Salario minimo del M5s inciampa in Consiglio regionale: troppe assenze nella maggioranza
I lavori sulla proposta pentastellata proseguono a singhiozzo dopo lo stop in commissione per mancanza numero legalePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si dilatano i tempi in Consiglio regionale, dove oggi discute la proposta di legge “bandiera” del M5s sul cosiddetto salario minimo regionale: la proposta di legge 58 (“Disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale”) si è arenata nel pomeriggio per mancanza del numero legale.
La seduta pomeridiana doveva essere preceduta dalla riunione della seconda commissione per l'esame degli emendamenti proposti dal centrodestra per arrivare a una approvazione più ampia possibile del testo, ma è saltata per due volte. I lavori dell'Aula sono poi ripresi a singhiozzo nel tardo pomeriggio proprio per l'assenza tra i banchi dei consiglieri dei partiti di maggioranza alleati del M5s, promotore della norma. Numerose richieste di sospensione, anche per un vertice del partito della presidente Todde che vorrebbe chiudere subito la partita.
Tra gli attacchi del centrodestra in Aula, prima della pausa, quello del capogruppo di Fdi Paolo Truzzu: «Siamo tutti d'accordo che i salari italiani sono bassi e che ci siano attività che producono lavoro povero. Il problema è come lo si fa, come si contrasta il lavoro povero intervenendo esclusivamente sugli appalti della Regione, ma i contratti poveri sono soprattutto nei contratti privati, che sono regolati dalla contrattazione collettiva. Siete voi che state dando a questo intervento normativo una connotazione demagogica perché in queste righe di salario minimo non c'è nulla».
Mentre per la consigliera Camilla Soru (Pd) «la proposta dice che la Sardegna fa di tutto per tutelare le possibilità lavorative dei ragazzi e delle ragazze sarde, evitando di premiare chi vince le gare comprimendo il costo del lavoro e scaricando rischi sui lavoratori. Con questa legge proviamo a rimettere al centro il costo del lavoro. E siccome non lo fa il governo nazionale almeno inizia la Regione negli appalti che la riguardano direttamente».
(Unioneonline)
