CULTURA

antichi mestieri

Come nascono le launeddas, il più antico strumento musicale sardo

Roberto Anedda, di Muravera, è uno degli ultimi artigiani del suono
roberto anedda (l unione sarda)
Roberto Anedda (L'Unione Sarda)

Con un coltellino crea i fori perfettamente rettangolari sulle canne che ha selezionato. Le pulisce, le lega e le trasforma nel più antico e straordinario strumento musicale sardo: le launeddas. Roberto Anedda, 50 anni, muraverese, è uno degli ultimi costruttori di launeddas del Sarrabus. «Ho scoperto per caso quando avevo solo 9 anni quella che adesso è una delle mie più grandi passioni», dice. «Era il 31 ottobre del 1978 e col mio amico Marco Lai andai a chiedere Is Animeddas a suo nonno, Tziu Pietrino Murtas, uno dei più grandi costruttori di launeddas di Muravera. Era in un magazzino e mi regalò le ance, le sottili "linguette" mobili che fammp suonare gli strumenti a fiato. Non avevo idea di cosa fossero ma me ne innamorai. Mi sembrava di avere un tesoro in mano».

Gli albori

Da quel momento Roberto Anedda inizia a frequentare la casa di Pietrino Murtas. Ogni giorno, appena usciva da scuola. Due o tre anni per scoprire i segreti della lavorazione. Poi si avvicina al al maestro Luigi Lai per migliorarsi e per imparare a suonare le launeddas. «Un giorno - racconta - chiesi al Lai se potesse costruirmi le ance, io non ero ancora in grado di farlo. Gli portai le canne pronte, lavorate da me. Lavorate così bene che non credeva fossi stato io l'autore. Dovetti costruirne un altro paio di fronte a lui, in mansarda».

Le difficoltà

Le ance Roberto impara a realizzarle qualche anno più tardi, poco più che quindicenne. «Sono la parte più difficile, la metà del successo delle launeddas dipende proprio dall'ancia. L'altra metà invece dalla scelta delle canne. Devono essere cerazzasa , color cera. Non secche ma neppure fresche». Roberto Anedda oggi costruisce e suona le launeddas. Ma il cuore batte più forte quando si metta al lavoro col coltellino: «Pensare che una canna prenda vita mi fa venire la pelle d'oca. Raddrizzarla col fuoco, realizzare i fori, la legatura, i disegnini con la punta del coltello e infine le ance. È una soddisfazione enorme».

I legni lavorati

Nella sua vita Anedda ha costruito diverse migliaia di launeddas. E, nonostante oggi i maestri siano rimasti in pochi, è certo che questa tradizione andrà avanti, magari con dei corsi nelle scuole: «Oltre che per tramandare la tradizione - ha concluso - i corsi sarebbero utili per salvaguardare i canneti. Purtroppo ancora oggi vengono tagliate tante canne che poi risulteranno buone solo per il fuoco. Nel Sarrabus, per fortuna, c'è qualche giovane che sta imparando. Le launeddas hanno vissuto per 3500 anni, sopravviveranno ancora».

Gianni Agus

© Riproduzione riservata

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