Per le imprese sarde il credito continua a restare stretto. Piccole o grandi, cambia poco. La morsa dei prestiti non si allenta e, anzi, si restringe ancora, confermando una fase difficile per il sistema produttivo dell’Isola. Le analisi internazionali indicano che l’economia sta entrando in una nuova stagione di tensione monetaria senza aver ancora assorbito del tutto gli effetti dell’aumento del costo del denaro avviato nel 2022. Per molte aziende, soprattutto micro e piccole, l’accesso ai finanziamenti resta quindi più complicato, più selettivo e più caro.

Il quadro emerge dall’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Sardegna, elaborata su dati della Banca d’Italia, che ha esaminato l’andamento delle erogazioni alle attività produttive sarde tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo trimestre del 2026. Secondo il dossier, i prestiti alle imprese isolane fino a 20 dipendenti sono diminuiti del 2,4%, mentre i finanziamenti destinati al resto delle attività produttive sono calati del 2,1%. Un andamento che conferma la debolezza del canale bancario, pur in un contesto nazionale non uniforme: in Italia le piccole imprese hanno registrato una contrazione media del 4%, mentre per le aziende più grandi si è rilevato un aumento dell’1,5%.

«La ripresa del credito in Sardegna, e nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita», osserva Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna. «Disporre di un accesso adeguato al credito è fondamentale per sostenere gli investimenti, rilanciare la produzione e consentire alle imprese di programmare il futuro».

Il problema non riguarda soltanto la quantità dei prestiti concessi, ma anche il loro costo. Analizzando il Tae, il Tasso annuale effettivo medio applicato alle imprese, la Sardegna risulta la seconda regione più cara d’Italia: il tasso medio è pari al 6,58%, contro una media nazionale del 4,95%. Davanti all’Isola c’è soltanto la Calabria, con il 6,81%. All’estremo opposto si colloca l’Emilia Romagna, dove il credito alle imprese risulta più conveniente.

La situazione è particolarmente pesante per il settore delle costruzioni, dove in Sardegna il Tae raggiunge il 7,29%. Il dato è superiore alla media nazionale, pari al 6,04%, e conferma le difficoltà di un comparto che continua a fare i conti con costi elevati, margini ridotti e investimenti sempre più onerosi. Peggio fa soltanto la Valle d’Aosta, con il 7,67%, mentre il Trentino-Alto Adige registra il livello più basso, con il 5,23%.

Cari anche i prestiti destinati ai servizi: nell’Isola il tasso medio arriva al 7,02%, contro una media italiana del 5,12%. In questo comparto la regione più penalizzata è ancora la Calabria, con il 7,74%, mentre l’Emilia Romagna si conferma la più vantaggiosa, con il 4,63%.

Va meglio, almeno in parte, per il manifatturiero esteso. Le imprese sarde del comparto pagano un interesse medio del 5,52%, comunque superiore alla media nazionale del 4,59%. Il confronto resta sfavorevole anche rispetto alle regioni più competitive: in Trentino-Alto Adige il tasso si ferma al 3,90%, mentre in Molise raggiunge il 5,63%.

Nonostante il quadro difficile, Confartigianato segnala che tra le imprese resta viva la volontà di investire. «Ci sono aziende che continuano a credere nel futuro», sottolinea Meloni, «che non si fermano davanti alle difficoltà ma scelgono di ripartire e crescere». Perché questa propensione non venga frenata, conclude l’associazione, servono strumenti più efficaci, condizioni meno penalizzanti e un sistema del credito capace di accompagnare davvero la ripresa.

© Riproduzione riservata