L’intelligenza artificiale entra nelle scuole sarde tra opportunità e ritardi
L’IA generativa nell’Isola resta una rivoluzione a metà, bloccata dalle difficoltà ad adattare il sistema dell’istruzione. Più a rischio le regioni più isolate a partire proprio da quiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’intelligenza artificiale generativa ha fatto il suo ingresso nella vita di tutti i giorni dei più giovani a una velocità impressionante, cambiando per sempre il modo di studiare, fare ricerche e svolgere i compiti a casa. Oltre sei ragazzi europei su dieci usano ormai regolarmente questi programmi per prepararsi alle interrogazioni, riassumere capitoli complicati o chiarire un dubbio di studio. Questa novità, però, non corre con la stessa velocità dappertutto: a fare il punto della situazione è l'Osservatorio sulla povertà educativa promosso da Openpolis assieme a Con i Bambini: l'indagine mostra chiaramente quanto sia profondo il solco tra i diversi territori italiani e quali siano i rischi maggiori per le regioni più isolate, a partire dalla Sardegna.
I dati raccontano una realtà inattesa: i ragazzi italiani usano l’intelligenza artificiale molto meno rispetto al resto d'Europa. Se nei paesi dell'Unione la media degli studenti che usano questi strumenti sfiora il 66,4 per cento, con oltre il 50 per cento in modo collegato allo studio, in Italia si scende complessivamente al 51,9, mentre la quota di chi impiega l'IA per ragioni scolastiche si attesta attorno al 41. Quasi un giovane italiano su dieci, esattamente l'8,6 per cento, ammette candidamente di non usarla semplicemente perché non sa farlo, contro il 7,3 della media europea. Non è mancanza di interesse, bensì un vero e proprio vuoto nelle competenze digitali di base che rischia di lasciare indietro troppi studenti.
Ma forse è meglio chiarire meglio di che cosa parliamo, quando ci riferiamo all’IA. Per capirlo senza addentrarsi in tecnicismi, si deve fare una distinzione con l'informatica tradizionale. I programmi che abbiamo sempre usato funzionano un po’ come calcolatrici avanzate: eseguono comandi rigidi e precisi. L'intelligenza artificiale generativa è invece una tecnologia capace di creare dal nulla contenuti del tutto nuovi come testi, temi, immagini, musica, codici per computer o traduzioni, e ci riesce partendo da una semplice richiesta scritta in italiano, la frase di comando: il cosiddetto prompt. Ci sono lati dell’IA che spaventano molte persone, anche se – come si è visto – tra loro non c’è il presidente americano Donald Trump.
Il modello si basa sull'analisi di volumi di informazioni, estremamente imponenti, prese da internet. Attraverso modelli matematici, l'algoritmo impara la struttura del linguaggio e le relazioni tra le parole. Quando uno studente chiede, ad esempio, di spiegare la rivoluzione industriale come se la stesse raccontando a un bambino, il programma non si limita al solito copia&incolla di un testo esistente: calcola invece in frazioni di secondo quale parola sia più probabile e logica dopo l'altra, generando una risposta inedita, fluida e personalizzata. È uno strumento potente che imita la capacità di esprimersi umana, anche se non possiede una coscienza né comprende realmente ciò che elabora.
Ma perché l’Italia è in ritardo? Per capirlo, dobbiamo spostare lo sguardo sulle aule e sui laboratori dei nostri istituti. In tutta Italia, appena il 40,7 per cento degli edifici scolastici statali ha un'aula informatica vera e propria. Il resto si divide tra scuole che non hanno nemmeno una stanza equipaggiata con computer, ma anche Comuni che non hanno inviato dati aggiornati sulle proprie dotazioni.
Per la Sardegna questo scenario è ancora più delicato. Nell'Isola, dove la distanza fisica rappresenta già un ostacolo quotidiano, i dispositivi scarseggiano proprio dove servirebbero di più. I numeri indicano che nei grandi centri urbani, considerati Comuni-polo, la presenza di laboratori informatici si attesta al 43,2 per cento. Questa percentuale comincia a scendere quando ci si sposta nei Comuni intermedi, dove si ferma al 37,8 per cento, e in quelli periferici, con il 37, fino a toccare il livello più basso del 33,8 per cento nei Comuni ultraperiferici, che è la definizione usata per i paesi più isolati.
In una regione in cui oltre la metà dei municipi rientra nella classificazione delle aree interne o geograficamente svantaggiate, questo divario è senza dubbio un forte campanello d'allarme. Nei paesi dell'Ogliastra, del Barigadu, del Mandrolisai o della Barbagia - dove i plessi scolastici devono già fare i conti con la chiusura delle classi e lo spopolamento demografico - l'assenza di aule informatiche adeguate rischia di far perdere ai giovani un treno fondamentale per la loro crescita formativa.
Come ricorda l'analisi dell'Osservatorio sulla povertà educativa, la sfida non si vince soltanto comprando computer o portando la connessione veloce nelle aule. Avere la tecnologia è solo il primo passo, ma poi è da affrontare tutto il resto del cammino: la vera partita si gioca sulla formazione dei docenti, sull'aggiornamento dei programmi e sulla capacità di insegnare agli studenti ad azionare il pensiero critico.
Usare l'intelligenza artificiale senza poter contare su una guida adeguata porta con sé diversi pericoli: dalla scarsa tutela dei propri dati personali alle notizie false diffuse in rete, fino al rischio di prendere per buono tutto ciò che propone lo schermo senza fermarsi a riflettere. Se manca una scuola pronta ad accompagnarli, i ragazzi che provengono da famiglie o contesti più avvantaggiati sapranno come sfruttare l'IA a proprio favore, mentre chi vive in situazioni disagiate o nei paesi più isolati rimarrà ancora più indietro.
Nelle zone interne della Sardegna, dove il tasso di abbandono scolastico rimane da sempre superiore alla media nazionale, imparare a gestire la tecnologia con consapevolezza diventa decisivo. Se guidata con visione, l'intelligenza artificiale può aiutare a recuperare le materie più ostiche e accorciare le distanze con il resto del Paese. Se è lasciata a se stessa, scaverà un solco ancora più profondo tra i giovani delle città e quelli dei piccoli centri. Garantire le stesse opportunità in ogni classe dell'Isola è l'unico modo per far sì che l'innovazione sia una risorsa per tutti, e non un privilegio riservato a pochi. Ma non è facile.
