La scelta del nuovo ct della Nazionale italiana si è trasformata in un labirinto di profonde incertezze, non solo sportive. Il rifiuto di Pep Guardiola ha lasciato un vuoto enorme nel progetto di rinnovamento complessivo del nostro calcio. L’innesto di un commissario tecnico straniero dello spessore dell’ex allenatore del Manchester City – allievo prediletto di Carletto Mazzone – avrebbe impresso una svolta radicale alla mentalità dei club (ancora ancorati a un sistema bloccato sulla ricerca esasperata della tecnica individuale), oggi svuotata del ritmo, della corsa e dell’agonismo che invece incarnano lo spirito delle principali leghe europee. Sfumato il sogno catalano – inseguito da Paolo Maldini e Leonardo in missione a Barcellona su mandato del presidente della Figc Giovanni Malagò – i vertici federali hanno virato con decisione sul profilo di Andrea Pirlo. Il bresciano ha sul tavolo un accordo quadriennale da un milione e mezzo di euro a stagione. Si tratta di cifre nettamente inferiori rispetto ai parametri economici legati a Guardiola, ma l’operazione ha subito un brusco stop per via di una grana extra-calcistica. Pirlo ricopre il ruolo di global ambassador per una nota agenzia di scommesse russa e questa partnership ha sollevato un polverone etico insostenibile. Il caso ha accentuato le diversità di vedute in Federazione, creando una sorta di corto circuito. Maldini difende a oltranza la candidatura dell’ex regista azzurro, al punto da minacciare le dimissioni immediate in caso di un clamoroso dietrofront della dirigenza.

Malagò si trova ora costretto a riflettere con attenzione per evitare decisioni affrettate in un momento così delicato. In verità, nelle ultime ore starebbe pensando di individuare – con tutte le conseguenze che ne deriverebbero – un profilo meno problematico, visto il polverone che si è creato attorno alla scommessa Pirlo.

Il panorama calcistico offriva e offre ancora soluzioni di ben altra caratura ed esperienza. Escludere a priori personalità come Antonio Conte o Roberto Mancini appare come un azzardo, nonostante i costi decisamente superiori. I due tecnici rappresenterebbero dei cavalli di ritorno di assoluto valore: di sicuro, possiedono un bagaglio internazionale di gran lunga superiore a quello del debuttante Pirlo. Minestre riscaldate, forse. Ma, almeno, ancora in grado di trascinare la barca verso porti sicuri e non verso l’ignoto delle Colonne d’Ercole del Pallone. Secondo molti addetti ai lavori, in mancanza di un big, sarebbe stato più lineare puntare su un autentico maestro di campo come Silvio Baldini. La sua figura solitaria incarna i valori genuini dei vecchi tecnici federali che fecero trionfale la storia azzurra. Maestri esperti del calibro di Enzo Bearzot e Azeglio Vicini hanno legato intere vite professionali alla causa delle Nazionali, dalle giovanili alla maggiore, portandole sul tetto del mondo grazie a competenza e dedizione totale.

Una restaurazione tecnica di questo tipo avrebbe garantito solidità morale e identità tattica precise, elementi cruciali per ricostruire dalle fondamenta un movimento calcistico smarrito, che oggi si interroga – giustamente spaventato – sul proprio destino sportivo.

Lorenzo Piras

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