L’Onu il 24 gennaio vuole celebrare la Giornata internazionale dell’educazione. L’obiettivo è chiaro: diffondere sempre più il messaggio che l’istruzione ha un ruolo centrale nello sviluppo, nella coesione sociale e nella riduzione delle disuguaglianze. Tutti i dati infatti confermano che chi raggiunge livelli di istruzione elevati ha anche maggiori possibilità di ottenere un posto di lavoro migliore economicamente e più stabile con effetti positivi durante la vita. Ma perché questa possibilità venga data a tutti è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale.

L’Italia in Europa

<Proprio per questo motivo, l’Unione europea si è data uno specifico obiettivo su questo fronte: raggiungere una quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030. Un traguardo che molti paesi hanno già raggiunto, ma che per l’Italia appare ancora distante>, si legge in uno studio realizzato dalla Fondazione Openpolis. E infatti la quota di persone tra i 25 e i 34 con titolo di studio terziario in Italia nel 2024 si ferma al 31,6%; la media Ue invece è al 44,2%: peggio dell’Italia solo la Romania con il 23%.

Italia penultima in Europa ma anche con una marcata differenza di genere: < Le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria molto più spesso degli uomini. Nel nostro paese il divario è particolarmente ampio e supera i 13 punti percentuali, uno dei più elevati in Europa>, si legge nel report Openpolis.

Male la Sardegna

Per capire invece più nel dettaglio la situazione nazionale e soprattutto regionale, i dati dell’Istat diventano fondamentali. La fascia d’età diventa più ampia (25-49 anni) e l’analisi evidenzia un divario territoriale molto marcato. <Nel 2022 solo 6 regioni superavano la soglia del 30% di laureati nella fascia 25-49 anni. La quota più elevata si registrava nel Lazio (32,6%), seguito da Molise (31,6%) e Abruzzo (30,8%)>, si legge nello studio Openpolis. Dall’alto al basso: le regioni con le percentuali più basse sono Sicilia (22,5%), Campania (23,6%) e Sardegna (23,7%). Male anche Puglia (24,2%) e Calabria (26,3%).

Focus sui comuni sardi

Sempre per il 2022 si può anche esaminare nel dettaglio, la situazione comune per comune. <Nel 2022, la quota più alta di residenti tra i 25 e i 49 anni con un titolo terziario si registrava a Torre d’Isola (Pv), con il 52,9%, seguita da Basiglio (Mi, 51,2%) e Pavia (50,9%) - precisano da Openpolis - Solo 81 comuni superano il 40%, mentre nella maggior parte dei casi la quota di popolazione con titolo terziario si colloca sotto il 30%. In 2.376 comuni, meno di un residente su cinque tra i 25 e i 49 anni ha completato un percorso universitario>.

Per conoscere il trend si può fare una comparazione tra il 2018 e il 2022 anche nei centro dell’Isola. In crescita Cagliari (dal 36,7% al 41,4%), Sassari (28,2%; 31,7%), Oristano (27,5; 31,8), Nuoro (27,9; 31,2). Crescono anche Olbia (18,5% nel 2018 e 21,8% nel 2022), Carbonia (17,4%; 19,4%) e Iglesias (19,5%; 22,2%) anche se la percentuale dei laureati resta molto bassa.

Ma ci sono anche comuni dove in trend dei laureati non è in crescita, anzi. Nel Sassarese: Santa Maria Coghinas (-1-1%), Laerru (-2,6), Cargeghe (-2), Florinas (-1,2), Ittireddu (-5,7%), Giave (-4,4). Nella provincia di Olbia solo Padru (-0,5).

Nel Nuorese Galtellì (-1,1), Onifani (-0,4), Belvì (-4,1), Birori (-1,2), Noragugume (-2,1).

In provincia di Oristano: Montresta (-2,6), Aidomaggiore (-2,8), Sorradile (-1,6), Neoneli (-0,9), Ula Tirso (-3,2), Villanova Truschedu (-2), Ollastra (-1,5), Usellus (-1,3), Pau (-1,2), Gonnoscodina (-6,1).

Nel Sud Sardegna solo tre i Comuni con un trend negativo, Turri (-6,4) e Las Plassas (-4,7) e Vallermosa (-1,1).

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