Sulla scelta di viaggiare in business class (molto più cara della economy) ha già risposto: «Lo hanno sempre fatto tutti, si trattava di un viaggio istituzionale lungo». Ma Desirè Manca continua a fornire elementi sulla sua missione in Argentina di novembre, per un appuntamento con i circoli degli emigrati sardi (questi rapporti rientrano nelle competenze del suo assessorato). 

Le accuse sono arrivate dal consigliere regionale d’opposizione, Alessandro Sorgia, che sul caso ha presentato una interrogazione. Ha chiesto «quali siano i costi complessivi sostenuti per il viaggio istituzionale in Argentina, comprensivi di biglietti aerei, vitto e alloggio, spese di rappresentanza e altre voci di spesa», ma vorrebbe anche sapere «quante persone dello staff, o degli uffici regionali, abbiano partecipato al viaggio, con quali incarichi e quali spese siano state sostenute per ciascuna di esse» e «quali risultati concreti siano stati ottenuti dalla missione istituzionale e in che modo tali risultati giustifichino le spese sostenute». 

Sulle spese Manca ha già fornito dei numeri: «Nessuna spesa folle con i soldi dei contribuenti», si difende l’esponente della Giunta Todde, che anticipa alcune voci: «Per sei giorni ho speso 130,10 euro per mangiare, 740 euro per dormire a Buenos Aires e La Plata».

Oggi invece l’assessora torna sui temi affrontati e i risultati nei cinque giorni di trasferta, parlando di «un impegno gravoso, tra l’altro preso con i nostri conterranei emigrati dalla precedente maggioranza di governo dell’Isola».

Sia chiaro, sottolinea, «che la missione era in veste istituzionale: oltre agli incontri con i sardi emigrati, oltre al congresso che presiedo in qualità di presidente, ho incontrato il console generale d’Italia, il capo di gabinetto della municipalità, il presidente di Feditalia, quello del Comites, quello del Failap e l’ambasciatore d’Italia in Argentina».

L’assessora spiega che «sono stati cinque giorni di lavoro intenso, gomito a gomito con la comunità sarda di quei luoghi, dove abbiamo iniziato a programmare attività formative, borse di studio che permettano il rientro, iniziative giovanili e momenti di valorizzazione della memoria storica dell’emigrazione».

Forse «chi si lamenta in questi giorni e parla a vanvera si sarebbe comportato in modo diverso. Io no, io come sempre ho solo lavorato per i sardi».

Enrico Fresu 

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