Addio a Mircea Lucescu, il mondo del calcio piange una leggenda. Il Cagliari: «Allenatore visionario»
Il tecnico aveva 80 anni, l’ultima sfida pochi giorni fa alla guida della nazionale nei playoff mondiali. In Italia ha allenato Pisa, Brescia e InterPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
In Romania era, e rimarrà, una leggenda, ma Mircea Lucescu, ottimo giocatore ma soprattutto grande allenatore morto oggi a 80 anni a Bucarest a causa di un infarto che lo aveva colpito nei giorni scorsi, aveva lasciato il segno anche in Italia, dove ha allenato il Pisa, il Brescia e l'Inter. Ed è proprio il club milanese tra i primi a ricordare «uno dei tecnici più autorevoli e rispettati del panorama internazionale, capace di lasciare un segno profondo ovunque abbia allenato grazie alla sua visione, al carisma e a una straordinaria cultura del gioco».
Anche il Cagliari Calcio in una nota diffusa su X ne ha ricordato le doti di «allenatore visionario, che ha lasciato il segno nella storia di questo sport, persona dalle spiccate qualità umane».
Per Lucescu una carriera cominciata in campo da professionista già nel 1963 e portata avanti sino all’ultimo visto che solo il 26 marzo scorso ha guidato la nazionale romena nella gara dei playoff mondiali persa contro la Turchia di Vincenzo Montella. Per esserci, era uscito dall'ospedale dove si trovava a causa di una malattia contro cui lottava da mesi. Pochi giorni dopo era stato colpito da un nuovo malore mentre preparava un'amichevole con la Slovacchia e quindi è stato ricoverato a Bucarest. Sembrava fuori pericolo, poi ha avuto un infarto ed è entrato in coma, lasciando poche speranze di ripresa.
Tutto il Paese si è stretto intorno all'uomo che, insieme con George Hagi, ne era il simbolo calcistico. «Perdiamo non solo un brillante stratega, ma anche un mentore, un visionario e un simbolo nazionale che ha portato il tricolore alle vette più alte del successo mondiale», scrive la federcalcio romena.
LA CARRIERA – Da giocatore divenne l'emblema della Dinamo Bucarest, club con cui vinse sette scudetti, ma Lucescu brillò anche con la maglia della nazionale, partecipando al Mondiale del 1970 in Messico, dove, da capitano, aveva affrontato nel girone il Brasile di Pelé e e l'Inghilterra di Bobby Moore. Ma fu da allenatore ad ottenere i risultati più notevoli. Da ct ha guidato la nazionale agli Europei 1984, tornando poi alla sua guida nel 2024, mentre con le squadre di club ha trionfato in mezza Europa, con il Galatasaray e il Besiktas in Turchia, con lo Shakhtar Donetsk e la Dinamo Kiev, in Ucraina, conquistando 37 trofei e diventando tra i tecnici più titolati nella storia del calcio mondiale.
IN ITALIA – La sua esperienza in Italia è stata importante, cominciata al Pisa nel campionato di Serie A 1990-91 - quando i toscani andarono addirittura al comando della classifica, ricorda il club nerazzurro nell'esprimere il proprio cordoglio -, per passare poi al Brescia, che nel 1992 portò subito dalla serie B alla serie A. In un'alternanza di retrocessioni e nuove promozioni, diede infine le dimissioni nel 1996 dopo quelli che l'allora presidente Corioni definì "cinque anni stupendi".
Nel dicembre 1998, dopo una breve apparizione alla Reggiana e un ritorno a Bucarest, nel Rapid, arrivò sulla panchina dell'Inter, conducendo i nerazzurri fino ai quarti di finale della Champions League, ma diede le dimissioni nel marzo seguente dopo 22 partite.
(Unioneonline)
