È a Sanremo da soli due giorni, ma Paolo Palumbo sta vivendo un turbinio di emozioni che difficilmente dimenticherà.

Alla vigilia dell'esibizione di stasera all'Ariston, il giovane chef oristanese di 22 anni, malato di Sla da quando ne aveva 18, ha già incontrato i grandi protagonisti di questa 70esima edizione, da Amadeus ad Al Bano e Romina Power, il grande Mogol. Ieri il protagonista è stato lui, all'inaugurazione di Casa Siae, con Giulio Repetti Mogol, che è rimasto molto colpito dalla sua storia e lo ha definito "il più grande uomo che abbia mai conosciuto". Complimenti a parte, Paolo ha ottenuto l'impegno da parte di Siae a sostenere la sua associazione, Finalmente abili, con una donazione. L'appello a sostenere la ricerca, "tante persone sono appese al filo della speranza" e "le istituzioni devono ascoltare", non è passato inosservato.

Il suo sogno dunque si avvera: era partito tentando la scalata a Sanremo Giovani con "Io sono Paolo", la canzone che ha scritto in collaborazione con Cristian Pintus, in arte Kumalibre, e Andrea Cutri. Non ce l'ha fatta, ma Amadeus lo ha voluto lo stesso sul palco, a tutti i costi. E forse, fuori gara, otterrà molto di più. "Sono carichissimo - racconta a Unionesarda.it -. L'esperienza sanremese è la più entusiasmante della mia vita".

Che atmosfera sente in questi giorni?

"In questo momento faticosa! Sono molto impegnato a rispondere alle interviste, ma trascorro la maggior parte del tempo nella casa che abbiamo affittato per la permanenza a Sanremo. La Sla rende gli spostamenti un po' complicati e ci muoviamo solo se strettamente necessario. Ieri sono andato all'inaugurazione di Casa Siae e oggi che è il grande giorno farò le prove e poi l'esibizione".

Come è nata la canzone e la collaborazione con Kumalibre e Andrea Cutri?

"Tutto ha avuto inizio quando Cristian (Kumalibre, ndr) mi ha fatto ascoltare una canzone che aveva dedicato alla mia storia. Poi ci è venuta l'idea di inserire la mia presenza all'interno del brano e di provare a portarla a Sanremo giovani".

Perché proprio il genere rap?

"È un genere ritmato che si sposa bene con la voce che dà il comunicatore".

(Foto Ales&Ales, GruppoMisto Comunicazione)

Suo fratello Rosario è con lei?

"Rosario e io non ci separiamo mai. Sono 5 anni che lui mi sta accanto ogni minuto che passa. È l'unico che sa veramente cogliere ogni minimo segnale che gli lancio. Per il lavoro di questi giorni devo ringraziare anche Alex Deplano, il mio marketing manager, e l'agenzia di comunicazione GruppoMisto che ci sta dando una grande mano".

Qual è il messaggio che porterà sul palco, stasera?

"Stasera canterò il valore da dare al tempo, al dono inestimabile della vita, alla comprensione degli altri e all'azzeramento dei contrasti".

A chi è rivolto?

"È rivolto a tutti, ma spero di essere ascoltato soprattutto dalle istituzioni, che dovrebbero sapere che ci sono migliaia di persone appese alla speranza di una cura. La ricerca è fondamentale, e solo grazie alle istituzioni possiamo fare passi avanti".

Sente di avere su di sé una responsabilità?

"Sì, ed è una responsabilità enorme. Un palco come l'Ariston dà una visibilità inimmaginabile e c'è sempre chi è pronto a speculare o a prendere nel modo sbagliato una dichiarazione".

A chi dedica questa serata?

"Dedico questa serata ai più deboli, a quelli che si trovano sopraffatti dalle avversità della vita. Li abbraccio tutti e voglio trasmettere loro la stessa energia che non mi fa mollare".

Chi, tra i cantanti o gli ospiti, le farebbe piacere incontrare dal vivo?

"Sono uno chef in mezzo a tante leggende di cui sento parlare da anni: mi emoziona incontrare ognuno di loro!".
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