«Il mio compagno ha rischiato di perdere una gamba sul lavoro: grazie Sardegna per le cure, grazie sardi per l’aiuto»
Grave infortunio ad Arborea per un operaio bergamasco: evitata l’amputazione. E la donna dedica un pensiero a tutti coloro che hanno evitato il peggio e fornito supportoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il compagno di 56 anni, bergamasco, all’inizio di dicembre ha rischiato di perdere una gamba che era rimasta incastrata in un macchinario in un’azienda di Arborea. Un gravissimo incidente sul lavoro che, alla fine, si è risolto per il meglio. E adesso la moglie dell’operaio, Antonella Pennacchio, vuole ringraziare i medici che hanno evitato il peggio (la gamba, che rischiava di essere amputata, è salva) ma anche i sardi che sono stati vicini alla coppia e hanno offerto supporti in ogni modo.
Ecco la sua lettera.
***
Ci sono luoghi che si ricordano per il mare, altri per il vento, altri ancora per una bellezza che non ha bisogno di spiegazioni. E poi ci sono luoghi che si ricordano perché, nel momento più difficile, ti tengono in piedi. Per noi, la Sardegna è diventata questo. Il mio compagno è arrivato ad Arborea per lavoro ed è rimasto per un grave e traumatico infortunio. Un incidente che, per dinamica e gravità, avrebbe potuto avere conseguenze irreversibili. E invece, grazie alla prontezza, alla competenza e alle scelte cliniche tempestive, la sua gamba è stata salvata. Quando il tempo si è fermato e la paura ha preso il sopravvento, abbiamo incontrato una sanità che non è fatta solo di tecnica, ma anche di umanità. Al Pronto Soccorso dell’Ospedale SS. Annunziata di Sassari abbiamo trovato professionalità, lucidità e rispetto. Nel reparto di Traumatologia e Ortopedia, la cura è stata attenta, rigorosa, ma soprattutto umana. Un ringraziamento sincero e profondo al primario dottor Cudoni e ai medici che ci hanno seguito con competenza e disponibilità: a loro va la nostra riconoscenza per la capacità di intervenire nei momenti decisivi, per la chiarezza nelle spiegazioni e per l’attenzione costante anche quando la situazione era complessa e l’esito tutt’altro che scontato. Un grazie speciale alla caposala e a tutte le infermiere: mani che curano, parole che consolano, presenza continua. Perché spesso non è solo la terapia a fare la differenza, ma il modo in cui viene accompagnata.
E poi c’è stato il “popolo” sardo. Quello che non fa rumore, ma c’è. Quello che ti aiuta senza chiedere, che ti sostiene con naturalezza, che ti fa sentire meno solo anche quando sei lontano da casa. Un grazie sincero a tutti i taxisti ed ai proprietari degli alloggi che, con una disponibilità e una sensibilità non scontate, ci hanno aiutato a trovare ogni volta una sistemazione, rendendo più sopportabile una degenza lunga e complessa. In un momento in cui eravamo ospiti feriti, ci siamo sentiti accolti. Ora torniamo sul continente, con una strada di guarigione ancora lunga davanti e una gratitudine che ci accompagna. Perché ci sono terre che non si visitano soltanto: si incontrano. Grazie, Sardegna. Non lo dimenticheremo.
Antonella Pennacchio
***
Se volete raccontare le vostre esperienze in Sardegna o segnalare notizie scrivete a redazioneweb@unionesarda.it
