Otto ore al giorno al lavoro: sappiamo riconoscere i segnali che ci lancia il corpo?
I consigli degli esperti di Doctolib: non sottovalutare i dolori muscoloscheletrici e il disagio psicologicoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Otto ore al giorno davanti a un computer. Oppure, in un cantiere, nella corsia di un ospedale, a guidare un mezzo per trasportare persone o prodotti.
La nostra vita, almeno per un terzo, la passiamo al lavoro. E il lavoro non è soltanto un luogo fisico dove trascorriamo tanto tempo, è fatto anche di relazioni, di conflitti, di ritmi, di rumori, di posture, tutte cose che diventano “carico”, emotivo e fisico, che spesso influisce sulla nostra salute, soprattutto se non siamo più giovanissimi.
Il 28 aprile si celebra ogni anno la Giornata mondiale sulla salute e la sicurezza sul lavoro, ma gli esperti ci dicono che in realtà ogni giorno dovremmo chiederci: sto bene mentre lavoro? Riconosco i segnali che mi manda il corpo?
Il 60% dei lavoratori italiani ha dolori muscoloscheletrici correlati al lavoro. In Europa, un lavoratore su tre ha sintomi di stress lavorativo cronico o burnout. Il 70% dei casi di disagio psicologico non viene mai diagnosticato né trattato, e può diventare una patologia seria.
L’allarme lo ripete Doctolib, la app numero uno in Italia che si prende cura della nostra salute.
Che spiega, per cominciare: «Non serve rivoluzionare tutto, a volte basta iniziare da un gesto piccolo: alzarsi ogni ora, anche solo per un minuto. La colonna ce ne sarà grata. Regolare lo schermo all'altezza degli occhi, il collo non dovrebbe piegarsi per guardare. Nominare quello che si sente: stanchezza? Vuoto? Dolore? Dargli un nome è il primo passo per non ignorarlo. Parlare con qualcuno: un medico, uno psicologo, un collega di fiducia.
I disturbi muscoloscheletrici sono la categoria più comune di patologie legate al lavoro: colpiscono schiena, collo, spalle, polsi, ginocchia. Nascono da movimenti ripetitivi, posture prolungate, carichi eccessivi ma anche dallo stress psicologico, che aumenta la tensione muscolare e abbassa la soglia del dolore.
Poi c’è il benessere mentale – proseguono gli esperti di Doctolib – meno visibile, spesso trascurato, altrettanto reale. Ansia da prestazione, esaurimento emotivo, difficoltà di concentrazione, senso di vuoto dopo giornate intense. Sono segnali clinici che meritano attenzione.
I segnali muscoloscheletrici da non trascurare sono: dolore persistente a collo, spalle o zona lombare; rigidità mattutina che fatica a passare; formicolio o intorpidimento alle mani o alle dita; dolore che aumenta durante o dopo il lavoro; difficoltà nei movimenti quotidiani (alzarsi, girarsi, sollevare qualcosa).
I segnali di disagio psicologico sono: stanchezza anche dopo una notte di sonno; difficoltà a "staccare" mentalmente fuori dall'orario di lavoro; irritabilità, ansia prima di iniziare la giornata; senso di demotivazione prolungato, calo dell'autostima professionale; difficoltà di concentrazione, mente annebbiata.
Le patologie lavorative non colpiscono tutti nello stesso modo. Le donne sono più esposte ai disturbi muscoloscheletrici degli arti superiori; gli uomini presentano frequenze più alte di ernie del disco e patologie lombari legate al sollevamento di carichi, e tendono a ritardare maggiormente la ricerca di supporto psicologico, con conseguente rischio di burnout non riconosciuto.
La prevenzione efficace parte dal riconoscere questa differenza e dal non aspettare che il problema diventi acuto.
C’è poi il burnout, riconosciuto dall’Oms come fenomeno occupazionale nell’Icd-11 (International Classification of Diseases, 11th Revision) nel 2019 è lo standard globale per la registrazione delle malattie. Stanchezza cronica, sensazione di vuoto dopo giornate piene, cinismo crescente verso quello che si fa, difficoltà a trovare un motivo per cui vale ancora la pena di impegnarsi.
Poi c’è il boreout, il malessere silenzioso di chi si annoia troppo, che colpisce chi vive una cronica sottostimolazione lavorativa: troppo poco da fare, compiti ripetitivi e privi di senso, competenze mai usate, nessuno spazio per crescere. È una forma di sofferenza psicologica che nasce dall’assenza di significato e che logora tanto quanto il sovraccarico – avverte Doctolib.
Corpo e mente non sono compartimenti separati. Sono lo stesso sistema, e soffrono insieme.
