Dalle macerie del regime ai traffici globali: come si è formata la criminalità albanese e perché è diventata centrale in Europa

La storia della criminalità organizzata albanese inizia con un vuoto di potere. È l’inizio degli anni Novanta: il regime comunista di Enver Hoxha è crollato da poco e l’Albania si trova senza strutture economiche solide, con istituzioni fragili e forze dell’ordine impreparate.

Il momento chiave arriva nel 1997. Il fallimento delle società finanziarie piramidali manda in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di famiglie. Scoppiano rivolte, gli arsenali militari vengono saccheggiati, milioni di armi finiscono fuori controllo. In quel caos nascono e si consolidano gruppi criminali capaci di occupare spazi lasciati liberi dallo Stato.

L’Italia come primo sbocco

Negli stessi anni migliaia di cittadini albanesi attraversano l’Adriatico. L’immagine della nave Vlora stipata di migranti nel porto di Bari resta una fotografia simbolo di quell’esodo. Dentro quei flussi migratori, accanto a chi cercava lavoro e stabilità, si inseriscono anche reti criminali emergenti.

La vicinanza geografica e le rotte marittime brevi fanno dell’Italia la piattaforma ideale. All’inizio si tratta di reati diffusi: furti, rapine, sfruttamento della prostituzione. Ma già a metà degli anni Novanta i gruppi albanesi si ritagliano un ruolo strategico nel traffico di eroina lungo la rotta balcanica.

Con il tempo il salto di qualità: gestione diretta di carichi di marijuana coltivata nei Balcani, ingresso nel mercato della cocaina, collaborazione stabile con organizzazioni italiane. Non più manovalanza, ma partner affidabili nella logistica e nella distribuzione.

Struttura flessibile, legami familiari

A differenza delle mafie storiche italiane, la criminalità albanese non ha una struttura unica e riconoscibile. Non esiste una “cupola” centralizzata. Si tratta piuttosto di clan familiari, legati da vincoli di sangue e di territorio.

La forza sta nella compattezza interna e nella capacità di muoversi rapidamente tra Paesi diversi. Le reti in Italia e nel resto d’Europa garantiscono appoggi logistici, contatti e coperture. Ogni gruppo opera in modo relativamente autonomo, ma mantiene collegamenti con la madrepatria.

Un altro tratto distintivo, soprattutto negli anni Novanta, è stata la violenza diretta e dimostrativa: regolamenti di conti, sequestri, scontri armati. Con il tempo, però, molte organizzazioni hanno scelto un profilo più basso, puntando su traffici redditizi e riciclaggio.

Un attore stabile nel narcotraffico europeo

Oggi la criminalità organizzata albanese è considerata tra le più dinamiche in Europa. Le indagini internazionali evidenziano la capacità di controllare interi segmenti della filiera della cannabis nei Balcani e di trattare direttamente con fornitori sudamericani per la cocaina.

La sua caratteristica principale è la rete: gruppi agili, senza un marchio unico ma con una forte identità comunitaria. Un fenomeno nato dal collasso istituzionale degli anni Novanta che, nel giro di una generazione, si è trasformato in un protagonista silenzioso ma centrale della criminalità transnazionale.

Narcotraffico e collegamenti con ambienti albanesi: le tre maxi inchieste in Sardegna

Negli ultimi dieci anni la Sardegna è comparsa più volte nelle carte della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari per traffici di droga con collegamenti verso l’area balcanica.

Non emerge una “mafia albanese” radicata nell’isola con controllo territoriale, ma tre operazioni mostrano un filo comune: gruppi operativi in Sardegna inseriti in reti più ampie con ambienti della criminalità albanese.

2016 – Operazione “Polo Est”

È il primo caso strutturato.
L’inchiesta porta all’arresto di 30 persone, italiane e albanesi, per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Viene fermato anche un latitante albanese destinatario di un’ordinanza internazionale.
Il quadro è quello di un traffico transnazionale con base operativa anche nell’isola.

2023 – “Family & Friends”

La DDA coordina 40 misure cautelari (22 in carcere e 18 ai domiciliari) su un’organizzazione definita italo-albanese.
Secondo gli inquirenti, la cocaina arrivava anche dall’Albania, mentre l’hashish proveniva dalla Spagna. Il giro d’affari stimato sfiora i 15 milioni di euro.
L’attività era concentrata tra Cagliari, Quartu e il nord Sardegna, con ramificazioni in diverse regioni italiane.

2025 – Operazione “Termine”

È l’inchiesta più recente e più ampia: 71 provvedimenti cautelari in un’indagine sul narcotraffico internazionale. Le fonti parlano di due associazioni radicate in Sardegna, collegate con ambienti della criminalità albanese attivi in Toscana e Veneto.
L’operazione ha portato anche al sequestro di oltre 50 chili di hashish.

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