CULTURA

#Letture Under 18

Le migrazioni raccontate ai più piccoli

La favola di Mauro Grimaldi su un luogo fantastico che esiste davvero: "La città in fondo al mare"
mauro grimaldi
Mauro Grimaldi

Esiste un luogo speciale in cui solidarietà e divertimento sono all'ordine del giorno? Dove non servono parole perché si parla una lingua fatta di bolle, né serve essere ricchi, perché tutto viene regalato o scambiato?

Un luogo così, anzi una città così esiste, almeno nella fantasia. Però abitarci non è proprio la realizzazione del sogno che noi tutti abbiamo di un mondo ideale perché questa città si trova in fondo al mare. E chi ci vive non lo ha fatto per propria scelta ma perché guerre, povertà e discriminazione lo hanno costretto ad abbandonare la terra ferma.

È questo il racconto su cui è incentrato La città in fondo al mare (Sonda, 2019, Euro 12,90, pp. 40), nelle librerie dal 24 gennaio. Si tratta di una delicata favola moderna, in cui le parole di Mauro Grimaldi e i disegni di Spartaco Ripa creano un mondo di fantasia che fa da ponte per avvicinare i lettori alla situazione dei migranti. Nasce così un racconto che aiuta a parlare con i più piccoli del diritto alla felicità e della scelta di rischiare tutto nella speranza di trovarla. Temi non semplici da trattare quando ci si rivolge a lettori molto giovani come spiega a L'Unione Sarda Mauro Grimaldi:

“Quando si affronta un tema complesso come le migrazioni con i più piccoli si incontrano molte difficoltà, perché ci sono due tipi di problemi. Il primo è che le parole e le immagini hanno un peso e devono essere calibrate, soprattutto se il messaggio deve arrivare ai giovanissimi. Esiste una sorta di responsabilità artistica, soprattutto quando l’arte vuole essere funzionale nel dare dei messaggi. La seconda, che a mio parere è maggiore, è quella dovuta al fatto che usiamo uno strumento, cioè una favola, insolito in un mondo informatizzato e globalizzato, dove i bambini sono ipnotizzati da tutto ciò che è elettronico. L’obiettivo che ci poniamo, la sfida, è di consentire alla favola di riappropriarsi del suo ruolo, quello di strumento di dialogo, di relazione e, nel nostro caso, valoriale attraverso un linguaggio adatto ai più piccoli.”

Perché nonostante le difficoltà è importante affrontare anche temi seri e dolorosi con i piccoli?

“Il progetto è più ampio rispetto ad una semplice favola. Le nostre – mie e del disegnatore Spartaco Ripa – sono delle bio-favole, cioè favole dai contenuti certificati, protette da inquinamenti esterni che vogliono affrontare temi attuali con chiarezza e semplicità come le migrazioni, il rispetto delle diversità, la non violenza e altri importanti temi valoriali. Oggi il bambino non vive in una gabbia di vetro ma è soggetto, sia attraverso la TV ma soprattutto attraverso Internet, a influenze, a messaggi violenti, strumentali, a volte manipolati. Credo sia giusto che questi temi così delicati vengano proposti loro in termini corretti e non strumentali.”

Quindi la favola è il punto di partenza per una proposta molto più ampia?

“Esatto. La favola è la base da cui partire per stimolare un dialogo e un confronto dei bambini con questi temi anche all’interno della famiglia e della scuola. Un percorso che nel tempo può trasformarsi in un tipo di proposta più coinvolgente, come la costruzione di una piece teatrale da proporre al mondo della scuola su cui si sta già lavorando, dando vita ai nostri personaggi, coinvolgendo i bambini in modo diretto, semplificando l’approccio così che i piccoli da spettatori diventano protagonisti.”

Ma che luogo è la città in fondo al mare?

“È la città ideale dove tutti vorremmo vivere. Dove non esiste il denaro ma la solidarietà. Dove si parla un’unica lingua. Dove ognuno ha un ruolo e conserva la propria dignità a prescindere dal colore della pelle o dalla religione. Dove il connubio con il mondo animale è basato sulla collaborazione reciproca. Dove nessuno viene rifiutato, vilipeso e offeso. Esattamente l’opposto di quel mondo che ha costretto, con le sue speculazioni, milioni di persone a fare scelte estreme a rischio della propria vita.”

Quale ruolo devono svolgere le illustrazioni, a suo parere, in un libro destinato a un pubblico di giovanissimi?

“In un libro per ragazzi le illustrazioni sono fondamentali. Ti aiutano a prendere una coscienza visiva, a visualizzare un sogno, ad entrare nella storia, negli ambienti. A dare un volto alle persone. Questo funziona bene quando tra scrittore e disegnatore esiste un feeling molto forte. È un lavoro di squadra dove la grande capacità del disegnatore è quella di interpretare visivamente quello che lo scrittore vuole trasmettere, mettendoci chiaramente molto di suo. In questo il mio amico Spartaco Ripa, con cui collaboro da tanti anni è molto bravo. Spartaco è una persona che alla grande professionalità ha unito la passione.”

La copertina del libro
La copertina del libro

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