Anche il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione di Pietro Accardi e Max Canzi, rispettivamente nuovo direttore sportivo e direttore del settore giovanile della società rossoblù. E il discorso, inevitabilmente, si è spostato anche sulla questione stadio, viste le questioni emerse nelle ultime settimane. «Oggi non siamo lontani, e i tempi che l’amministrazione ha mostrato di andare in Consiglio entro giugno e bandire entro luglio ritengo non siano impossibili da rispettare», il suo messaggio. «Ma penso che, anche se fosse settembre o ottobre, è normale che un progetto così passando attraverso il vaglio di tanti enti possa subire dei ritardi».

Da parte di Giulini c’è un forte attacco ai tanti passaggi che si sono resi necessari in questi anni, per arrivare allo stato attuale del progetto nuovo stadio del Cagliari. «In questi dieci anni ne abbiamo passati sei o sette a valutare questioni tecniche, perdere due o tre mesi a valutare le questioni finanziarie credo sia l’ultimo dei problemi rispetto al percorso. Di cui si è parlato poco. E ritengo sia vergognoso passare dieci anni per arrivare alla conferenza di servizi decisoria, che ha approvato il progetto un anno fa. Adesso siamo in dirittura d’arrivo, ma è normale poter avere due-tre mesi di ritardo: quello che non è normale è quello che è successo nei dieci anni precedenti, e su questo invito il Governo o chi può fare qualcosa per altre città a ragionarci bene. Altrimenti per il calcio italiano sarà molto complicato».

Il discorso stadio si lega anche al passaggio di proprietà, con i nuovi soci americani – entrati a novembre – che hanno preso da Giulini una quota di minoranza e possono superare il 50% in base agli sviluppi sul nuovo impianto. «Innanzitutto non posso che ringraziare i nuovi soci, perché sono entrati quest’anno nel club dando una prospettiva quinquennale, magari decennale, di ulteriore crescita. Nei loro confronti ho una grande responsabilità: quella di migliorare ulteriormente questo club. Quello che ho imparato in questi anni è che il club si migliora dalle fondamenta, non sul mercato perché di calciatori ce ne sono tanti», aggiunge.

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