Una scelta strategica: il Post di lunedì 27 luglio 2026
Di Bepi AnzianiNei primi anni Novanta la parola d'ordine fu una sola: privatizzare. Una scelta politica ed economica sostenuta dai governi di Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e poi Romano Prodi, che decretò la fine delle grandi partecipazioni statali, le imprese che per decenni avevano rappresentato il cuore dell'industria italiana e occupato centinaia di migliaia di lavoratori, Iri, Enel, Eni, Ina. Fra tutte le privatizzazioni, la più controversa è rimasta quella di Telecom Italia che rappresentò la perdita del controllo pubblico di un’infrastruttura strategica, finendo per indebolire il settore nazionale delle telecomunicazioni. Ora qualcosa sembra cambiare. Anche i più distratti avranno notato la massiccia campagna pubblicitaria con cui Poste Italiane invita ad aderire all'offerta su TIM. Attraverso Poste, società nella quale il controllo è invece sempre restato in mano pubblica, lo Stato sembra aver inserito la retromarcia. L’obiettivo è assumere il controllo di TIM per costruire la principale piattaforma italiana dei servizi digitali. Formalmente è un'operazione di mercato; sostanzialmente è una scelta di politica industriale. Forse è solo il primo passo di un cambiamento più ampio: il ritorno di uno Stato che torna a considerare determinante un ruolo diretto nelle grandi infrastrutture nazionali. Non sarà il ritorno delle vecchie Partecipazioni Statali, ma certamente ne richiama la filosofia. E chissà che questo cambio non apra una nuova stagione di politica economica, dopo gli alti e soprattutto i bassi degli ultimi decenni.
Bepi Anziani