Bagagli smarriti: la compagnia ora paga
A quanti viaggiatori è capitato di non trovare la propria valigia all’arrivo? Se prima era complicato ottenere un risarcimento dalla compagnia aerea, adesso una sentenza della Cassazione sezione civile mette un punto fermo a favore delle vittime.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Centinaia di migliaia di aerei, centinaia di milioni di persone, altrettanti o forse più bagagli tra piccole borse, trolley e valigie dalle medie e grandi dimensioni volano sopra le nostre teste ogni giorno per tutto l’anno. E i numeri sono in crescita.
C’era una volta e c’è ancora l’ufficio lost and found in ogni aeroporto: tecnicamente la sala nella quale l’addetto della singola compagnia o della società di gestione dello scalo cerca di rispondere alle domande dei passeggeri che, malauguratamente, si ritrovano senza bagaglio all’arrivo. Il dipendente prende nota del codice e comincia la ricerca dell’oggetto smarrito attraverso un sistema informatico che mette in contatto le varie aerostazioni, mentre il proprietario attende con ansia il risultato.
Vacanza rovinata
Poche volte si riesce a riottenere il dovuto in poche ore, molto spesso è necessario aspettare giorni e a volte settimane. Per tacere delle occasioni, pur ridotte, in cui il proprio bene è perso, finito chissà dove per un errore di chi l’ha caricata sul velivolo sbagliato o ha scordato di occuparsene.
Vacanza rovinata, se si è in ferie, o nervosismo imperante se si tratta di trasferta di lavoro o rientro a casa. In ogni caso è garantito un duraturo giramento di scatole, il cui livello è direttamente proporzionale al valore e all’utilità di quanto contenuto in quella piccola casa portatile andata perduta.
I numeri
Ieri come oggi: accadeva nel passato e avviene nei giorni nostri con numeri probabilmente più elevati, visto l’esponenziale incremento dei voli. Un dato, pubblicato di recente dal sito specializzato Sita (si occupa di tecnologie informatiche e comunicazioni per il trasporto aereo) e ripreso dal quotidiano la Repubblica, è esemplificativo: nel 2024 in tutto il mondo a fronte di 5,3 miliardi di passeggeri il fenomeno ha interessato 33,4 milioni di bagagli, 22 milioni dei quali sono stati recuperati entro i due giorni successivi. Gli altri 11 e rotti milioni sono tornati ai proprietari dopo quelle 48 ore o si sono volatilizzati.
In Europa nello stesso anno le valigie non consegnate allo sbarco sono state 15 milioni (quasi la metà del totale dunque), con una incidenza di 12,3 ogni mille passeggeri (con una smarrimento ogni 28 minuti) rispetto al dato complessivo di 6,3 ogni mille viaggiatori. Insomma, il vecchio continente ha qualche problema.
Il valore
Il valore del danno subito tocca i 5 miliardi di dollari: un’enormità, che difficilmente si riesce a riottenere per intero chiedendo il risarcimento al vettore di riferimento. La trafila burocratica (come già il termine lascia intuire) è lunga, complicata, lenta, snervante. Molti rinunciano in partenza, altri durante questo “iter”, pochi arrivano al traguardo. Anche perché è difficile dimostrare quale sia il contenuto del bagaglio andato smarrito e ancor di più attestarne il valore.
Così al disagio creato dalla mancanza di indumenti (il minimo che possa capitare, quando il nastro all’arrivo resta vuoto e si è appena sbarcati ai tropici o magari al circolo polare) e del minimo necessario a trascorrere i giorni o le settimane programmate all’estero, si somma il fastidio per il danno economico subito.
La decisione
Tutto questo ora potrebbe essere rivoluzionato da una sentenza pronunciata dalla terza sezione civile della Cassazione lo scorso autunno, che potrebbe diventare un precedente e cambiare le carte in tavola. I giudici supremi hanno stabilito in sostanza che non è più necessario né obbligatorio presentare un elenco completo e dettagliato del contenuto del bagaglio e del suo valore presentando magari gli scontrini o le ricevute di acquisto dei vari beni al suo interno; compito improbo e spesso impossibile. Viceversa, è sufficiente dimostrare che lo smarrimento e la perdita della valigia sono imputabili alla data compagnia aerea o comunque al vettore che fa parte della stessa alleanza societaria.
Un cambio di paradigma sostanziale innescato da un iniziale ricorso davanti al giudice di pace di Verona da parte di un viaggiatore siciliano. La sua richiesta di risarcimento, dopo il diniego avuto in primo grado e quello successivo del Tribunale in funzione di appello (un no legato proprio alla mancanza di dettagli sul contenuto della borsa e sull’assenza di scontrini relativi agli acquisti), è arrivata infine alla Corte suprema: che invece, spiega la Repubblica, ha accolto la domanda stabilendo che «un bagaglio contiene abiti, biancheria intima, accessori, profumi» e così via «in una quantità adeguata al viaggio», dunque il giudice deve decidere in base al caso specifico calcolando una cifra una tantum sino a 1.350 euro. Vale per il viaggiatore siciliano; varrà in futuro per tutti.
Magistratura
Come a volte capita, è la magistratura a intervenire e dare una parziale soluzione a un problema laddove non lo fanno altre autorità, perché è evidente a tutti la sproporzione di forze tra un singolo passeggero e una compagnia aerea che non risponde alle sue richieste e si trincera dietro normative e regole complesse e difficilmente comprensibili all’uomo comune.
Una postilla: per evitare quel tipo di seccatura (gli smarrimenti), sempre più spesso si preferisce partire col solo bagaglio a mano. I vettori però hanno reso più complicato anche quel tipo di imbarco (ormai i guadagni principali derivano da queste voci, più che dalla vendita del semplice biglietto), riducendo il numero possibile di valigie da portare a bordo e diminuendo anche il peso limite. Ma di questo parleremo un’altra volta.
