È un pomeriggio tiepido, il sole di aprile brilla su Genova che sogna di portare a casa uno scudetto impossibile, cercando di trovare spazio tra i colossi Napoli di Maradona, Milan di Van Basten, Inter di Matthäus, Juventus di Baggio. Quei giovanotti della Sampdoria stanno ribaltando le leggi del calcio italiano, ritrovandosi in testa alla classifica quando mancano ormai soltanto sette giornate alla fine del campionato. I blucerchiati hanno messo su una macchina da gioco invidiabile, con Vialli e Mancini, poi Pagliuca, Vierchowod, Lombardo, Dossena. Al comando c'è il leggendario Vujadin Boskov, l'uomo del calcio divertente e delle frasi che diventano storia: "Rigore è quando arbitro fischia".

Daniel Fonseca, l'attaccante uruguaiano del Cagliari (foto Ansa)

TRENT'ANNI FA Quella domenica di primavera del 1991 c'è da sbrigare la pratica Cagliari: la squadra di Claudio Ranieri (oggi allenatore proprio della Sampdoria) sta provando a portare a termine una rimonta quasi impossibile a metà campionato, quando si ritrova per settimane all'ultimo posto, certificato da una sequenza infinita di sconfitte. È il primo anno di A per i rossoblù che cercano di restare aggrappati al torneo più importante (a quel tempo) del mondo, capace di esprimere pochi mesi prima l'en plein irripetibile di successi in tutte e tre le coppe europee dell'epoca. Tanto che una squadra neopromossa come il Cagliari può permettersi di avere a casa un fuoriclasse assoluto come Francescoli o un fresco campione d'Italia (con l'Inter) come Matteoli, il fantasista di Ovodda. I rossoblù sono appena riusciti a compiere un'impresa tra le più importanti nella storia del club, con il doppio salto di categoria, dalla C alla A, sempre agli ordini di Ranieri, ma la sopravvivenza nella massima serie deve passare per forza attraverso una battaglia sino all'ultimo minuto di gioco.

La pagina de L'Unione Sarda dell'8 aprile 1991

SFIDA DECISIVA La Sampdoria è troppo forte per i rossoblù, che però hanno un disperato bisogno di punti. I giorni più neri sembrano alle spalle e appare sempre più decisiva la scelta del presidente Tonino Orrù, che non ha mai voluto mettere in discussione la guida del tecnico romano, neanche dopo le sette giornate di fila passate all'ultimo posto: "Se retrocederemo, lo faremo con Ranieri, non ci serve un altro allenatore". Domenica 7 aprile allo stadio Marassi, nuovo di zecca dopo il restyling per i mondiali di Italia 90, ci sono trentacinquemila spettatori a incitare la Sampdoria (ma si fanno sentire anche i tanti tifosi rossoblù) che deve guardarsi dalla rincorsa dell'Inter (a tre punti) e del Milan (a quattro). Il Cagliari vuole vendere cara la pelle per non far scappare le altre squadre in lotta per la salvezza, anche perché in quel momento - seppur in crescita rispetto a un paio di mesi prima - è al quartultimo posto che (a quel tempo) vuol dire retrocessione.

PARTITA A DUE FACCE I blucerchiati scendono in campo con una furia che mette subito alle corde il Cagliari: sono i "gemelli del gol" - prima Vialli, poi Mancini - a trovare le giocate vincenti per scavare un solco tra le due formazioni. Il primo tempo finisce due a zero ma soltanto perché la squadra genovese ha poca fortuna. Si gioca solo nell'area rossoblù, il risultato sembra scontato, la difesa guidata da Firicano fa fatica a ripartire e in porta Ielpo deve compiere più di un miracolo per tenere a galla i rossoblù. Ma nel calcio le regole già scritte a volte possono saltare per aria. Negli spogliatoi succede qualcosa, il Cagliari torna in campo con un'altra faccia, la Sampdoria non riesce più a realizzare le giocate del primo tempo. La partita sembra all'improvviso più equilibrata, anche se resta il gap dei due gol di scarto. Per metà tempo non succede, però, nulla di rilevante e i rossoblù sembrano sempre più destinati a uscire dal campo senza punti.

LA LEGGE DI FONSECA Al settantaduesimo minuto Daniel Fonseca - altro pezzo pregiato del leggendario trio uruguaiano, che oltre Francescoli vede l'infaticabile Josè "Pepe" Herrera - scatta sulla fascia sinistra e fa partire un tiro cross che assume una traiettoria beffarda. Diventa un pallonetto imprendibile per il portiere della Nazionale Pagliuca. È due a uno, il Cagliari torna in partita, anche se non c'è troppo tempo per esultare. La Sampdoria comincia ad aver paura e arretra il proprio baricentro. Passano altri lunghissimi minuti, sino all'ottantottesimo, quando Pulga (anni dopo allenatore dei rossoblù) riceve palla da Matteoli, scatta sulla destra e arriva sino a pochi metri dall'area avversaria. Calcia verso il centro con una traiettoria tesa che sembra troppo alta per dare risultati. Ma non è così: Fonseca ha un'intuizione e porta il sinistro in cielo per tentare una giocata da acrobata. L'impatto con la palla è perfetto, rovesciata micidiale. È gol, è pareggio: i rossoblù impazziscono di gioia in mezzo al campo, mentre sugli spalti esplodono i festeggiamenti dei tantissimi tifosi sardi accorsi dall'Isola e da mezzo Norditalia. Il resto dello stadio si ghiaccia, è uno sgambetto inatteso per la Sampdoria, i sogni di gloria sembrano all'improvviso distrutti (lo stesso giorno l'Inter vince) dalla doppia giocata di quell'uruguaiano ventunenne che poi farà fortuna anche con Napoli, Roma e Juventus.

STAGIONE MEMORABILE Quella partita e quel risultato strappato coi denti alla prima della classe diventano la pietra miliare della stagione. All'improvviso tutto il resto appare a portata di mano, una pratica quasi banale dopo l'impresa di Genova. Eppure c'è ancora da battere la rivale diretta nella corsa per sopravvivere. Sette giorni dopo la sfida viene chiusa con l'uno-due, ancora di matrice uruguaiana (stavolta sono decisivi i gol di Herrera e Francescoli), che manda sott'acqua il Lecce: sorpasso e addio alla zona rossa sino a fine campionato. Il Cagliari non sbaglia più un colpo, trovando punti anche con Juve e Roma. La salvezza arriva addirittura con una giornata d'anticipo, proprio la stessa domenica in cui la Sampdoria conquista il suo primo (e unico) scudetto. Alla fine il memorabile incrocio di aprile porta fortuna a entrambe le squadre. Di sicuro i tifosi del Cagliari più in là con gli anni non potranno mai dimenticare quella stagione magica in cui Francescoli e compagni riescono a restare in Serie A, nonostante i due lunghissimi mesi trascorsi da soli in coda alla classifica.
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