Non tradire la Sardegna
Di Salvatore CubedduLa presidente Alessandra Todde ha partecipato, la scorsa settimana, alla riunione del Consigli dei Ministri che discuteva della questione energetica. “Per la prima volta nella storia dell’autonomia”, rivendica soddisfatta, lieta per un discorso ancora aperto. Con la firma di massa alla Pratobello – purtroppo da lei non rispettata – rappresenta finora il dato politico più significativo di questa legislatura. Istituzioni e popolo sardo. Un perenne confronto, fra di loro e con lo Stato.
“Non tradire la Sardegna!”. È il titolo di un intervento, uscito il 16 giugno 1955 su l’Unione Sarda, di Luigi Battista Puggioni (avvocato in Sassari, 1883–1958) - già primo segretario del Psd’Az nell’immediato dopoguerra - che commentava il primo drammatico scontro istituzionale tra la Sardegna e il Governo italiano - per i silenzi sul piano di rinascita, ma non solo - nelle persone di Alfredo Corrias e di Mario Scelba.
Fu così grave, che Corrias (1895-1985) si dimise da Presidente della Regione, da consigliere regionale e da democristiano, lasciando il seguente messaggio al Consiglio regionale, l’8 giugno 1955: “… intendo attribuire alle mie dimissioni solo un preciso significato di virile, solenne, responsabile, sdegnata protesta contro il pervicace disconoscimento dei diritti e delle rivendicazioni storiche della Sardegna da parte dell'Amministrazione Centrale dello Stato”.
E proseguiva: “Contro l'ostinato sottrarsi agli impegni costituzionali espressamente sanciti ed esplicitamente riconosciuti; contro l’odiosa ed inaccettabile discriminazione degli interventi statali ai continui danni della Sardegna; contro la deplorevole leggerezza di governanti, che non disdegnano di assumere atteggiamenti arbitrari, capaci di sollevare la generale indignazione, per sostenere tesi in contrasto con norme e proposte di legge che promanano dalla loro stessa iniziativa; contro la non meno deplorevole azione di chi rinuncia a porre la tutela delle rivendicazioni della Sardegna in termini di affermazione di diritti, per ridurla in termini di favore personale; contro l’incosciente azione sabotatrice di chi considera il mandato elettorale in funzione esclusiva del soddisfacimento di personali interessi, per nulla preoccupato del danno ricadente sulla generalità. Sento di parlare in nome di un popolo che potrà giungere ai limiti dell’umana sopportazione, ma che non potrà mai essere piegato per viltà: lo sappiano coloro che sono stati sordi agli angosciosi richiami alle loro responsabilità”.
La fierezza della scelta e l’evidenza delle motivazioni contenute nelle dimissioni di Corrias suscitano profonda impressione anche fuori dalla Sardegna, costringono il Governo a difendersi attraverso una pubblica risposta del Presidente del Consiglio Scelba, provocano l’intervento del segretario della DC, Amintore Fanfani, che commissaria la DC sarda con l’amico di Alfredo Corrias, Luigi Crespellani. Ma l’avvocato oristanese resterà irremovibile nelle dimissioni, nonostante il voto unanime del Consiglio nel respingerle, l’insistenza di una delegazione dello stesso presso la sua casa ad Oristano e il pubblico intervento di Fanfani nei confronti di Silvio Gava, Ministro del Tesoro: “Vorrei che tu usassi per la Sardegna almeno un quarto della generosità usata con le altre Regioni”.
L. B. Puggioni conclude il suo lungo intervento: "La Sardegna non ha oggi forza politica, perché piccolo è il suo popolo e scarsa la sua rappresentanza nel Parlamento; ma potrebbe averla grandissima e invincibile se sorgessero uomini di fede e d'azione che al popolo facessero direttamente appello. Dimentichino i politici gli intrighi ed i poveri calcoli delle loro fazioni, escano dal chiasso delle aule e prestino attento orecchio alle voci che vengono dalle tanche, dai campi, dalle officine, dalle miniere, dai porti, dagli studi delle professioni liberali e financo dalle bancarelle dei minuscoli mercati: udranno un mormorare sordo e rabbioso che dal profondo sale e si diffonde, avvertiranno i segni inconfondibili di uno sdegno e di un rancore antico che vogliono prorompere, vedranno che gli uomini si cercano e sono come nell’attesa messianica di un capo. Il fiero grido di Alfredo Corrias ha rivelato di improvviso che c'è in Sardegna uno stato d'animo insurrezionale. Raccogliamo tutti la voce dolorante ed irata della comune Madre, riuniamo le forze, chiamiamo il popolo all’azione comune, e abbiamo fede. Vinceremo perché la nostra è bandiera di giustizia”.
In 80 anni, la storia si ripeterà. Non sempre con identiche reazioni. Merita parlarne.
Salvatore Cubeddu