CULTURA

dal 20 settembre

In mostra a Venezia i disegni di Pietro Pacciani

Undici opere del presunto "Mostro di Firenze", che saranno messe in vendita: il ricavato sarà devoluto in beneficenza
pietro pacciani (archivio l unione sarda)
Pietro Pacciani (Archivio L'Unione Sarda)

Mostro di Firenze? Non più… adesso si parla di Mostre di Venezia. Ebbene sì, perché undici disegni realizzati in carcere da Pietro Pacciani, detto "Il Vampa" per via del suo carattere irascibile, saranno messi in mostra a Venezia a partire dal 20 settembre.

Autoritratti, disegni raffiguranti animali che il contadino di Mercatale in Val di Pesa ha disegnato dentro la sua cella, mentre il popolo italiano e la gogna mediatica lo avevano già condannato per i delitti del Mostro di Firenze che dal '68 all’85 avevano macchiato di sangue le campagne toscane.

"One solo show" è il nome dell’evento che si terrà nella galleria "Venice Faktory" e che ospiterà le opere di Pacciani. Non ci saranno disegni osceni, quelli sono stati posti sotto sequestro dalla magistratura. Quelli che comporranno la mostra appartengono a un criminologo che ha seguito "Il Vampa" come consulente della difesa nel corso del processo per i duplici omicidi.

Gli originali non possono essere messi in vendita, sono però stare realizzate 150 copie per il mercato e il ricavato verrà devoluto in beneficienza all’ospedale Meyer di Firenze, rispettando la volontà dello stesso Pacciani. Nel gennaio del 1993, invece, non importava niente a nessuno dell’espressione artistico-pittorica del contadino. Nessuno avrebbe lontanamente immaginato che l’uomo ritenuto da tutti il killer delle coppiette che in piena notte si aggirava per le campagne toscane a sparare e ad asportare il pube e il seno potesse essere anche un artista.

In quegli anni, in quei momenti, c’era molta rabbia verso Pacciani. La gente voleva il colpevole. Forse voleva un colpevole, delle certezze che tardavano ad arrivare proprio perché mancavano. Trovato Pacciani, non importava più niente a nessuno se la Beretta calibro 22 non fosse stata ritrovata, nessuno si chiedeva più come mai ci fosse quello strano collegamento tra il delitto del '68, i sardi, le dichiarazioni di Mele e quello strano gruppo che entrava e usciva da galera ad ogni delitto. Nessuno. Tutti avevano smesso di interrogarsi sul piccolo Natalino Mele e quella famosa notte del 16 agosto 1968: chi lo ha accompagnato a casa del vicino? Nessuno se lo chiedeva più. Non era più importante saperlo ormai. C’era Pacciani, era lui il colpevole e andava condannato.

In primo grado, infatti, viene ritenuto responsabile per i delitti del mostro ma successivamente viene assolto in appello. La sua morte sopraggiunge prima di un nuovo processo. Oggi tutto è cambiato. C’è stato il rovescio della medaglia e sembrano lontani i giorni in cui la stampa e le tv nazionali sbattevano in prima pagina la foto del Vampa con su scritto "Pacciani è il mostro". Recentemente è emerso invece che i segni sul proiettile rinvenuto nell’orto di Pietro Pacciani, nel corso della maxi perquisizione dell’aprile del 1992, sarebbe il frutto di una prova artefatta e non di un di un proiettile inserito nella camera della Beretta Calibro 22.

Oggi cosa resta di questa vicenda? Sono trascorsi cinquant’anni dal primo delitto del Mostro di Firenze e rimangono ancora dubbi che fanno tremare gli uffici delle Procure, interrogativi, inchieste che saltano fuori puntualmente dagli archivi pieni di polvere e che portano in auge nuovi colpi di scena pronti a sfumare in cielo fino all’inizio di una nuova primavera.

Angelo Barraco

© Riproduzione riservata

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