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Televisione

No Man's Land: una serie sulle storie dei foreign fighters

Lente d'ingrandimento sui giovani coinvolti in un conflitto sporco e frastagliato
il manifesto di no man s land (foto starzplay)
Il manifesto di No Man's Land (Foto StarzPlay)

Sono spariti dai radar delle cronache, dopo essere stati sotto i riflettori per anni. Poi su di loro è sceso l'oblio, un po' perché le sorti della guerra all'Isis sono giunte (momentaneamente) a un epilogo, un po' perché ora l'allerta, e quindi le attenzioni mediatiche, si sono spostate su altri campi. Eppure la parola foreign fighters ha tenuto banco per parecchio tempo dividendo l'opinione pubblica e le istituzioni: va considerato un foreign fighter anche chi è andato a combattere in Siria contro l'orda nera del Califfato? Con quali strumenti giuridici affrontare il fenomeno dei giovani occidentali inquadrati nei ranghi di Daesh e come fare un distinguo fra chi privatamente ha preso il volo per unirsi alla milizie curde, forza operativa sul terreno della schieramento internazionale contro il terrorismo islamico? Da un punto di vista narrativo, a offrire sul tema un approfondimento è una serie televisiva. Si chiama "No Man's Land" ed è disponibile anche in Italia su Amazon Prime sul servizio StarzPlay. Piccola parentesi sul canale di video on demand. Il marchio americano StarzPlay, nato nel 2008, prima assorbito da Netflix poi nuovamente indipendente, nel nostro Paese è anche disponibile su Apple Tv Channels da fine giugno 2019 e su Rakuten Tv. Detto ciò, eccoci a questa nuova serie divisa in 8 puntate. La produzione è la stessa che ha messo in campo la fiction "Fauda" che, ambientata in Israele, mette in scena l'eterno conflitto palestinese secondo il punto di vista delle forze speciali israeliane Mista'arvim.

Un frame tratto dal video mostrato dall'Isis
Un frame tratto dal video mostrato dall'Isis

Ma se in "Fauda" (seppur senza sconti alla spietatezza degli agenti del Mista'arvim) la bilancia pendeva verso gli israeliani, in "No Man's Land" il giudizio è poliedrico. Intanto, non si fanno sconti e la sentenza è categorica nei confronti dei burattinai dell'orrore Isis e dei suoi fanatici. Ma sospende la sentenza nei confronti di chi è diventato foreign fighter dopo un cammino di emarginazione, una vita di soprusi e privazioni. Come il londinese Paul Wilkins e i suoi inseparabili amici immigrati arabi Nasser El-Shammri e Iyad Bel Tagi che trovano consolazione al loro stato di reitti in una visione radicale del Corano. Finiscono nelle file dello Stato Islamico, combattono, si rendono protagonisti di nefandezze ma è qui che ognuno matura posizioni diverse. C'è chi peggiorerà e chi cercherà la via del riscatto.

Combattenti peshmerga curdi (foto archivio L'Unione Sarda)
Combattenti peshmerga curdi (foto archivio L'Unione Sarda)

Sul fronte opposto, ecco, invece, i giovani occidentali che si sono uniti alla forze curde delle regione del Rojava. E la storia prende l'avvio proprio dalla disperata ricerca di una sorella da parte di un fratello. Sono francesi e lei è stata data per morta anni addietro in Egitto dopo un attentato terroristico ai danni di un cantiere archeologico dove Anna prestava lavoro. Eppure da un video amatoriale girato in Siria, ecco che il fratello Antoine ha la folgorazione. Fra le partigiane dei reparti Ypg (Unità di protezione delle donne) gli sembra di riconoscere la sua amata Anna. Quel video lo spingerà a spostarsi in Siria ed entrare suo malgrado (lui, giovane e benestante ingegnere) nel pieno del conflitto. Qui sull'altra parte del fronte ci sono altri giovani occidentali giunti in Siria per diverse ragioni. C'è chi idealizza nel Rojava un primo stato libertario. Gli ex marines, come Ryan Carson, che lasciato l'esercito Usa, hanno deciso di proseguire sul campo la guerra al terrorismo islamico. Ma soprattutto ci sono le ragazze curde in armi per difendere villaggio dopo villaggio la propria terra. Chi è sempre stata attaccata alla propria nazione mai riconosciuta o chi ha lasciato gli agi della vita a Parigi per unirsi alla compagne.

E allora, ecco che fra i primi "No Man's Land" punta la lente d'ingrandimento su tutti quei giovani e quelle giovani impegnate in un conflitto più che mai sporco e frastagliato, in cui le alleanze di oggi rischiano di non valere domani. Fra loro, la serie non ce li fa vedere, ci sono stati in supporto ai curdi anche diversi italiani e sardi.

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