Ted Sarandos tranquillizza sulle programmazioni al cinema dopo l’acquisizione di Warner Bros
«Quando questo accordo si concluderà, possederemo un motore di distribuzione fenomenale»Ted Sarandos (Ansa)
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Continua a farsi strada tra sempre più imprevisti e complicazioni l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix. Dopo il rifiuto dell’offerta avanzata da Paramount, dietro la figura del CEO David Ellison, la società losangeliana ha avviato una causa legale contro il colosso cinematografico di Burbank, al fine di rendere esplicite le valutazioni sul valore complessivo della transazione e, più in generale, chiarire i dettagli finanziari dell’accordo con l’azienda del servizio streaming.
Le repliche a seguito della denuncia non si son certo fatte attendere, con Warner che ha affermato in un duro comunicato: “Paramount Skydance cerca di distrarre con una causa priva di fondamento e con attacchi a un consiglio di amministrazione che ha generato un valore per gli azionisti senza precedenti. Nonostante le molteplici opportunità, Paramount Skydance continua a proporre una transazione che il nostro consiglio ha unanimemente concluso non essere superiore all'accordo di fusione con Netflix”.
Immediata anche la risposta di Netflix, che per mantenere salda la sua posizione di vantaggio ha deciso di ritrattare i termini dell’accordo e semplificare la struttura dell’operazione: alla stregua di quanto escogitato dalla compagnia rivale, l’offerta è ora valutata interamente in contanti, in modo da ridurne i rischi esecutivi e rafforzare contemporaneamente l’interesse degli azionisti.
Nel frattempo, continuano le rassicurazioni da parte di Ted Sarandos sull‘impegno di mantenere in buona salute, non appena l’affare andrà in porto, lo stato dell’industria cinematografica. In una ricca intervista al New York Times, rivolgendosi tanto ai lavoratori del settore quanto ai consumatori, il responsabile di Netflix ha chiarito di voler preservare la programmazione al cinema dei film Warner con una finestra di quarantacinque giorni prima dell’uscita in streaming, attestando così la stabilità di un mercato dimostratosi più florido e redditizio del previsto.
Senza nascondere le proprie ambizioni, Sarandos ha affermato: “Quando questo accordo si concluderà, possederemo un motore di distribuzione cinematografica fenomenale, che genera miliardi di dollari di incassi che non vogliamo mettere a rischio. Gestiremo quell'attività in gran parte come lo facciamo oggi, con finestre di 45 giorni. Vi sto dando una cifra precisa. Se vogliamo continuare a operare nel settore cinematografico, e lo stiamo facendo, siamo persone competitive: vogliamo vincere. Voglio vincere il weekend di apertura. Voglio vincere al botteghino”.
In risposta alle constanti diatribe delle ultime settimane - soprattutto da parte degli esponenti del settore cinematografico, che temono un serio impoverimento dell’offerta in sala e una conseguente incidenza sui contratti di lavoro - il dirigente ha tentato di ridimensionare le critiche, ritenendole principalmente frutto dell’emotività e sorte da un fraintendimento alla base delle intenzioni economiche che la piattaforma intende perseguire per il futuro. Dichiarando con decisione che Neflix non è mai stata contro il cinema, ha proseguito: “Non eravamo in quel settore perché lo odiavamo. Non eravamo in quel settore perché la nostra attività (di streaming) stava andando così bene. Se dai alle persone un motivo per uscire di casa, saranno felici di farlo”.
Nel frattempo - allargando il dibattito su una questione altrettanto scottante - Netflix ha rinnovato il servizio della piattaforma confermando l’utilizzo di strumenti basati sull’IA, per ciò che riguarda la localizzazione e la raccomandazione dei contenuti agli utenti. Stando alle informazioni apprese dall’ultima comunicazione finanziaria, infatti, l’obiettivo è quello di fornire al consumatore strumenti che migliorino l’esperienza quotidiana in un contesto sempre più globalizzato e multilingue. Le intelligenze artificiali, in questo senso, dovrebbero rendere le traduzioni più coerenti con il contesto culturale e linguistico dei differenti mercati, intervenendo su eventuali errori, adattamenti poco naturali o discrepanze tra audio e testo.
Si tratta certamente di un ambito su cui, fino ad ora, si è sempre rivelato essenziale l’elemento umano, e su cui l’azienda vuole insiste per accrescere la qualità e ridurre sensibilmente i tempi di produzione. L’IA dovrebbe aiutare, inoltre, a individuare contenuti più attinenti ai propri gusti, migliorando l’interazione tra il profilo dell’utente e le offerte del catalogo, così da rendere la ricerca più rapida e meno dispersiva. Non meno rilevante, L’IA interverrà anche sui messaggi promozionali, permettendo agli inserzionisti di integrare le proprietà intellettuali della piattaforma all'interno delle campagne. Non resta pertanto che attendere i tempi necessari per valutare in che misura anche questa iniziativa andrà a influire sull’esperienza dei singoli abbonati.
