uomo, che ha mostrato di avere doti fuori dal comune, ma che delle sue capacità si è ben presto approfittato. Gli esseri umani hanno, infatti, imparato a parlare, scrivere, inventare. Ma sono anche diventati potenti e prepotenti, tanto da voler raccontare la storia della Terra e il lungo cammino dell'evoluzione solo dal loro punto di vista.

Ma cosa succederebbe se a narrare questa storia, le proprie trasformazioni e i propri mutamenti fosse la Vita in prima persona? La risposta la troviamo nel divertente volume "Miniromanzo della vita sulla Terra" (Sonda, 2020, pp. 160), scritto e illustrato da Biagio Bagini. Proprio all'autore chiediamo come è nata l'idea di una storia della Terra narrata in prima persona dalla Vita:

"Intrighi, passioni, colpi di scena: ho pensato che la cosiddetta evoluzione potesse essere raccontata come un romanzo (mini, per non essere troppo presuntuoso). E come farlo meglio se non in forma di confessione, cioè in prima persona? Però non dal punto di vista umano, ma da quello della Vita. In fondo è una storia che appartiene a tutti noi, la conosciamo intimamente perché ce l’abbiamo scritta dentro. Facile allora fare un vero romanzo bio (e quindi autobiografico) che poteva non finire mai (una bella grana per l'editore), e scriverlo spero con ironia e leggerezza, privilegiando l'invenzione sul dato scientifico".

È stato difficile raccontare una storia tanto lunga e da una prospettiva diversa?

"Raccontare la storia più grande in meno di duecento pagine mi ha costretto a cambiare stili piuttosto repentinamente, e a concentrare generi diversi sacrificando molto e ignorando anche di più (l’ignoranza umana è una certezza!). Ne è uscita una lunga avventura dove la Vita muta in continuazione di forma e di genere, è lei e poi lui, mette la coda e le pinne al mare, cambia le branchie in polmoni se va alla conquista dei mondi di sopra, poi di colpo le zampe diventano ali e può nuotare nel cielo e quando tra le dita spunta il pollice… le cose cambiano ancora!".

La copertina del libro
La copertina del libro

Scoprire la lunga storia della nostra Terra cosa può insegnare ai ragazzi?

"Che la trasformazione non deve spaventare. Nella vita personale, quella che il destino ci riserva e che ci costruiamo, le trasformazioni possono tranquillamente non essere indice di fallimento o di tradimento. Dentro ci rimane un po’ di tutti quelli che siamo stati prima. Si ‘sta al mondo’ proprio perché ci si adatta al sistema in cui ci caliamo o in cui scegliamo di vivere. Ciò significa anche essere in relazione, ad esempio, con i compagni di gioco o di avventure (e a volte di sventura). Darwin sosteneva che gli individui che trovano migliori risorse di adattabilità proseguono il loro cammino. Da sempre la vita è una storia di relazioni (o di reazioni, soprattutto chimiche all’inizio) e di regole".

Che tipo di regole?

"Nel romanzo quelle che la vita segue sono tre: cibo, gioco e mistero. Lasciamo perdere la legge del più forte, pesce grande mangia pesce piccolo ecc. ecc. Roba antidiluviana. Per essere migliori muoviamoci in un ambiente migliore, anche affrontando le difficoltà, il dolore e gli errori (e gli uomini ne fanno tanti). È possibile farlo mettendoli in prospettiva, se fanno parte di un racconto più esteso, più ricco. E anche ben più leggero, come il vento. Di cui è fatto il nostro stesso spirito".

Se la Vita potesse parlare cosa direbbe all’uomo?

"Nel romanzo Prima (che è il nome della vita) quando si trasforma in Poi parla direttamente all'uomo. La questione è culturale e ironica (come mi piacerebbe risultasse tutto il romanzo), nel senso che la vita a un certo punto si storicizza e diventa una divinità, viene riconosciuta come entità superiore. Beh, a quel punto si può permettere di tutto, dai colpi di testa (essendo bizzarra come la forza della Natura) al dialogo con i filosofi greci, all’incarnazione nelle capricciose divinità greco-romane. Fino a che, un po' stufa, si mette alla ricerca delle ragioni e delle leggi che governano tutto quanto, indagando nell’arte, nell’alchimia, e nella scienza. Si mette perfino al servizio di Einstein, a un certo punto. Ce n'è per tutti, soprattutto da quando gli uomini diventano Sapiens, e quindi pretendono di saperla lunga. Da quel momento è un confronto continuo, comico, polemico e pieno di contestazioni perché certe scelte dell'uomo, dalle guerre ad altri orrori noti, sono proprio indifendibili".

Come potremmo definire il suo romanzo…un libro di formazione?

"Mi piace definirlo un romanzo di ‘trasformazione’, non ‘di formazione’, in quanto la vita non diventa mai adulta, in fondo. Mantiene lo spirito, l'energia e la voglia di divertirsi di quando si è giovanissimi".

In questi giorni, un virus ci sta mostrando come l'uomo si dimentichi troppo facilmente di essere parte di un tutto più grande di lui... quale potrebbe essere la lezione per il futuro?

"Mi sembra che l'attualità ci insegni diverse cose. Una di queste è che bisogna ritrovare le giuste misure. Mi spiego: abitiamo un pianeta ma dimentichiamo facilmente di essere in condivisione con tantissimi altri viventi. Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che nessuno ci abbia fatto firmare (fino a prova contraria) un atto di proprietà! La realtà è che siamo comparsi, in quella che nei peggiori salotti sarebbe una forma presentabile, solo duecentomila anni fa. I pesci hanno quattrocento milioni di anni, i funghi almeno il doppio. Che pretese vogliamo avere? Di cambiare sistemi e ambienti che si autoregolano da milioni di anni? Non siamo i figli unici della Vita. Quindi un po’ più di rispetto sarebbe non solo un gesto di fair play ma anche un sano proposito. Aiuterebbe a riconoscere la misura dei nostri comportamenti e, perché no, delle nostre pretese. L’uomo guarda sempre oltre e avanti, ma il pianeta è una sfera, alla fine bisognerà scoprire che quelle davanti sono le nostre spalle. Guardarci le spalle e tutelare l’ambiente, e le specie che vivono di fianco, sopra e sotto di noi è diventato indispensabile. Semplici consumatori erano i batteri di quattro miliardi di anni fa. Noi possiamo fare di meglio, spero".

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