Per vent'anni ha vestito la stessa maglia, quella della Ferrini, con oltre 500 presenze e la maggior parte da capitano. Alessandro Bonu ha chiuso la sua esperienza coi cagliaritani con un salvataggio all’ultimo minuto dell’ultima partita, decisivo per la salvezza ai playout con l’Alghero. Poi la scelta della società di iniziare un nuovo ciclo con Nicola Manunza in panchina, che ha significato dare l'addio a quasi tutti i giocatori storici degli scorsi anni. Compreso il difensore classe '88, protagonista in campo dai tempi in Prima Categoria. E per lui adesso potrebbe iniziare una nuova esperienza, con un ruolo differente.

Bonu, perché non è rimasto alla Ferrini?

«A gennaio, ultimi in classifica, mi è stato chiesto di guidare la squadra. Ho continuato a giocare supportando lo staff e, vista la rimonta salvezza, mi aspettavo di fare il salto in panchina. Dopo i playout ho incontrato la società: sapevo già della scelta del nuovo allenatore Nicola Manunza, al quale auguro il meglio perché tiferemo la stessa squadra, e ho semplicemente espresso l’amarezza per non aver avuto quella fiducia. Ma con la Ferrini mi sono lasciato bene, tanto che Pietro Caddeo ha provato a offrirmi ogni altro ruolo».

Avrebbe preferito qualcosa di diverso?

«Mi sarei immaginato un finale differente. La delusione c’è stata, poi capisco che la scelta sarebbe stata azzardata. Ho dato tutto e dimostrato quello che sono, mettendo sempre la società davanti al resto. E a ottobre, visto che per la prima volta stavamo tornando indietro anziché crescere, avevo deciso che in campo sarebbe stato l’ultimo anno alla Ferrini. Un domani chissà: resta casa mia, vent’anni lì non si cancellano».

Quali sono i momenti migliori di questi vent’anni?

«La vittoria della Promozione nel 2015 con Franco Giordano e il 2021-2022 con Sebastiano Pinna, dove abbiamo lottato per salire in Serie D sino a un mese dalla fine, conquistando i playoff per la prima volta nella storia della Ferrini. E l’ultima salvezza: un finale da film».

In questi anni si è mai visto con un’altra maglia?

«Con qualche anno in meno la chiamata del Taloro sarebbe stata l’unica che mi avrebbe messo in difficoltà: è una piazza calorosa, mi è sempre piaciuto giocare a Gavoi. E, per come hanno salutato un amico di tante battaglie come Roberto Mele, vuol dire che lì se dai tutto c’è riconoscenza: valore ormai introvabile nel calcio».

È svincolato: continua o smette?

«Per ora sto bene. La mia testa dice che, se dovessi superare settembre con questa serenità, la scelta sarà smettere. In questi mesi ho ricevuto diverse offerte che mi hanno fatto piacere, perché non ero mai stato sul mercato. Penso che a settembre farò il corso Uefa C e continuerò a studiare, per lasciarmi aperte più porte in futuro».

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