Il carro a buoi in Sardegna ha una storia secolare: chi lo ha posseduto in passato aveva la possibilità di muoversi nelle contrade sarde, trasportare i propri beni, commerciare, vivere. Oggi è quasi dimenticato ma può rappresentare ancora, oltre che un simbolo della tradizione rurale sarda, uno strumento di sviluppo, magari non più commerciale, ma turistico. Di sicuro ci porta indietro nel tempo e ci fa vivere in una dimensione più lenta, costruita pazientemente nel tempo con la doma e la cura degli animali, per poi intraprendere un viaggio che diventa una scoperta.

Gianfranco Serra, 68 anni, imprenditore agricolo e turistico, titolare del Muto di Gallura e presidente dell’associazione culturale “Stazzi e cussogghj”, ma soprattutto appassionato allevatore e domatore di buoi, nella sua Aggius continua la tradizione di famiglia e dei grandi “maestri carrai” del secolo scorso tra i quali in questo angolo di Gallura si ricordano ziu Agnuleddu Sanna e il fratello Antonio. E ora si è messo in testa di portare a termine (la prima tappa è stata percorsa il 16 settembre) un’impresa che fino a cento anni fa era la normalità mentre oggi è qualcosa di straordinario. Percorrere la Sardegna con il suo carro a buoi. Partire da Santa Teresa Gallusa (esattamente da Porto Pozzo) e attraversare i comuni di Luogosanto, Tempio, Oschiri, Berchidda, Monti e ancora Alà dei Sardi, Buddusò, Bitti, Orune e Nuoro dove conta di arrivare ai primi di ottobre.

Gianfranco Serra alla partenza da Porto Pozzo con l'assessore al Turismo del Comune di Tempio Daniela Giua, Luciano Molino e Marco Boglione (foto concessa)
Gianfranco Serra alla partenza da Porto Pozzo con l'assessore al Turismo del Comune di Tempio Daniela Giua, Luciano Molino e Marco Boglione (foto concessa)
Gianfranco Serra alla partenza da Porto Pozzo con l'assessore al Turismo del Comune di Tempio Daniela Giua, Luciano Molino e Marco Boglione

L’idea

Una pazzia? No, un disegno lucido nato anche dall’incontro con un imprenditore come Marco Boglione (e del suo braccio operativo in Sardegna, Luciano Molino), proprietario di BasicNet e in Sardegna dell’isola di Coluccia (dove ha ricreato un sistema agricolo integrato salvando l’area da possibili speculazioni edilizie), che lo ha convinto della bontà dell’idea che Serra voleva portare avanti. In sostanza, recuperare con spostamenti lenti il gusto di apprezzare la Sardegna nella sua dimensione più antica e rurale, vivere lentamente il viaggio, e magari, in futuro, far diventare tutto questo una proposta turistica, che già ora sembra trovare riscontro da parte di vacanzieri interessati a un’esperienza decisamente unica.

La partenza, il 16, è stata preparata per mesi e mesi: la scelta dei buoi, la loro preparazione e cura (“sono andato a cercarmi il maniscalco a Ortueri perché è l’unico che poteva ferrare il mio giogo”, racconta quasi con commozione). Quando parla dei buoi il suo sorriso si trasforma in emozione: gli animali che trainano il carro per Gianfranco Serra sono quasi dei figli. “Si abituano a me e io a loro, li curo in tutto, faccio in modo che crescano pian piano seguendo quelli che sono sempre stati gli insegnamenti dei nostri avi: gli animali nella mia azienda vengono curati in tutto e per tutto, sono per me ragione di vita”, aggiunge. La sua vita è sempre stata guidata da una strada maestra: il recupero delle tradizioni e l’allevamento secondo metodi antichi, con al centro gli animali e la loro cura.

L’obiettivo

Sarà così anche lungo tutto il percorso con il carro a buoi, realizzato secondo tecniche secolari che continuano a essere tramandate di padre in figlio. “Camminare non è correre, non è competere, non è gareggiare, ma assecondare un bisogno di rallentamento, di pacatezza, di riduzione di ogni frenesia, perché camminando s’impara a notare ciò che lungo uno stesso tragitto, percorso in altro modo, non si riesce a cogliere alzando gli occhi al cielo per inseguire un aereo o una nuvola in movimento”, afferma Giacomo Sanna, insegnante e scrittore che accompagna Serra in questa sua nuova avventura. Un modo, dunque, per vivere e raccontare la Sardegna diversamente e con un tratto fortemente identitario. La riscoperta del territorio, attraverso percorsi adatti al carro a buoi, il coinvolgimento delle comunità fin dalla partenza e in tutte le tappe percorse, l’ascolto del mondo rurale sono elementi che fanno di questo cammino di Gianfranco Serra i caratteri fondanti. Se poi questa riscoperta della tradizione diventerà anche un qualcosa di economicamente sostenibile lo si vedrà più avanti. Oggi è qualcosa di romantico, un percorso a ritroso nella tradizione sarda che vuole catturare il terzo millennio. Senza correre ma con la lentezza di una cultura millenaria.

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