#CARAUNIONE

la lettera del giorno

"Noi, malati oncologici che sopravviviamo in un mondo che offre poco o niente"

Una lettrice raccolta il suo calvario di lotta contro il cancro
(foto pixabay)
(foto Pixabay)

"Cara Unione,

sono una delle tante voci bianche nel mondo. Vorrei raccontarvi come un malato oncologico deve sopravvivere ad un mondo che ti offre poco e niente. Nel 2014, dopo un carcinoma al seno, ho dovuto seguire tutta una prassi per poter avere riconosciuta l'invalidità. Quando il secondo ricorso mi è stato accettato mi è stato riconosciuto il 100% di invalidità.

Dopo un anno è sceso al 75%, anche se il mio braccio non è più lo stesso. Ho dolori in tutta la fascia muscolare ascellare e per tutta la vita non potrò portare più di un kg e non potranno più farmi prelievi perché sono stati prelevati linfonodi. Nel frattempo non sono guarita e non sto guarendo, non mi sono svegliata da un sonno profondo e ciò che mi e successo è tutto vero.

Eppure il mio 75% di invalidità è diventato 46%. Sono certa che ciò che scrivo non importa a nessuno, soprattutto a una commissione medica che non esamina attentamente i problemi causati dal cancro. Il cancro oltre a renderti invalido ti rende fragile e debole. Inoltre il corpo distrutto da chemio e radio deve poi combattere con tutti i problemi che le medicine causeranno. Arriveranno altre malattie che al momento della valutazione medica, alla quale ogni anno bisogna sottoporsi, non verranno considerate.

Non importa se, oltre a non poter usare il braccio invalidato, anche l'altro ormai lo è diventato perché ha la maggior parte delle vene bruciate dalla chemioterapia. Non importa a nessuno che tu debba continuare una cura pesante per più dei 5 anni. Non importa a nessuno se tu nel frattempo sei caduto in depressione, se la chemioterapia ti ha assottigliato l'osso dentale, se hai già perso due denti e se altri sono in procinto di cadere. Non importa a nessuno se nel frattempo le patologie sono aumentate e la tiroide non funziona bene, se il tuo cuore è costantemente sotto controllo. Loro ti guardano senza capire veramente ciò che vivi e di cosa ha bisogno. Guardandoti dal di fuori vedono un corpo dove il cancro non è visibile a occhio nudo ma può essere nascosto e pronto a distruggerti ancora di più.

Noi siamo un numero e, tramite la commissione medica, lo Stato finisce di ammazzarci. Vorrei dire che c'è un cancro molto più grande e molto più subdolo ed è rappresentato dalle leggi che non ci tutelano".

Vergognosamente Italiana - provincia di Cagliari*

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