È uno scrigno di cultura e di arte, di storia e di memoria, il Palazzo vescovile di Bergamo, tornato a nuova vita dopo il lungo restauro che ha riportato alla luce domus romane, mura medievali e affreschi rinascimentali. Nelle sue sale sono esposte più di sessanta opere, firmate da nomi importanti della storia dell'arte: Lorenzo Lotto, Giovan Battista Moroni, Evaristo Baschenis, Giacomo Manzù.

Il percorso. È un percorso che accompagna i tanti visitatori, che ogni giorno attraversano i molteplici spazi, lungo sette secoli di storia e di spiritualità. I numerosi ritrovamenti di natura archeologica rinvenuti durante le fasi di cantiere del museo attestano la sostanziale continuità di vita dell'area. Si tratta di materiali da costruzione, laterizi, ceramiche e testimonianze della quotidianità, che dimostrano il continuo adeguamento e ampliamento delle strutture edilizie, dal periodo romano a tutta la stagione rinascimentale. Come in quelle dell'antica Cattedrale di San Vincenzo, anche nelle strutture del palazzo episcopale si riscontra l'esito del sodalizio tra il vescovo Giovanni Barozzi e l'architetto fiorentino Antonio Averlino, meglio conosciuto come Filarete. Accanto alla ricostruzione della Cattedrale, di cui nel 1459 viene messa la prima pietra, a Filarete viene affidato anche un progetto di riqualificazione della residenza vescovile, i cui lavori si protraggono anche negli anni successivi alla presenza a Bergamo di entrambi i protagonisti della vicenda architettonica. La morte di Filarete, avvenuta nel 1469, imprimerà una decisa battuta di arresto al grande cantiere. Il museo nasce dal desiderio di conservare e far conoscere il patrimonio artistico della Chiesa di Bergamo, secondo la visione che ha caratterizzato l'azione pastorale del vescovo Adriano Bernareggi.

La collezione. A lui si deve il nucleo originario della collezione, raccolto con lungimiranza durante le sue due visite pastorali. Egli promosse un'azione attenta di tutela e valorizzazione delle opere del territorio, in una fusione tra arte, fede e comunità locali. L'esposizione documentano l'evolversi della cultura artistica e religiosa, oltre a testimoniare il genio degli artisti, che raccontano le origini dell'arte figurativa in terra bergamasca e la devozione per la Madonna. Meta delle varie tappe è il gioiello atteso fin dall'inizio: l'Aula Picta, l'antica sala delle udienze del Vescovo, affrescata nel XIII secolo, dove scene della vita di Cristo convivono con visioni escatologiche e bestiari medievali. In questo spazio il vescovo riceveva ospiti di riguardo, rogava importanti documenti e amministrava la giustizia. È arricchita da iconografie sacre e profane che dialogano sulle pareti della sala, dove gli episodi dei Vangeli convivono con curiose creature fantastiche, permettendo al visitatore di immergersi nel variegato immaginario medievale. L'aula è divisa in due sezioni da un arco a tutto sesto ed è completamente affrescata da autori ignoti, con datazioni che vanno dal XII al XIV secolo, tra questi viene identificato uno conosciuto come Maestro dell'Aula della Curia.

Il Battistero. Chiude il percorso museale: il Battistero. Nel XIII secolo un fonte era custodito nella chiesa battesimale di Santa Maria Maggiore; nel 1340, Giovanni da Campione realizza una nuova struttura, arricchendola di sculture e bassorilievi. Nel 1449, con la cessione della Basilica alla Congregazione della Misericordia Maggiore, il Battistero rimane nella giurisdizione del Capitolo della Cattedrale fino al 1599, quando la casva viene trasferita nella Cattedrale, mentre il recinto e i frammenti scultorei vengono riassemblati solo nel 1710 nel cortile della Canonica. La costruzione della Cappella del Santissimo Crocifisso di Rosate ne ha imposto un nuovo spostamento, fino alla riedificazione attuale del 1898-99 sulla piazza del Duomo. È un trionfo di bellezza, arte e devozione per una città che è avvolta da un fascino speciale.

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