Di madre in figlia, generazioni di pediatre
La figlia, Lucrezia Giua Marassi, “eredita” con una scelta lavorativa e di vita la delicata professione della madre Giusy FinocchiaroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Madre e figlia. La connessione che diventa missione. Storia – felice – di due medici, declinazione al femminile, che diventa la continuazione di un cammino. Il percorso di due vite, non solo professionali, supera le normali vicissitudini che la vita ti costringe a calpestare e diventa quasi una saga familiare.
Giusy Finocchiaro è una pediatra, vive e ha lavorato a Cagliari, il suo curriculum è lo specchio della persona: amata, amatissima da diverse generazioni di genitori e bimbi, a loro volta diventati genitori, che al termine di decenni di lavoro, di consigli, di carezze e parole giuste per chiunque si sia presentato nel suo studio nel corso degli anni, “passa” un imponente agenda di piccoli pazienti alla figlia Maria Lucrezia. Tutto qui? No, perché sarebbe una semplice storia di buona sanità che non si interrompe. A Cagliari, accade che una figlia dal brillante corso di studi decida di abbandonare una strada importante che le si para davanti, un’autonomia professionale e di vita conquistata con lo studio, e anche grazie a diverse esperienze altamente positive, per decidere di proseguire nella tradizione di famiglia ed ereditare lo studio della madre e i suoi pazienti. Il passaparola, soprattutto nel rapporto tra il paziente e il medico di fiducia, è la migliore “medicina” quando si sceglie a chi affidare il proprio bimbo: in questo caso, ma non solo, quando leggi – a proposito di Maria Lucrezia Giua Marassi – “andate da lei, la madre era bravissima” nei dibattiti social fra genitori in ansia, allora capisci che in quella famiglia c’è chi ha saputo percorrere la strada giusta. Lasciando il segno.
“Mi sono laureata nel 1978”, racconta la dottoressa Finocchiaro, in pensione da tre anni, “e dopo la Scuola di specializzazione, ho sempre lavorato come pediatra, sviluppando anche la passione per l’omeopatia”. Per quarantadue anni sul campo, mentre la sua famiglia, però, cresceva soprattutto in una direzione professionale, quella del marito, il notaio Vittorio. “Le mie prime tre figlie, Hilda, Vittoria e Clelia, hanno scelto la strada dello studio di mio marito, due con la stessa professione mentre la seconda è un avvocato ma sempre nello studio”. Con la quarta, invece, l’impresa, forse più un sogno, si è compiuta: “Sì, Maria Lucrezia, la più piccola, ha intrapreso la mia strada”.
Una professione complessa, quella del pediatra, perché abbraccia le esigenze di due mondi nello stesso momento. Quello in cui genitori e bambini sono nello medesimo cono di luce. Sì, c’è il monitoraggio dello stato di salute, dello sviluppo fisico, ma il medico deve farsi carico di nuove fragilità che colpiscono l'età evolutiva, bombardata dal sistema creato dai grandi. E non solo, perché sempre più spesso i pediatri devono gestire l'ansia e le crescenti aspettative delle famiglie, sensazioni amplificate dalla facilità di accesso a informazioni mediche (molto spesso disinformazione) sul web.
“Non ho mai badato a chi avessi davanti, ho sempre e solo dato a chiunque tutte le mie competenze, come ogni medico fa e ha sempre fatto”, sottolinea la Finocchiaro. La figlia, che oggi ha 34 anni, nel 2023 consegue la specializzazione in Pediatra, mentre nello studio della madre – frequentato anche da una Maria Lucrezia alle prime armi – una collega gestisce i circa mille piccoli pazienti. “Mia figlia vince il concorso per il reparto Neonatale del Santissima Trinità, poi dopo la sua maternità viene richiamata dall’Asl per una sede diversa da lei sognata, ovvero Cagliari”. In pochi mesi, la giovane pediatra dà una svolta alla sua vita: rifiuta l’impiego pubblico e comincia a lavorare nello studio di famiglia. E questa tradizione che si rinnova, un caso abbastanza raro in questo ramo, è stata la chiave che ha generato tante conferme. “Sono felice”, sottolinea la giovane Lucrezia Giua Marassi, in studio da pochi mesi, “e mia madre è la mia migliore consigliera”. Nel posto giusto, ma anche nell’ambulatorio di Sant’Elia, per dare un senso alla vita.
