Mobilità insostenibile: il post del 20 aprile 2026
Di Bepi AnzianiA Cagliari ormai è guerra. Non dichiarata, ma evidente. Ed è a senso unico: contro le auto. Il Comune da anni restringe le strade: aiuole, spartitraffico, marciapiedi extralarge, piste ciclabili. Risultato? Le doppie corsie spariscono, il traffico si moltiplica, le code si allungano. Muoversi diventa ogni giorno più difficile. Si sogna la “mobilità sostenibile” ma mentre le auto restano imbottigliate, le piste ciclabili restano vuote.
Per una semplice ragione: Cagliari non è una città per biciclette. Non lo è per conformazione, con salite e discese continue. Non lo è per clima, con estati torride. Non lo è per abitudini e per cultura. Qui la bici non è mai stata un mezzo quotidiano, per andare a scuola o al lavoro. Quella delle ciclabili è diventata un’ossessione amministrativa, alimentata dai fondi europei. Ma la sostenibilità non può trasformarsi in ideologia. Una città paralizzata nel traffico non è sostenibile: è solo bloccata. Benissimo le bici nei parchi, al Poetto, a Molentargius. Lì hanno senso.
Ma imporle come alternativa all’auto è un esercizio teorico che ignora la vita vera. Cagliari ha bisogno di altro: ascensori che funzionano, scale mobili, collegamenti intelligenti e meccanizzati coi quartieri alti, Castello in primis. Questa sì che sarebbe mobilità sostenibile. Quella che aiuta davvero a lasciare l’auto, non quella che la rende solo più difficile da usare. Continuare così significa complicare la vita a tutti senza cambiare le abitudini di nessuno. Inseguendo un modello che qui potrebbe non funzionare mai.
Bepi Anziani