Luca Guadagnino: dopo l’inaspettata rinuncia di Amazon, NEON salva la distribuzione del suo “Artificial”
L’ultimo progetto ispirato alla figura di Sam Altman, fondatore di OpenAI, e ai meccanismi economici che riguardano da vicino il mondo dell’intelligenza artificialeLuca Guadagnino (foto ANSA)
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Un orgoglio italiano come quello di Luca Guadagnino sembra rievocare l’epoca d’oro del nostro cinema, quando maestri di spicco come Sergio Leone, Federico Fellini o Pier Paolo Pasolini educavano il pubblico internazionale allo stile e alla sensibilità che hanno contraddistinto il Bel Paese per generazioni, ponendolo ancora oggi, sul piano culturale, tra i punti di riferimento imprescindibili del medium.
Classe 1971, di origini per metà italiane e per metà algerine, il regista palermitano ha cominciato presto a farsi notare per le sue precoci collaborazioni con alcune tra le star più acclamate dello spettacolo. Già nel 2009, in "Io sono l’amore", lo abbiamo visto dirigere sul set l’attrice premio Oscar Tilda Swinton, da cui poi è seguita, sei anni più tardi, una nuova apparizione in "A Bigger Splash", al fianco di un altro pezzo da novanta come Ralph Fiennes.
Da quel momento in poi, Guadagnino ha intrecciato a doppio filo la propria carriera ai volti più noti del cinema, sulla scia di precursori che hanno portato in alto il nome dell’Italia all’estero e di colleghi altrettanto influenti come Stefano Sollima e Paolo Sorrentino. Al suo contributo si deve, in buona parte, il successo di giovani realtà come Timothée Chalamet, dopo averlo diretto in "Chiamami col tuo nome" e "Bones and All". Ricordiamo anche il ritorno della Swinton nel remake di "Suspiria" - impreziosito per di più dalle musiche originali di Thom Yorke - e una lunga lista di ulteriori incontri artistici che include Armie Hammer, Dakota Johnson, Mia Goth, Mark Rylance, Daniel Craig e perfino i tanto chiacchierati Zendaya e Josh O’Connor.
L’ultimo appuntamento in sala di Guadagnino è stato con "After The Hunt - Dopo la caccia", avvincente thriller con protagonisti Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri. In un’intervista di inizio anno, Roberts ha espresso la propria felicità per aver lavorato al fianco del cineasta e di sentirsi già pronta a tornare in un suo nuovo progetto. Ha dichiarato in merito: «Ha già un'idea per noi e, ogni volta che lo vedo, è tipo: tesoro, ecco cosa faremo. Farei le valigie adesso per andare a fare un altro film con Luca».
Lodando le qualità di Guadagnino come regista efficiente e prolifico, ha aggiunto: «Questo è ciò che so di Luca: è il più prolifico. Voglio dire, persino questo film: è la cosa più veloce che mi sia mai capitata. Leggere una sceneggiatura, parlare con un regista e finire su un set non è mai capitato nella mia carriera di oltre trent’anni. La più veloce. Quindi, quando Luca dice che ha un'idea e che scriverà una sceneggiatura, non mi sorprenderebbe se arrivasse come un pacco di Natale in ritardo».
Ricordando le esperienze vissute durante le riprese del film, ha affermato infine: «Penso che tutto quello che diceva io lo scrivessi. Prendevo appunti di continuo, pensando: devo cercare chi è questa persona, devo vedere di cosa parla questo libro. Solo per creare questo senso del mondo accademico come un universo a sé stante».
Tornato di recente sotto i riflettori, Guadagnino ha fatto discutere per i problemi di distribuzione riscontrati con "Artificial", il suo ultimo progetto ispirato alla figura di Sam Altman, fondatore di OpenAI, e ai meccanismi economici che riguardano da vicino il mondo dell’intelligenza artificiale. Con una sceneggiatura firmata da Simon Rich e, ancora una volta, un cast sensazionale che include Andrew Garfield, Monica Barbaro, Jason Schwartzman, Billie Lourd e Cooper Hoffman, il film, ormai praticamente concluso, ripercorre i cinque giorni del 2023 durante i quali la società di San Francisco decise di rimuovere Altman dal ruolo di Ceo, salvo poi reintegrarlo pochi giorni dopo, anche in seguito alle pressioni di oltre settecento dipendenti e investitori.
Facendo luce su una vicenda intricata e mai del tutto chiarita, il titolo ha visto Amazon MGM Studios, che inizialmente aveva sostenuto il progetto fissandone l’uscita entro il 2027, fare un passo indietro e rinunciare alla distribuzione, affermando senza ulteriori spiegazioni che «il progetto sarebbe valorizzato meglio da un altro studio». Alla ricerca di un nuovo distributore, "Artificial" ha incassato anche il rifiuto di realtà importanti come Netflix, Focus Features e A24, dimostrando quanto il contenuto dell’opera sia ritenuto delicato al punto da mettere in difficoltà le stesse aziende.
A salvare il destino di "Artificial" ci ha pensato infine NEON, la casa di produzione e distribuzione indipendente che detiene il record di sette Palme d’Oro consecutive al Festival di Cannes, l’ultima conferita nella scorsa edizione a "Fjord" di Cristian Mungiu. Chissà, dunque, che l’incredibile nomea dell’etichetta non sia di buon auspicio per Guadagnino, accompagnando il suo ritorno con un titolo, ancora una volta, destinato a lasciare il segno.
