Al momento del decollo la potenza dei quattro reattori aveva sollevato il gigante quasi senza che all'interno i passeggeri se ne rendessero conto. Un decollo "leggero", lieve, diverso da quelli cui il novizio del volo - a 18 anni e qualche mese aveva utilizzato solo i classici Dc9 da Cagliari al Continente - era abituato: viaggi abbastanza turbolenti, con frequenti sbalzi sul sedile, una fusoliera piena di fumo (allora si poteva ancora accendere una sigaretta durante il viaggio), virate improvvise e fastidiose. Il sacchetto a disposizione sulla tasca del sedile che si trovava davanti al suo era stata non di rado provvidenziale. Soprattutto in fase di atterraggio.

Invece quel giorno del luglio 1993 il neo maggiorenne aveva scoperto un mondo nuovo. L'imbarco a Fiumicino, i corridoi dell'aereo lunghi e larghi, i sedili disposti su tre file e ben più comodi di quelli sino ad allora conosciuti. E poi l'accelerazione, potente ma quasi delicata, come il momento in cui le ruote si erano staccate da terra. Per poi trovarsi in alto, come mai prima, con la possibilità di vedere al di sotto, guardando da uno dei tanti finestrini della fusoliera, altri velivoli che viaggiavano a un'altitudine ben inferiore. Era il primo viaggio intercontinentale, destinazione Usa: New York e Florida. Vacanza con papà, mamma e fratello studiata e preparata per anni, con grande sacrificio economico. Esordio assoluto a bordo di un Boeing 747, il "Jumbo jet", nome affibbiatogli per la sua grandezza (all'epoca nessun aereo raggiungeva quelle dimensioni) e per quella particolare gobba che si trovava nella sua parte frontale. Un segno distintivo. Era stato anche l'ultimo viaggio su un mostro simile. Non ce ne saranno altri.

Sono passati 27 anni, e presto nessuno avrà la possibilità di utilizzare una macchina di quel tipo, il cui esordio è datato 1970: la "Regina dei cieli" sta per andare in pensione dopo 50 anni di servizio e quasi 30 di dominio dei cieli, mantenendo per 37 anni il record mondiale di capacità di passeggeri trasportati. I costi troppo elevati, la tecnologia ormai superata, soprattutto la falce del Covid-19 sull'economia mondiale e sui relativi spostamenti da un capo all'altro del mondo. Tutti fattori che hanno provocato il declino di un gigante che comunque resterà nella storia dell'aviazione.

I Boeing 747 della British Airways (Archivio L

È di pochi giorni fa la notizia con cui la compagnia British Airways ha annunciato il ritiro "con effetto immediato" della sua intera flotta di Boeing 747 proprio per il duro colpo assestato al trasporto internazionale dalla pandemia. L'azienda è pronta a licenziare 12mila dipendenti ma non è la sola a fare i conti con il crollo delle prenotazioni e dei clienti. La statunitense United Airlines ha annunciato il possibile allontanamento di 36 mila lavoratori, mentre la Boeing potrebbe mandarne a casa 16mila. Anche la Virgin Australia è crollata e sarà acquistata da una società americana. Tagli che impongono un contestuale ridimensionamento della flotta dei singoli vettori e un taglio dei costi.

La compagnia di bandiera britannica è la prima ad aver annunciato il pensionamento di quella meraviglia tecnologica e di design in anticipo sui tempi. L'ultimo decollo era previsto nel 2024 per poi essere parcheggiato definitivamente in un garage e sostituito dai più moderni Boeing 787 e Airbus 350 (compagnia europea). La società ancora oggi annovera il più alto numero di Boeing 747 al mondo, 31 velivoli con una capienza massima di 345 passeggeri. Ma altre macchine, arredate diversamente (ogni compagnia ha le sue esigenze) e studiate in modo particolare, sono arrivate a trasportarne ben di più. Disponibile sia in versione passeggeri sia da trasporto merci, è stato prodotto in oltre 1.500 esemplari. Inizialmente il ponte superiore a forma di gobba era stato pensato come salotto destinato ai passeggeri di prima classe, poi è diventata un'area riservata alla stessa tipologia di passeggeri, che pagando un biglietto assai più elevato potevano viaggiare con un comfort ben maggiore in spazi più larghi. Tra i velivoli più veloci della sua epoca, tocca i 920 chilometri orari e ha un'autonomia di 13.450 chilometri. Può ospitare da circa 400 (nel caso siano previste tre classi) a oltre 600 passeggeri (con un'unica classe), ma in un'occasione è andato molto oltre questi numeri quando nel maggio 1991 trasporto 1.122 ebrei etiopi in Israele.

La nascita del 747 ha origine nel grande aumento del traffico aereo negli anni '60. Già nel 1966 la compagnia Pan Am ne ordinò 25 (modello 747-100). La cabina di pilotaggio fu disegnata nella parte superiore così da poter più facilmente realizzare una sorta di portellone sul muso e utilizzare il velivolo per il trasporto merci. L'esposizione ai rappresentanti delle 26 compagnie che ordinarono l'aereo avvenne nel 1968, la consegna dei primi velivoli arrivò nel 1969. Il 747 entrò in servizio il 22 gennaio 1970 sulla rotta Pan Am New York-Londra. In quel decennio la crisi araba del petrolio e l'economia non florida negli Stati Uniti contribuirono a ridurre il numero dei passeggeri nel mondo, così che il 747 raramente volava a pieno carico: diverse compagnie si liberarono del velivolo per utilizzare invece aerei più piccoli come il DC-10 (riconoscibile per la presenza di un reattore sull'ala centrale posteriore sopra la fusoliera), il Boeing 767 e l'Airbus A300. Ma le vendite andarono avanti e nel 1993 fu venduto il millesimo esemplare. Tra questi c'è anche il celeberrimo Air Force One, l'aereo che trasporta il Presidente degli Stati Uniti.

Poi è arrivato il declino. Dal 2019 non si producono più 747, oggi si stima che i Jumbo operativi siano 332 dei quali solo 30 utilizzati per trasportare passeggeri. L'epoca d'oro è terminata, e del resto a causa della pandemia anche il traffico aereo si è fortemente ridimensionata spingendo le compagnie (quelle che riusciranno a superare il periodo critico) a virare su velivoli più piccoli ed economici. Ma l'emozione provata da quel ragazzino al decollo di un simile mostro dei cieli, resterà comunque indimenticabile.
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