«Burraco? Meglio il whist»
Gli esperti: la versione cagliaritana è unicaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Domanda secca all’intelligenza artificiale, per certi assurda, ma tant’è: quante partite si giocano ogni giorno a burraco? La risposta è comunque abbastanza veritiera: “Probabilmente nell'ordine delle decine o centinaia di migliaia, trattandosi di un gioco estremamente diffuso sia dal vivo (in casa, circoli, bar) sia online in tutto il mondo”.
Ebbene, secondo Carlo Fancello, avvocato cagliaritano di 66 anni, ogni partita a burraco è un’occasione sprecata: «Lo stesso numero di giocatori presenti al tavolo, quattro, potrebbero divertirsi molto ma molto di più se scegliessero il whist».
Il whist è considerato il padre del bridge, è celebrato anche in letteratura dai protagonisti del Giro del mondo in 80 giorni per esempio o dalle pagine del Circolo Pickwich, era il gioco preferito dal Gattopardo, che poi si è evoluto in decine di varianti (circa 13 secondo alcuni testi specializzati, compresa una variante cagliaritana codificata su wikipedia.
Ma tornando alla domanda iniziale e alla provocazione di Fancello, perché un appassionato al gioco delle carte dovrebbe lasciare il burraco, gioco conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, per preferirgli il whist? «Perché è il più divertente in assoluto, dove ogni mano sarà sempre diversa da qualsiasi altra, dove l’effetto fortuna è meno determinante rispetto agli altri gioco. Mi spiego, se a burraco una coppia fa il pieno di jolly e pinelle, la vittoria è quasi certa. A whist puoi vincere con carte brutte e perdere con carte bellissime, a causa di combinazioni infinite ma anche di alleanze trasversali al tavolo. Ogni partita diventa una sorta di gioco di ruolo, uno contro tutti, in teoria, ma in pratica possono nascere e morire nel giro di pochi minuti alleanze basate sulla convenienza, sull’opportunità del momento. Un gioco straordinario».
Il whist ha molte varianti, si gioca nella costiera amalfitana e in ligure, quella cagliaritana è nata negli anni 80 in un ristretto club fondato in via dei Conversi, alle falde di Monte Urpinu. Ferdinando Secchi,65 anni, dipendente Ersat e consigliere comunale , è uno degli appassionati ed esalta soprattutto il senso dell’amicizia nato e coltivato attorno al tavolo da whist: «Le serate a carte tra amici, dove lo scopo non è tanto vincere quanto prendere bonariamente in giro chi arriva ultimo, sono in assoluto le migliori. La regola per cui “non ci sono vincitori, ma solo vinti” è la sintesi perfetta dello spirito goliardico sardo del whist. Ma è proprio in quel “non ci sono vincitori” che si nasconde la vera, straordinaria vittoria di questo gruppo. Un'amicizia che non si misura in mani di carte vinte, ma in decenni trascorsi insieme: un legame indissolubile che dura da oltre cinquant'anni. Oltre mezzo secolo di vita condivisa, dove il tavolo da gioco è stato il cuore pulsante di un'alleanza ferrea, testimone di ogni gioia e di ogni dolore. Queste partite hanno sfidato il tempo e la tragedia. Sono andate avanti nonostante dei lutti drammatici che hanno toccato profondamente il gruppo, lasciando vuoti incolmabili intorno al tavolo. Continuare a ridere e a “punire” il perdente recalcitrante, per noi, è diventato molto più di un gioco: è un atto di sfida e di profondo onore verso chi non c'è più. È il nostro modo di dire che lo spirito non muore, è anche un sorriso inviato a un amico che ci guarda dal cielo. Il gioco del whist è un monumento vivente alla nostra storia. Il polo, il titolo che va in capo a chi perde, è un vessillo di un regno dove la vera corona non è d'oro, ma è formata da un'amicizia che, nonostante tutto, non si arrende mai».
«Il whist? Adoro questo gioco perché anche in una giornata storta puoi giocare alla pari con gli altri», dice Giuseppe Secchi, geometra al Consorzio di Bonifica e considerato uno dei più forti giocatori al mondo, «non è detto che sei ti arrivano carte belle potrai vincere a mani base. È tutto legato all’abilità dei giocatori. Tutti contro tutti, uno spettacolo, risate assicurate».
Massimo Caddeo, 66 anni, ha portato a Cagliari questo gioco di carte, da pioniere lo interpreta con un sano utilitarismo di stampo trapattoniano, poco spettacolo e molta concretezza: «L’intelligenza artificiale è agli antipodi rispetto alla natura di un gioco così imprevedibile, affascinante e mai ripetitivo. La dinamica della sfida “tutti contro tutti” rende ogni partita unica. Il suo fascino sta nel fatto che sia un gioco intrinsecamente scorretto per natura, perché in ogni mano ogni giocatore si impegna a realizzare un numero elle prese e almeno uno dei quattro giocatori è obbligato a sbagliare e quindi è battaglia a ogni giocata senza esclusione di colpi e di prese in giro. Magari nell’ottica tattica di una mano o di una partita si cerca di aiutare qualcuno danneggiando altri ma si può finire in questo modo di danneggiare anche se stessi. È un gioco di logica totalmente imprevedibile e illogico, da qui il suo fascino. La versione che noi pratichiamo dagli anni 80 nel circolo di via Dei Conversi poi è ancora più particolare perché non importa chi vince, è fondamentale non arrivare ultimi. Evitare una sorta di cucchiaio di legno del rugby,. In questa (il)logica di solito un giocatore in difficoltà viene penalizzato dagli altri nell’ottica del mors tua vita mea. Ci sono tanti modi di interpretare il gioco: il più delle volte si cerca di danneggiare tutti gli altri avversari e di salvarsi. C’è poi la cosiddetta “cabrata” cioè la giocata scientemente organizzata contro un avversario in particolare, magari quello che si trova nella posizione peggiore. Da qui nascono alleanze – o disamistades - che (per gioco) possono durare anni. A whist si può bluffare , dando l’impressione di essere in difficoltà quando magari il gioco è totalmente favorevole. In genere poi la serata finisce con le sfide a scopa: un modo per stemperare la (bella) tensione accumulata in un’ora piena di whist. Il burraco? Niente contro questo gioco, ci mancherebbe, ma è un peccato che tra quattro persone che si trovano attorno a un tavolo non si preferisca il whist cagliaritano».
