Sono passati quasi trent’anni dall’ultima volta che l’Italia ha ottenuto la qualificazione ai Mondiali tramite gli spareggi. E, fino al gol di Sandro Tonali giovedì scorso contro l’Irlanda del Nord, non segnava dalla stessa data: 15 novembre 1997. Quella sera, al San Paolo di Napoli (all’epoca – ovviamente – ancora non intitolato a Diego Armando Maradona che si era appena ritirato), fu un 1-0 firmato Pierluigi Casiraghi a spedire gli Azzurri di Cesare Maldini in Francia. Un successo arrivato al termine di un doppio confronto, con l’andata finita 1-1, e che portava la Nazionale alla decima partecipazione consecutiva ai Mondiali, dopo la finale persa ai rigori col Brasile nel 1994. Tutta un’altra storia, rispetto alla situazione di oggi.

Come ora, l’Italia agli spareggi ci arriva dopo aver chiuso il girone di qualificazione al secondo posto. Lo fa dietro l’Inghilterra, che reduce dagli Europei ospitati in casa nel 1996 (dove aveva raggiunto le semifinali, sull’onda della risalita del football britannico) era riuscita a vincere il Gruppo 2. Gli inglesi non avevano mai vinto né segnato negli scontri diretti con l’Italia (sconfitta per 0-1 a Wembley il 12 febbraio 1997, gol di Gianfranco Zola, e decisivo 0-0 all’Olimpico di Roma l’11 ottobre 1997 nell’ultima giornata), ma gli altri 0-0 degli Azzurri in Polonia e Georgia erano costati il sorpasso. Risultato: Inghilterra prima a 19 punti, Italia seconda a 18 pur avendo chiuso imbattuta.

Per i primi Mondiali della storia a 32 squadre (quelli di giugno e luglio saranno i primi a 48), l’Italia è costretta quindi al ripescaggio. Ossia allo spareggio. Una sorta di onta, per uno squadrone che ai tempi aveva nella Serie A il miglior campionato del mondo e che nell’edizione precedente era stata finalista (oltre al terzo posto di Italia ‘90 e alla vittoria di Spagna ‘82). L’avversario è la Russia, da qualche anno non più Unione Sovietica ma sempre formazione di assoluto livello. L’andata si gioca in trasferta, il ritorno in casa e la particolarità dei tempi è che la necessità di disputare il doppio play-off porta a rinviare il campionato, bloccando la Serie A il 26 ottobre e 15 novembre facendo slittare il calendario.

Cesare Maldini con Francesco Moriero in ritiro con l'Italia nel 1998 (archivio/AP)
Cesare Maldini con Francesco Moriero in ritiro con l'Italia nel 1998 (archivio/AP)
Cesare Maldini con Francesco Moriero in ritiro con l'Italia nel 1998 (archivio/AP)

In panchina, negli Azzurri, c’è Cesare Maldini. Promosso dall’Under-21 a dicembre 1996 dopo che Arrigo Sacchi – sfiduciato a seguito dell’eliminazione ai gironi negli Europei dello stesso anno – aveva accettato il ritorno al Milan al posto dell’esonerato Óscar Washington Tabárez. L’ultima partita del tecnico di Fusignano? Proprio in Bosnia, lo stesso avversario dell’Italia di martedì: perde 2-1 in amichevole, in un clima (per lui) decisamente ostile con stampa e critica contro. Maldini senior ha invece vinto per tre volte di fila gli Europei Under-21: 1992, 1994 e 1996. Si ritrova ad allenare il figlio Paolo e – alla pari di Gennaro Gattuso oggi – è messo nella pesante situazione di giocarsi i Mondiali in due partite senza possibilità di errore.

Il 29 ottobre 1997 l’andata si gioca a Mosca. Allo stadio della Dinamo, 45mila posti con pista d’atletica a tenere distante il pubblico e terreno riscaldato. Si fa per dire, perché nevica e il campo di gioco è letteralmente un pantano. Situazione che, stando alle previsioni meteo, potrebbe non essere troppo diversa a Zenica. Calcio d’inizio alle 18.30 italiane, gli Azzurri si schierano con Pagliuca, Nesta, Paolo Maldini, Dino Baggio (Roberto non è in gruppo, ma sarà convocato a furor di popolo per i Mondiali), Cannavaro, Costacurta, Pessotto, Albertini, Vieri, Di Matteo e Ravanelli. Per fare un’idea della rosa, in panchina c’è un certo Del Piero mentre Casiraghi e Zola vanno in tribuna.

Igor Kolyvanov, uno dei giocatori della Russia che giocavano in Serie A in occasione dello spareggio contro l'Italia del 1997 (foto Ansa)
Igor Kolyvanov, uno dei giocatori della Russia che giocavano in Serie A in occasione dello spareggio contro l'Italia del 1997 (foto Ansa)
Igor Kolyvanov, uno dei giocatori della Russia che giocavano in Serie A in occasione dello spareggio contro l'Italia del 1997 (foto Ansa)

La partita, però, non è affatto semplice: alla mezz’ora, Kanchelskis travolge Pagliuca e lo colpisce alla rotula. C’è chi dice una “vendetta” per un fallo che il russo aveva subito da Taribo West (compagno di squadra di Pagliuca) in Inter-Fiorentina poco più di un mese prima. Il titolare Peruzzi è infortunato, entra il 19enne Gigi Buffon all’esordio in Nazionale per la prima delle sue 176 presenze da record. Vieri segna appena iniziata la ripresa: sfrutta un lancio in avanti e il liscio di un avversario, controlla in area e batte a rete col sinistro. Ma passano tre minuti e Khokhlov crossa da destra trovando la deviazione non di Yuran, bensì di Cannavaro che nell’area piccola fa autogol. È 1-1 ed è tutto rinviato.

Il ritorno, il 15 novembre 1997, è al San Paolo di Napoli. Stadio che in quei mesi sta vivendo una delle peggiori stagioni della storia dei partenopei, a fine campionato retrocessi in Serie B con numeri da incubo. Ma quella sera, e a differenza di Italia-Argentina semifinale di Italia ‘90, tutti tifano per gli Azzurri: 69.207 spettatori, incasso di poco meno di due miliardi di lire. Lo 0-0 basterebbe all’Italia per passare, perché all’epoca vige ancora la regola del gol doppio fuori casa. E il primo tempo finisce così.

Il tiro di Sandro Tonali valso il gol che ha sbloccato Italia-Irlanda del Nord (foto Ansa)
Il tiro di Sandro Tonali valso il gol che ha sbloccato Italia-Irlanda del Nord (foto Ansa)
Il tiro di Sandro Tonali valso il gol che ha sbloccato Italia-Irlanda del Nord (foto Ansa)

La Nazionale, dopo aver sofferto, evita di portare l’agonia fino all’ultimo minuto: al 54’ lancio lungo di Albertini, Casiraghi prende il tempo a Nikiforov e con un gran sinistro supera Ovchinnikov. L’Italia quella sera gioca con Peruzzi, Pessotto, Ferrara, Costacurta, Cannavaro, Paolo Maldini, Dino Baggio, Albertini, Di Matteo, Casiraghi e Ravanelli. Dalla panchina, oltre di nuovo a Del Piero, nel finale entra un certo Nesta.

La qualificazione venne sì festeggiata ma non vissuta come un’impresa, perché all’epoca – nonostante gli Europei saltati nel 1992 – nessuno riteneva che l’Italia potesse non andare ai Mondiali e che l’accesso alla fase finale fosse il minimo sindacale. In Francia, gli Azzurri arrivarono poi fino ai quarti uscendo ai rigori coi padroni di casa futuri campioni. Oggi, dopo due edizioni saltate, la situazione è ben diversa. Con il ricordo della Svezia nel 2017 e della Macedonia del Nord nel 2022 ancora vivo. E questo fa sì che in Bosnia servirà un’altra prova rispetto allo scialbo primo tempo di venerdì a Bergamo.

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