CULTURA

approfondimento

Nora, sulle tracce di Michel Cassien

Compose dettagliate relazioni, tracciò disegni, scattò fotografie i Sardegna
(foto andrea piras)
(Foto Andrea Piras)

Quell'uomo barbuto, con il volto solcato da rughe profonde come quelle di un lupo di mare, di uno tanti naviganti degli oceani, non era un archeologo. O almeno non disponeva di una laurea specialistica che l'accreditasse, dal punto di vista accademico, allo studio e magari all'insegnamento dell'antico. Ma Michel Cassien con la storia e il suo patrimonio culturale ci sapeva fare eccome. In quel tempo - era la fine degli anni Settanta - insegnava fisica all'Université Paris 6. La Sardegna sarebbe diventata, ben presto, la sua nuova terra. Per sei lunghi, affascinanti anni. Dal 1978 al 1984, alla guida di un manipolo di volontari del Touring Club de France, raggiunse Nora per avviare sei campagne di prospezioni e recuperi subacquei. Le portò a termine e restituì alla Sardegna, alla storia, preziose conoscenze sulla città fondata dai fenici, diventata punica e poi romana. Se n o era un archeologo, Cassien, dimostrò sul campo quanto invece lo fosse. Uno scienziato capace di sfruttare le sue incredibili conoscenze per metterle al servizio della ricerca tutto tondo.

Non si limitò, in quegli anni, a recuperare qualche anfora o altri manufatti che il mare di Nora ancora custodiva, a sistemare sul fondo reticolati per agevolare gli studi archeologici. Fece molto di più. Compose dettagliate relazioni, tracciò disegni, scattò fotografie. Un lavoro rimasto a lungo inedito ma ripreso, nel 2015, dall'équipe di archeologi e ricercatori coordinati dal professor Jacopo Bonetto dell'Università di Padova che da una ventina d'anni continua a scavare a Nora, insieme alla Soprintendenza archeologica di Cagliari, per scrivere e riscrivere la storia di questa antica città antica. Sono gli archeologi padovani, ad aggiornare quegli studi di Michel Cassien e pubblicarli, con tanto altro, nel volume, Nora e il mare edito da Padova University Press e curato direttamente da Bonetto. "Era 1977 quando l'allora soprintendente Ferruccio Barreca - lo riporta il libro - mi affidò lo scavo delle Terme a mare di Nora. Lo scavo richiamò l'attenzione di alcune persone che gravitavano nella zona di Pula. Fra queste Sebastiano Piano, appassionato sia di archeologia che di ricerca e nuoto subacqueo il quale, proprio per questa sua passione, aveva stretto amicizia con Michel Cassien. Nei primi mesi del 1978, Barreca mi presentò nel suo ufficio Cassien, introducendolo come uno studioso francese di archeologia subacquea che durante l'estate avrebbe operato ricognizioni nel mare adiacente Nora, incaricandomi di favorirlo in ogni modo". Parole e ricordi sono dell'archeologo Carlo Tronchetti, che di lì a poco dovrà spostarsi nel Sinis per lo scavo di Monte Prama. "In effetti Cassien non era un archeologo ma aveva svolto ricerche con archeologi francesi che aveva garantito per lui", scrive Tronchetti nella sua introduzione su "Nora e il mare". Michel Cassien a Pula ha legato il suo nome. Anche se pochi, in questa cittadina, così come nel resto dell'Isola, sanno.

Non furono pochi, tantomeno rari, i reperti recuperati da Cassien. Nelle acque del Coltellazzo, l'isolotto che emerge davanti al capo di Nora, vennero ripescate 300 manufatti tra contenitori da trasporto e ceramiche da mensa in ottimo stato di conservazione. Un vero giacimento della storia, a cominciare dalle anfore di epoca fenicia e punica utilizzate per trasportare alimenti, carni macellate, molto simili a quelle recuperate nella laguna di Santa Gilla, nello stagno di Santa Giusta e nel porto di Olbia. Sedici le anfore riportate in superficie. Nelle loro pance, resti di bovini e ovi-caprini (le due specie animali più rappresentate con una percentuale che sfiora il 90 per cento) e anche ossi scoperti dagli archeosub nei fondali sottoposti ad indagine. Reperti che in molti casi vennero trovati "insieme a una consistente quantità di vinaccioli", ricorda Francois Poplin, lo scienziato del Museo nazionale di storia naturale di Parigi per per primo esaminò il materiale estratto dalle anfore di Nora. Tra i reperti, anche carni di zebù, un bovide tipico dell'Africa. Un nuovo, importante indizio che contribuiva a svelare l'attività dei Punici sulla macellazione e le loro tecniche di conservazione e trasporto dell'alimento-carne.

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