DAL NOSTRO INVIATO

CARLO ALBERTO MELIS

NUORO L'Ortobene ha recitato la sua parte. Ha stanato i campioni, e il ceco Roman Kreuziger lo è, ha rifinito la classifica del Giro di Sardegna, ma non l'ha uccisa, limitandosi a dare al ceco la maglia di nuovo leader. L'ultima salita della seconda tappa ha mantenuto le promesse, offrendo emozioni e brividi, non soltanto per il vento gelido che l'ha flagellata fin dal pirmo metro. La pioggia ha reso ancor più memorabile questa tappa, che ha visto la Liquigas-Doimo prendersi la rivincita sulla Lampre-Farnese, un po' come era successo nel 2009. Le due formazioni italiane del Pro Tour stanno impreziosendo una corsa che ogni giorno scopre nuovi protagonisti: la salita li ha chiamati allo scoperto e nell'ordine d'arrivo sono apparsi i nomi di Michele Scarponi, di Domenico Pozzovino, dello sloveno Janez Brajkovic (che sta crescendo nella Radio Shack all'ombra di Lance Armstrong), di vecchie volpi come Thomas Voeckler, Luca Mazzanti o Chris Horner.

SOTTO L'ACQUA Se martedì il maestrale era stato nemico dei corridori partiti da Olbia (31 kmh di media nelle prime due ore), stavolta si è alleato con la discesa per favorire una partenza velocissima da Macomer. Dopo 34 chilometri di lotta furibonda, finalmente dal gruppo che si spezzava e si ricongiungeva, sono riusciti a uscire dieci uomini, tra i quali Lorenzo Bernucci (compagno della maglia rossoblù Gavazzi), il vincitore del Giro di Reggio Calabria, Matteo Montaguti, Valerio Agnoli per la Liquigas, Simon Clarke della Isd-Neri. Probabilmente nessuno di loro ha mai pensato seriamente di riuscire ad arrivare a Nuoro, perché il gruppo, nel quale la stessa Liquigas ha comunque controllato la situazione, li ha sempre tenuti a tiro. Il vantaggio è sempre rimasto attorno ai tre minuti, sino a che l'Acqua & Sapone non ha deciso di chiudere il gap, forse confidando nelle possibilità di Francesco Masciarelli, più che del capitano Stefano Garzelli.

SOGNI INFRANTI Ai piedi della salita che porta a Nuoro, la fuga dei dieci è chiusa e comincia la corsa vera, rischiarata da un pallido sole. Più in alto, a 922 metri di altitudine, le nuvole basse avvolgono la gente che aspetta al freddo l'epilogo della gara. Il traguardo è trecento metri più avanti rispetto a quello su cui esultò Marco Antonio Di Renzo nel 1996: è stato fissato sul culmine della salita. La Liquigas non ha paura di prendersi la responsabilità della corsa e comincia il suo forcing. Nella parte alta del gruppo prova a lottare anche Stefano Usai, che aveva eletto la montagna di Nuoro scrigno dei propri desideri: il sogno di uno scatto, anche breve, resta nel cassetto. Radio informazioni non cita mai l'olbiese della Meridiana, che soffre le pene dell'inferno per restare attaccato alle ruote dei rivali. La sua è una resa onorevole, nasconde possibilità intriganti, ma ancora acerbe. Sbocceranno, quando il suo organismo si sarà abituato ai tremendi cambi di ritmo che soltanto i professionisti sanno imporre.

LO SPRINT La gente assiepata all'ingresso di Nuoro, sulle ringhiere di quello stadio naturale che è viale Ciusa, assiste privilegiata alle fasi cruciali della corsa. Passano i campioni diretti sull'Ortobene, i visi irriconoscibili per l'acqua e il fango dei tatnti chilometri sotto la pioggia. Pliuschin (Katusha), Pirazzi (Colnago-Csf Inox) e Ermeti (De Rosa-Stac Plastic) hanno appena provato il contrattacco, senza riuscire. Da quel momento è una corsa a eliminazione. A tre chilometri dalla vetta, la selezione è già quasi completa. In testa restano in dieci, poi rientrano Voeckler e Niemiec e, nell'ultimo chilometro, cede Masciarelli. È volata: dall'ultima curva sbuca la figura di Roman Kreuziger già in testa. La rivincita della Liquigas è servita e il ceco sul palco sfila le maglie rossoblù a Gavazzi e quella verde a Niemiec.

SI VOLTA PAGINA Sulla linea d'arrivo, passano ad uno a uno i corridori intirizziti. La corsa ha emesso un verdetto non definitivo, ma neppure semplice da ribaltare. Da oggi la formazione di Stefano Zanatta avrà il compito di controllare la corsa e chissà che non diventi un'alleata di Alberto Loddo che sin qui ha accettato un ruolo da comparsa e che ambisce a quello di protagonista. Già oggi, scendendo dai monti nuoresi verso la pianura, il corridore di Capoterra potrebbe avere un'occasione. Potrebbe, perché i 206 chilometri che portano a Oristano, sono disseminati di insidie e la voglia di attaccare è di molti. Ma in questo Giro che si sente sempre più stretto nei panni di corsa preparatoria per altre più importanti, non sembra esserci nulla di scontato e la volatona generale sarà una soluzione improbabile almeno per le due tappe che ci attendono. Gli sportivi isolani, che nei paesi aggiungono il calore di un applauso allo straordinario spettacolo naturale offerto dai percorsi, assecondano la voglia di andare in fuga di Usai e quella di sprintare di Loddo. Chissà che oggi non possano essere entrambe soddisfatte.
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