CULTURA

l'iniziativa

Asinara, quattro detenuti diventano archivisti

Il loro compito? Digitalizzare i vecchi archivi delle carceri
i quattro nuovi archivisti (l unione sarda pala)
I quattro nuovi archivisti (L'Unione Sarda - Pala)

Fuori dal luogo dove la società ha deciso di tenerli rinchiusi, così quattro detenuti costruiscono la storia delle carceri dell'Asinara.

Lorenzo, Singh, Mario e Ndoj, tutti in regime articolo 21 e con un passato da dimenticare. Hanno iniziato un lavoro di studio e digitalizzazione dei vecchi archivi delle case di pena nella sede del Parco Nazionale dell'isola. Rispolverano vecchi fascicoli, carte e documenti che rivelano le vicende umane dei carcerati dal 1885 al 1997, 112 anni di storia umana tra omicidi, furti e rapine.

Il lavoro è in continuità con un progetto iniziato nel 2012 nella casa circondariale di Sassari - prima a San Sebastiano e poi a Bancali- che ha visto la collaborazione dell'area educativa del carcere, l'Archivio di Stato e i Parchi dell'Asinara e di Porto Conte, per il recupero dei vecchi archivi delle ex colonie penali della Sardegna.

Materiale inedito contenente le storie più svariate, le testimonianze, le lettere, i pensieri, le varie tipologie comportamentali dei reclusi succedutisi nel tempo, che hanno permesso di ricostruire molteplici momenti di vita carceraria quotidiana da fine '800 ad oggi, l'allestimento di due musei carcerari - Asinara e Tramariglio- e la pubblicazione di alcuni volumi divulgativi. "Da parte loro emerge che nella loro vita non hanno avuto una guida, una vera famiglia che gli dicesse cosa era giusta o sbagliato - spiega Vittorio Gazale, vicedirettore del Parco - la loro voglia oggi è diventare educatori dei ragazzi e fargli capire come sia facile sbagliare".

La voglia di riscatto sociale negli occhi, il forte desiderio di vincere una scommessa, Lorenzo, Singh, Mario e Ndoj le raccontano con gioia, affrontano un cammino nuovo pieno di speranze che possa arricchire le loro competenze professionali e aprirgli nuove strade nel mondo del lavoro.

"È stata un'emozione forte poter rappresentare a teatro le storie di detenuti scritte nei fascicoli e nei racconti sepolti negli archivi - ha detto Ndoj - .Ho rappresentato la storia di un evaso e la mia stessa evasione legando il passato con il presente, perché tante cose sono rimaste uguali, così come ho raccolto testimonianze di detenuti che hanno tentato di dimostrare la loro innocenza senza riuscirci. Non si può escludere che nelle carceri ci possano essere degli innocenti". I quattro detenuti rappresentano una piccola parte della popolazione detenuta del carcere.

La responsabile dell'area educativa del carcere di Bancali Ilenia Troffa e la direttrice dell'archivio di stato Federica Puglisi sostengono che «questo lavoro per loro vale per loro come una riabilitazione, la loro storia personale ci fa capire che la solitudine in carcere può favorire altre occasioni, una integrazione si affronta con difficoltà per questo ci danno a noi la possibilità di realizzazione della mission, ossia la rieducazione della pena".

Per il vicepresidente del parco Asinara, Antonio Diana "La raccolta della memoria può portare nel tempo ad un approfondimento da cui estrapolare la qualità della vita nelle varie epoche. Il risultato si potrà leggere tra 40 anni quando si vedrà la stratificazione della storia".

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